I MAMMAJUT (i ragazzi dell’IBIS 3°)

prefazione di ODL

Quando arrivammo a Ciampino, trasferiti al 15° Stormo, molti si chiesero “ma questi chi sono?” ed anche “ma questi….che sono venuti a fare?”

Domande che prima ci eravamo posti anche noi, dodici giovani ufficiali del Corso IBIS 3°, primi di una folta schiera di “accademisti” che in poco tempo si sarebbe riversata a dozzine sugli  orizzonti che la Forza Armata aveva disegnato per “rinnovare” il Soccorso Aereo.

Il 20 ottobre 2019, noi dell’IBIS 3° abbiamo festeggiato  i 50 anni dal nostro ingresso in Accademia e per l’occasione il Corso ha provveduto alla stampa di un libro che raccontasse della nostra vita, chiedendo a ciascuno di noi di scrivere la propria paginetta.

Tutti, quasi tutti, si sono dimostrati “allineati e coperti”; tranne Pasquale Aveta che  essendo “di facile penna”  ha pensato bene di raccontare (a quella parte di aeronautica che del soccorso aereo poco o niente conosceva) come si erano svolti realmente i fatti e  come e perchè  quei dodici “poveracci”  furono  inaspettatamente assegnati al 15° Stormo ed al suo, da noi allora sconosciuto, mammajut.

E quello che lui ha scritto, ottenute le necessarie autorizzazioni, l’ho inserito sul nostro sito, in una pagina attraverso la quale i lettori potranno ritornare sicuramente indietro nel tempo di oltre 40 anni.


I Mammajut

– di Pasquale Aveta –

   Erano in “12” e, come gli apostoli, avrebbero dovuto “sparpagliarsi” fra l’85° Gruppo di Ciampino, sede del 15° Stormo, e i tre Centri SAR allora inizialmente previsti a Rimini, Brindisi e Trapani; avrebbero così “predicato” dentro e fuori della F.A. la lieta novella del neonato HH3F e piantato per primi il bastone del comando in quelle nascenti Unità Operative: una bella prospettiva , ma soltanto perché connessa alla nobile arte di salvare vite umane, con l’opportunità, come si diceva allora, di operare con un mezzo di alte e poliedriche prestazioni, sebbene quando volava gli girassero le … pale !!! Perciò, benché delusi e confusi per quella inaspettata destinazione di impiego per piloti neo-brevettati del Ruolo Normale, la quale significava probabilmente anche l’abbandono definitivo dell’ala fissa, si consolavano al pensiero che avrebbero potuto effettuare missioni operative reali già in tempo di pace, misurando e raccogliendo immediatamente il frutto del loro addestramento.

Peccato che al momento il bambinello “3F” non fosse ancora nato!!! La sua gestazione, infatti, si rivelò più lunga del previsto e così anche quel sogno consolatore subì uno slittamento nel tempo, … nello spirito, … nella mente!!! Si era agli inizi del 1974 quando quella “apostolica dozzina” fu consacrata al programma di riorganizzazione del Soccorso Aereo, concepito nel ’70 e basato su un unico vettore polivalente ad ala rotante in sostituzione dei vetusti anfibi HU16 Albatros e degli elicotteri monoturbina AB204B, ma si arrivò al 12 agosto del ’77 per vedere il primo esemplare di “HH” fare capolino al Reparto.

Dopo tre anni e mezzo sussistevano finalmente gli ingredienti minimi indispensabili affinché potesse avere timidamente inizio la fase clou di quell’iter tracciato per loro dal Pensatoio della F.A. Ma altre attese si profilavano all’orizzonte, con il Corso Normale alla SGA che si frappose minaccioso e con tutti i limiti, i vincoli e gli ulteriori ritardi indotti da priorità contingenti, in uno Stormo territorialmente articolato in transizione su una nuova macchina e “sovraffollato” di piloti, fra quelli già in FEO, i neoassunti dei tre corsi di terza generazione Ibis, Leone e Marte e altri personaggi che isolatamente si andavano a mano a mano aggiungendo per ragioni di attribuzioni specifiche o di diversa natura. Fra questi ultimi giunse anche un tredicesimo Ibissino, ma non era il messia, anche se era stato in seminario e ad oggi ancora insegna catechismo; non veniva da Betlemme, bensì direttamente da Pisa, dalla padella alla brace, perché anche lì non se la passavano tanto bene. Ma quella è un’altra storia, … un’altra parrocchia!!!

…. ma, quei “12” … come avevano “ingannato” quell’attesa, quel quasi quadriennio??? 

Invece del programmato “sparpagliamento”, da subito la loro caratteristica peculiare e costante diventò quella dell’ammucchiata; difatti, essi furono:

“ACCATASTATI” per un anno a Grottaglie presso la SCIV (Scuola Centrale Istruttori Volo) insieme ad una cinquantina di “sventurati” piloti di complemento, anch’essi lì in attesa di qualcosa, dove ebbero la preziosa opportunità di effettuare un nutrito e completo programma di attività sul glorioso T6 “Texan”, l’addestratore che aveva formato generazioni di piloti in Italia e nel Mondo.


Una sorta di ritorno al passato, ma denso di emozioni, da cui uscirono più consapevoli delle loro capacità e più fortificati nella pura arte del volo, insegnata da anziani “professori”, prossimi alla loro meritata quiescenza, che per buona parte della loro carriera avevano operato all’insegna del motto di quella cosiddetta “Università del Volo” … Doceo Ut Doceas (insegno affinché tu insegni);

“AMMASSATI” per circa 15 mesi a Frosinone, presso l’allora SVE (Scuola Volo Elicotteri) per effettuare la conversione su ala rotante, volando sui tre elicotteri previsti da quell’iter: AB47G2, AB47J e AB204B, sul quale effettuarono un corso potenziato che includeva anche una fase extra a carattere pre-operativo.

Inseriti in un contesto di stringente attività programmata per frequentatori di altre Forze Armate e Corpi dello Stato, volarono intensamente ma a tratti, riempiendo i “buchi” tra un corso e l’altro ed alternando momenti di impegnativo riposo con picchi di frenetica attività di volo: tanto erano in FEO come alla SCIV; “costavano” poco e il loro “parcheggio” era già pagato. Probabilmente, senza saperlo, stavano sperimentando un “innovativo” metodo didattico, basato su “salti quantistici” di apprendimento e su “lunghe pause” per favorire la sedimentazione delle idee. Comunque sia il risultato non fu disdicevole, vuoi per l’entusiasmo, la tenacia e la flessibilità di quei giovani virgulti, come furono denominati, vuoi per l’annosa esperienza di quegli instancabili istruttori, anche lì in larga maggioranza con i capelli bianchi e con un’età collocabile nella parte medio alta degli “anta”. Naturalmente anche loro avevano dovuto “ballare” alle prime MIX durante il rullaggio e le manovre in effetto suolo in genere, come chiunque approcciava all’elicottero per la prima volta; non per niente il nominativo radio in uso alla Scuola era … samba. Ma poi avevano saputo padroneggiare quello strano modo di volare, fatto anche di salite e discese verticali, rotazioni sul punto e traslazioni all’indietro, laterali od oblique, di traiettorie ripide o piatte, purché all’interno della famosa “curva dell’uomo morto”: in realtà, si trattava di una diversa mentalità di volo;

STIPATI” a Ciampino presso il “15°”, uno Stormo in piena evoluzione con macchine alla fine della loro vita operativa e con la nuova ancora da venire, con il Gruppo degli Albatros da chiudere e il relativo personale da ricollocare o convertire su ala rotante, mentre i piloti PI SAR di elicottero già in FEO centellinavano le poche ore disponibili per assicurare comunque il servizio di allarme. Quei “dodici” erano arrivati da Frosinone con la Pasqua del ’76 e in quel marasma ebbero la netta sensazione di non essere i benvenuti; con tutta la buona volontà e la buona fede dello staff dirigenziale essi costituivano un problema nel problema, non solo per il loro folto numero, ma anche perché era la prima volta che giovani piloti dell’Accademia venivano assegnati ad un Reparto e ad una specialità storicamente basati su Sottufficiali Piloti e Piloti di Complemento, dove poche unità di Ufficiali Superiori dei Corsi Regolari erano sempre “di passaggio” solo per assolvere gli incarichi di comando. Loro avrebbero posto, invece, anche la delicata problematica delle pretermissioni per la oggettiva difficoltà di poter assolvere in tempo utile le attribuzioni specifiche da Capitano, nonché conseguire ASAP la qualifica di P.I. SAR sull’HH3F, visto che erano già in ritardo sulla normale tabella di marcia.

Perciò, non si ha memoria di un briefing di accoglienza e di un saluto ufficiale, ma sta di fatto che dopo qualche settimana si trovarono presso la SLE di Ciampino (Scuola di Lingue Estere dell’AM) a frequentare fra maggio e luglio un inaspettato e “altamente” motivante Corso di Inglese. Anche lì a riempire in parte il vacanziero “buco” estivo nell’attività programmata della Scuola e soprattutto “no cost”, perché effettuato sulla stessa base di appartenenza. Settembre 1976, finalmente e fisicamente stabili presso il Reparto: volevano sedersi e riposare dopo tante “fatiche”, ma al Gruppo non c’era una sala piloti. Ne realizzarono una razionalizzando gli spazi esistenti, autotassandosi per l’acquisto di moquette e quant’altro necessario e razziando i sedili passeggeri di un DC6 in disuso e un paracadute per il lancio di grossi carichi al deposito di Vigna di Valle. Si presentarono così, senza telegrammi alla Calotta, uniti e compatti come sempre, con immutato spirito di iniziativa e voglia di fare. Ormai erano lì, per cui furono inseriti anch’essi nella filiera addestrativa; con le flotte in fase calante mantennero prevalentemente le capacità di volo ad ala rotante sullo “Jota” e conseguirono il Pronto Impiego SAR sul “204”, svolgendo regolarmente i loro turni di allarme e cominciando a farsi le ossa in quella avvincente specialità salvavita in attesa che il nuovo “bolide” arrivasse.

Nella primavera del ’78, quando un certo numero di HH3F era presente presso lo Stormo, quella lunga attesa poteva considerarsi “ufficialmente” terminata; le prime transizioni, a cominciare da quelle “ovvie”, erano già iniziate e anche loro furono inseriti gradualmente in quel “qualificante” processo. Nel frattempo, due “Ibissini” accettarono di transitare al 31° Stormo Elicotteri di Pratica di Mare per trovarsi dopo poco, con la cancellazione del Reparto Volo Stato Maggiore, di nuovo a Ciampino presso il “neo 31°” ad ala mista: in definitiva, un gravoso trasferimento dalla testata Sud a quella opposta della pista. Un terzo, invece, che mai aveva perduto la passione per l’ala fissa, si trasferì un po’ più lontano presso la Scuola di Volo di Latina, ma molto più vicino all’area geografica di provenienza. I rimanenti “nove”, più il pisano, proseguirono per la strada intrapresa e dimenticarono velocemente il passato grazie alle soddisfazioni professionali ed umane che l’attività di “soccorso” sapeva offrire. Il più significativo banco di prova della capacità operativa raggiunta sulla nuova macchina, dall’intero Reparto e da loro stessi, furono le operazioni per il terremoto in Irpinia del novembre 1980 e, immediatamente dopo, quelle in Aspromonte in favore delle popolazioni della Calabria per l’eccezionale ondata di neve e freddo di quell’anno. Anni più tardi, quando “soccorrere” non aveva ormai più segreti, un quarto “Ibissino” decise di  lasciare la F.A. per operare con gli elicotteri nel settore civile, mentre un quinto colse “al volo” l’opportunità di poter intraprendere alla SVE la carriera di Istruttore; ormai avvezzo a “tappare i buchi”, anche lì si trattò di approfittare della volontarietà dell’ Ufficiale per colmare il vuoto che si era venuto a creare fra il corso Grifo e il corso Nibbio nella logica delle assegnazioni di allora a quel Reparto.

Allo stesso tempo, quella prima presenza presso la Scuola con matura e ancora “fresca” conoscenza dell’HH3F consentì una migliore calibrazione del programma di Abilitazione Basica Elicotteri previsto per i futuri piloti destinati all’ ormai “rinnovato” SAR. In definitiva, dei dodici “predicatori” iniziali solo sette continuarono il loro apostolato in ambito Search and Rescue, fedeli alla loro originale designazione di predestinati SAR. Per chi avesse ancora voglia di leggere sui Mammajut, nelle … reminiscenze ad “ala fissa” e … ad “ala Rotante” potrà trovare spunti di riflessione che, al di là delle mere vicende personali di quella “sporca dozzina”, vogliono soprattutto offrire al resto del corso uno spaccato dell’AM di quei tempi e in quel particolare ambito di attività. Ma a parte ogni cronistoria e soggettività, metabolizzata dall’interno da quel “pezzetto di Ibis”, é di oggettivo conforto il saluto che il Col Pilota Giuseppe Caiaffa, al tempo Comandante della SVE, volle rivolgere a quei Giovani Virgulti all’atto del loro agognato trasferimento al 15° Stormo. Egli ben conosceva i meandri di quel programma di riorganizzazione del SAR per esserne stato in precedenza uno degli artefici presso il 3° Reparto di SMA.


SCUOLA VOLO ELICOTTERI

 NOTIZIARIO

     Anno 1°  n. 3                   Aprile   1976     Frosinone

SALUTO   AI   RAGAZZI   DELL’IBIS   |||

   Dopo una permanenza presso la Scuola protrattasi per un periodo superiore al previsto, i ragazzi dell’IBIS ci hanno salutato. Il loro commiato costituisce un avvenimento diverso da quello a cui tutto il personale della Scuola è abituato. Non è la abituale dipartita di un gruppo di giovani che hanno frequentato il Corso per l’abilitazione al pilotaggio degli aeromobili ad ala rotante e che al termine del Corso vengono avviati ai Reparti di impiego di elicotteri dell’A.M. È invece “trasferimento” di alcuni Ufficiali che ormai facevano parte del “quadro permanente”, che mentre imparavano a pilotare l’elicottero, hanno vissuto la vita del nostro Reparto, parteci- pando a tutti gli eventi di normale e straordinaria amministrazione.

A nome degli Ufficiali e di tutto il personale vi saluto, ragazzi, e vi ringrazio per quanto avete fatto. Quando ci siamo incontrati, nello scorso Novembre, vi ho trovati, un po’ sconfortati, ma soprattutto un po’ scettici per il vostro futuro. Ho capito che forse non avevate tutti i torti: il tempo era trascorso e voi, che non avevate potuto fermarlo, vi trovavate “assegnati” ma ancora “frequentatori”. E poi … pensavate anche di essere “incompresi”.

Ma poi, come si suol dire, ci siamo ritrovati sulla stessa frequenza. Avete compreso che era meglio ritardare presso la nostra Scuola anziché’ ritrovarsi parcheggiati presso un Reparto elicotteri… senza elicotteri.

Avete saputo attendere ancora una volta fiduciosi. Nel frattempo, avete lavorato in tutti i settori; avete portato avanti e completato il vostro “iter istruzionale”, alcuni di voi hanno anche fatto il “pre-operativo” sul “204”; avete dimostra- to il vostro estro creativo e la vostra capacità organizzativa nel contribuire alla preparazione di alcuni riuscitissimi eventi sociali; avete profuso senza limiti le vostre energie fisiche negli eventi sportivi. Insomma, avete lasciato la vostra impronta e la vostra firma fra di noi. Vi avevamo battezzato “i giovani virgulti”.

Il quadro che ci avete donato con il rapace IBIS e con la targa che riporta i vostri nomi e’ senz’altro un gradito ricordo per adornare una parete del Circolo Ufficiali che vi ha visto, non di rado, giocare a pinacolo e fumare tante sigarette in attesa del decorrere del tempo.

Ma le vostre fisionomie, il vostro entusiasmo e il vostro ardore di giovani virgulti restano nel nostro cuore. Siete stati assegnati, come previsto, ad un Reparto operativo che si appresta a ricevere degli elicotteri particolarmente equipaggiati per il “soccorso aereo”. Con la loro consegna da par- te della Ditta scatterà l’atteso programma di ristrutturazione e potenziamento del Servizio di ricerca e soccorso aereo. Voi sarete prima i co-pilota e poi i capi-equipaggio di quelle sofisticate macchine e darete a tutti gli altri piloti dell’A.M. quella garanzia che da tempo si auspicava. E noi saremo soddisfatti di avere contribuito alla vostra formazione di piloti e di Ufficiali. E con questo auspicio, reciproco, vi stringo ancora una volta la mano, vi abbraccio vi dico calorosamente “in bocca al lupo”.

Col. G. CAIAFFA


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