UN UOMO CON L’ANIMO ARS

Il 12 Giugno 2012, all’interno dell’aeroporto militare di Cervia, sede del 15° Stormo, il Primo Maresciallo Alessandro Musacchio, Aerosoccorritore in forza all’81° Centro Addestramento Equipaggi, perde la vita in un incidente durante un’attività addestrativa di soccorso aereo.

Non c’è modo più appropriato di onorarne il ricordo se non attraverso le parole di chi lo ha conosciuto, come militare e come uomo, durante gli ultimi anni di servizio al 15° Stormo: gli amici e colleghi Aerosoccorritori.


Dal sito dell’Aeronautica Militare leggiamo:

Chi salva una vita salva il mondo intero“, così recita un famoso attore hollywoodiano in uno dei tanti film da oscar. Ed è proprio una vita da Oscar, quella di Alessandro, il Primo Maresciallo Musacchio, Aerosoccorritore del 15° Stormo in forza presso l’81° Centro Addestramento Equipaggi di Cervia.

Una realtà di vita fatta di impegno, preparazione, dedizione al lavoro e alla famiglia. Una persona speciale, ma soprattutto umile, che con la battuta sempre pronta e un sorriso simpatico otteneva il rispetto di tutti.

Questo era ed è tuttora Alessandro per tutti i suoi colleghi e per l’Aeronautica intera. Sincero nel comportamento e leale nell’animo, sognatore senza eccessi, cercando solo di migliorare senza mai prevaricare nessuno. Arruolatosi giovanissimo, aveva scelto subito di investire le proprie energie per un lavoro particolare, riservato a pochi uomini, fatti di poche parole, ma concreti. Lavoro che consisteva nel salvare vite umane, ovunque esse si fossero trovate, sia in mare che in montagna.

Aveva  guadagnato il rispetto di tutti attraverso le sue imprese di soccorso, tutte portate a termine: dall’alluvione in Piemonte nel 1993 e nel 2000, dove aveva recuperato 50 persone dai tetti delle case, al recupero in mare del ricercatore Montalbini, alle missioni a favore dei terremotati dell’Aquila e più recentemente quello in Emilia.

Le missioni di pace in Somalia, Albania, Kosovo e poi in Iraq. Aveva partecipato con eccellente esito a molti corsi di formazione sia in Italia che all’estero, ricevendo elogi ed encomi per il suo operato. Per la sua preparazione ed esperienza acquisita nel tempo, veniva chiamato “Capo Team” da tutti, comandante compreso.

Dopo il trasferimento sulla base di Cervia nel 2010 non era stato difficile per il comandante dello Stormo affidargli la gestione del Nucleo Aerossoccorritori del Centro Addestramento Equipaggi.

Compito delicato e di grossa responsabilità, ma che Alessandro portava avanti senza risparmiarsi. Un Uomo, un padre, un marito, un amico che mancherà a tutti. La Forza Armata perde un pilastro, ma il suo operato, il suo esempio farà da motore per tutti.

Questo non è il nostro addio ma il nostro arrivederci. Ciao Alessandro… Gli Aerosoccorritori dell’Aeronautica Militare.”

Un uomo con l’animo ARS

Così lo hanno visto e lo descrivono i suoi colleghi a Cervia, come riportato nella lettura che ne ha fatto la figlia Chiara:
”Quando siamo costretti alla crudele realtà della vita ci sentiamo derubati di un nostro  diritto sacrosanto. Alle persone che amiamo e che ci amano non servono lunghi discorsi o complicate parole per dimostrare o dimostrarci amore. Loro ci amano a prescindere, l’amore di un padre e di una madre nei confronti della loro figlia è a prescindere. Tuo padre questo amore lo prova in maniera viscerale, poche cose riuscivano a creare visibili emozioni nel volto di tuo padre ma il solo pronunciare il tuo nome lo rende felice, felice di sapere che tu esisti.
Sono molte le cose che “IL CAPO TEAM” mi ha lasciato.

Avrò sempre l’immagine della sua calma nell’affrontare le difficoltà, di fronte al pericolo o alle difficoltà non reagiva mai di impulso o con tensione, ma aveva sempre una ragionata calma che lo accompagnava, una calma che infondeva sicurezza anche ai membri dell’ equipaggio o del Team, trovava sempre la via d’uscita dal labirinto qualsiasi esso fosse, ricordava a noi tutti di affrontare le difficoltà una alla volta poi ci dava un sorriso accennato, una pacca sulla spalla e la sua imponente presenza ci infondeva sicurezza.

Fare equipaggio con Sandro dava a me la sicurezza e la certezza che se avessimo avuto un problema lui avrebbe fatto la differenza, i suoi consigli in operazioni reali erano punti certi per le decisioni che avremmo dovuto prendere. Somalia, Albania, Kosovo, Iraq sono alcune delle missioni in cui ha dato il suo contributo e quando se ne parlava, scoprivamo di avere un pensiero comune su queste missioni che ci portavano lontano dalle famiglie, l’orgoglio di poter dire di aver fatto anche noi qualcosa nel nostro piccolo in questo mondo egoista, qualcosa a favore di chi più debole di noi non sarebbe riuscito a far sentire la propria voce. Facevamo quello perché un giorno quei piccoli, che con i loro musetti sporchi ci sorridevano al nostro passaggio, potessero un giorno abbracciare la loro libertà senza per questo essere discriminati.

Questo è tuo padre. Gli ho sempre detto che gli invidiavo il coraggio e la freddezza che lo contraddistingueva  durante le missioni di soccorso. In qualunque situazione lui era pronto ad aiutare chi si trovava in difficoltà, avrebbe affrontato qualsiasi cosa rischiando anche la propria vita. Sandro era pronto a calarsi nel nero della notte in alto mare con il mare agitato ed il temporale in corso, appeso ad un filo pur di salvare il malcapitato.

Sandro ha sempre avuto la consapevolezza di rischiare la propria vita per salvare il prossimo, questo però non lo spaventava, ma anzi lo rendeva consapevole e fiero del suo lavoro. Ciò che però rende l’uomo nobile è la profonda umiltà con cui dimostrava la professionalità di un uomo con l’animo “ARS”, consapevole dell’importanza del suo contributo e della sua elevatissima professionalità, lui camminava con la consapevolezza che pochi uomini possono dire di avere mantenendo la sua umiltà.

Sandro si distingueva per la sua professionalità, il suo sguardo attento e la sua imponente statura, ma tutti noi lo apprezzavamo anche per la sua delicata ironia: l’ultimo gesto, il gesto che porterò nel mio cuore, è stata la consegna del “puffo golosone”. Con un sorriso accennato, con ironia discreta, sottovoce mi disse “con Chiara abbiamo visto il puffo golosone e subito abbiamo detto questo è per il Pierlu” poi un sorriso.

Quei puffi li ha consegnati a tutti noi, ha consegnato il “puffo” che più rispecchiava il nostro essere e tutti noi abbiamo accettato con affetto la consegna dei “puffi” a dimostrazione del nostro affetto nei suoi confronti abbiamo messo quei “puffi” a vista fuori dai nostri uffici, e la cosa più bella è che il gesto non è stato fatto dopo l’incidente, ma giorni prima.

Nessuno potrà sostituire il CAPO TEAM potremo solo essere fieri di aver lavorato con lui, potremo portarlo ad esempio a chi già è Aerosoccorritore o a chi vorrebbe intraprendere questo tipo di vita ma, quello che sicuramente faremo è lasciare che il suo passaggio nella nostra vita possa cambiarci e renderci uomini migliori. A me, ad esempio, aver condiviso con lui questo pezzo di cammino della mia vita ha fatto crescere e, se lo ha fatto con me questo effetto, immagino cosa possa aver lasciato a te.”

 E questo aggiunge del suo papà la figlia Chiara:

“Ecco questo era, ed è, il mio papà, una persona fantastica. Quando tornava a casa chiudeva fuori della porta tutte le preoccupazioni, certo parlava con la mamma, ma lui voleva stare con noi, fare le sue cose con tranquillità. Si metteva a cucinare, pulire la casa tanto che lo chiamavo “Desperate Housewife”: lo faceva per noi, soprattutto per la mamma. Un piccolo, ma per me, grande gesto d’amore, perché in tutto questo non mancava mai un sorriso, una battuta, un abbraccio o un bacio. Lui come la mamma per me c’erano sempre per qualsiasi cosa ed io per questo mi ritengo fortunatissima. In ogni cosa mi dimostrava amore, cosa che, sono sicura, non smetterà mai. Non c’è più la persona fisica, materiale, ma per me rimane, non rimpiango, non rinnego niente, anzi ti chiedo scusa se alcune volte non ho saputo darti quello che mi davi tu, perché era impossibile, tu mi davi tutto, troppo. Con questo ti voglio dire che non mi dimenticherò mai di te, dei tuoi insegnamenti, vivrai per sempre accanto a me.
Ciao Daddy


L’incidente e la sua morte riaprono una profonda ferita in tutti noi, ed il dolore è forte; come è forte il grido che lo accompagna nell’ultimo suo volo . …

Così lo ricorda il Presidente della Associazione Gente del 15° Gen. Mario Sorino, allora Comandante dell’83° Centro SAR di Rimini e suo primo comandante:

Giunse all’83° Centro nel 1987.
Lo ricordo ancora, un ragazzone alto e dal fisico possente. Un Aerosoccorritore, appartenente quindi ad una categoria molto particolare. Quanto coraggio ci vuole a calarsi nel mare nero ed agitato appeso ad un unico filo che ti collega all’elicottero?

Non lo so, non l’ho mai provato, ma posso sicuramente affermare che di coraggio ce ne vuole tanto. Alessandro Musacchio era uno di quelli. A dispetto della sua mole e della particolare categoria di appartenenza lo ricordo comunque come un ragazzone calmo e pacato. Il suo non era un “lavoro” ma una passione, svolta con serietà e professionalità come si addice ad equipaggi di volo che devono operare con grande professionalità e capacità.

Ieri ci ha lasciato, vittima di un malaugurato incidente proprio mentre svolgeva quell’attività che era sicuramente la sua passione. Il dolore per la sua perdita è incommensurabile e riapre ferite che speravamo stessero per chiudersi.

Non possiamo far altro che racchiuderci nei nostri pensieri e meditare sull’immenso dolore, incolmabile, dei suoi cari. A loro giunga, dal profondo del nostro cuore, il nostro più alto e possente MAMMAJUT.”

Mario Sorino

Ad un anno dalla sua scomparsa, il 12 giugno 2013, alla presenza del Comandante della Squadra Aerea Gen. S.A. Tiziano Tosi e dopo la benedizione del Monumento da parte del Cappellano Militare Don Carlo, viene scoperta una targa in memoria del compianto Primo Maresciallo Alessandro Musacchio. E da allora, ogni anno presso quel piccolo monumento a Cervia, i familiari ed  il personale dello Stormo si radunano per una preghiera ed un omaggio floreale in suffragio del compianto Alessandro.

Il 4 luglio 2019 in occasione della celebrazione del 50° anniversario della costituzione del Nucleo Aerosoccorritori (ARS) ed all presenza delle autorità civili, militari e religiose delle provincie di Ravenna e Forlì-Cesena ed i vertici della catena di comando del 15° Stormo, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Gen. S.A. Alberto Rosso  rivolge agli aerosoccorritori  queste significative parole:

“Gli Aerosoccorritori sono persone straordinarie, militari che sono sempre andati oltre il semplice dovere, mettendo in quello che fanno non solo passione, attenzione e generosità ma soprattutto cuore, meritandosi l’appellativo di Angeli Custodi.

 

e davanti al monumento eretto a memoria dell’angelo custode Alessandro,
il raccoglimento della Forza Armata

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *