Quando il soccorso è un lavoro di squadra – di Luca Pennacchio

9 agosto 2026
Sono circa le 21:30 di domenica sera quando arriva l’esecutivo dalla Sala Operativa di Reparto (SOR).
A volte bastano pochi secondi per passare dalla normalità di una serata in famiglia alla consapevolezza che qualcuno, da qualche parte, ha bisogno di aiuto. Quasi per scherzo, mia moglie mi dice: «Bevi un po’ d’acqua, metti caso che parti». Passano pochi secondi e arriva la chiamata.
Il tempo di mettere a letto mia figlia, cambiarmi e raggiungere Pratica di Mare. Una volta in SOR, insieme al resto dell’equipaggio apprendiamo la natura della missione: una persona in stato tachicardico, sull’Isola d’Elba, necessita di essere recuperata in una zona impervia e non atterrabile, nell’area del Monte Capanne, a circa 2.800 ft di quota. Sul posto sono già presenti le squadre dei Vigili del Fuoco.
Alle 22:56 decolliamo alla volta di Grosseto, dove inizialmente avremmo dovuto imbarcare un medico. Durante il volo, però, riceviamo un aggiornamento: il medico non è disponibile e, una volta arrivati, ad attenderci troviamo due operatori del CNSAS Toscana. Per esigenze legate al peso che l’elicottero avrà sul punto di recupero, la quota e la temperatura decisamente calda, insieme al capo equipaggio decidiamo di imbarcarne uno solo. Da Grosseto ripartiamo quindi verso l’Isola d’Elba, diretti verso il Monte Capanne.
Avvicinandoci alla zona delle operazioni, la concentrazione aumenta. È notte, il recupero dovrà essere effettuato con il verricello e il punto in cui si trova la persona da soccorrere non consente alcun atterraggio.
Arrivati in zona effettuiamo una ricognizione. Studiamo il punto, l’orografia, i riferimenti e tutto ciò che può essere utile per effettuare l’hovering di recupero in sicurezza. Grazie alle torce della squadra a terra individuiamo l’area e ci portiamo sulla verticale. Con il verricello caliamo il nostro aerosoccorritore e l’operatore del CNSAS, che raggiungono l’infortunato per predisporlo al recupero.
È in quel momento che la missione mostra tutta la sua complessità.
Dopo averli lasciati a terra ci rendiamo conto che la posizione presenta diverse difficoltà. L’orografia della zona, la posizione dell’infortunato e la presenza di vento di ricaduta rendono particolarmente impegnativo mantenere l’elicottero stabile sulla verticale. Chiediamo quindi alla squadra a terra, se possibile, di spostarsi più in alto, verso una posizione che possa consentirci di effettuare il recupero in condizioni migliori.
La loro risposta è negativa, l’uomo non può  essere spostato. Torniamo sulla verticale.
La difficoltà aumenta ulteriormente: il verricello deve essere effettuato da una quota particolarmente elevata rispetto al terreno e i riferimenti visivi disponibili sono pochi. Alle problematicità legate all’orografia e al vento si aggiungono gli effetti ottici generati dalle luci durante l’impiego dei visori notturni. Mantenere l’elicottero stabile richiede precisione, continue correzioni e un coordinamento costante tra tutti i membri dell’equipaggio.
Sono momenti nei quali il proprio addestramento, le procedure e la tecnologia sono indispensabili, ma da soli non bastano. Serve la squadra.
Il coordinamento tra capo equipaggio, secondo pilota, operatore di bordo e aerosoccorritore diventa fondamentale. Dalla cabina alle indicazioni dell’operatore di bordo, fino all’aerosoccorritore impegnato a terra accanto alla persona da soccorrere, ogni azione è legata a quella degli altri. Gli input dell’operatore guidano le correzioni necessarie e vengono accompagnati costantemente anche con la voce, mentre l’aerosoccorritore rappresenta il collegamento essenziale con ciò che sta accadendo a terra e con le condizioni dell’infortunato.
Con un hovering per verricello così alto e pochi riferimenti esterni anche una piccola indicazione assume un peso enorme. Nei momenti più delicati, una comunicazione chiara o semplicemente il tono giusto aiutano a mantenere concentrazione e lucidità. L’adrenalina è alta, ma ognuno sa esattamente quale sia il proprio compito e, soprattutto, quanto il proprio lavoro dipenda da quello degli altri.
Con fatica, concentrazione e soprattutto grazie al gioco di squadra tra equipaggio di volo, a bordo e calato a terra, e CNSAS, riusciamo infine a recuperare con il verricello l’infortunato, l’operatore del CNSAS e il nostro aerosoccorritore.
Quando sono finalmente tutti a bordo, la tensione accumulata durante il recupero lascia spazio, anche solo per qualche istante, alla soddisfazione: la parte più difficile è alle spalle e la persona che siamo andati a soccorrere è finalmente con noi.
L’Operatore di Bordo in azione al verricello
L’uomo è finalmente a bordo
Ma la missione non è ancora finita.
Nel frattempo la destinazione sanitaria è stata modificata. Facciamo quindi rotta verso l’ospedale di Portoferraio e atterriamo sulla piazzola sopraelevata della struttura. Con l’elicottero in attesa, aspettiamo l’arrivo del personale sanitario, al quale affidiamo il paziente.
Terminato il trasferimento, ripartiamo verso Grosseto, dove lasciamo l’operatore del CNSAS ed effettuiamo il rifornimento, prima del rientro a Pratica di Mare.
Durante il volo di ritorno c’è finalmente il tempo per ripensare a quanto accaduto.
Poche ore prima stavo mettendo a letto mia figlia, mentre una battuta di mia moglie accompagnava la fine di una normale serata in famiglia. Poi, nel giro di pochi secondi, tutto è cambiato: una telefonata, la corsa verso Pratica di Mare, il decollo e, qualche ora più tardi, il buio del Monte Capanne, il vento, un verricello particolarmente impegnativo e una persona da portare in salvo.
È forse proprio durante il viaggio di ritorno che realizzi davvero quello che è successo. L’adrenalina lascia lentamente spazio ai pensieri e rimane una consapevolezza: in operazioni come questa nessuno può agire da solo.
Dietro ogni recupero ci sono uomini e donne a terra e in volo, professionalità diverse, addestramento e tecnologia, ma soprattutto fiducia reciproca. Quella fiducia che, nei momenti più difficili, ti permette di affidarti alle indicazioni di chi hai accanto, sapendo che anche lui, nello stesso istante, sta facendo altrettanto con te.
Perché quando sei lì, nel buio, con pochi riferimenti, il vento che rende tutto più difficile e una persona da riportare a casa, comprendi fino in fondo che un equipaggio non è semplicemente un insieme di persone con compiti diversi.
È una squadra. E quella notte, ancora una volta, è stata proprio la squadra a fare la differenza.

Video sintesi dell’intervento pubblicata dall’Aeronautica Militare

[Nota dell’Editor: Desidero ringraziare il Capitano Pennacchio per aver trovato il tempo di raccontare una missione di soccorso dal punto di vista di chi la sta conducendo, in sinergia con tutto l’equipaggio e con ogni persona coinvolta. Dal lontano 1993, sono orgoglioso di aver fatto parte del 15° Stormo ed essere un “vecchio” Leone come lo è il giovane Luca. Grazie davvero per aver condiviso, Luca e #Mammajut!]
#SoccorsoAereo #AM #Difesa #15°Stormo #Elba #CNSAS
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