Amici carissimi, “Gente” dell’AG15° e del 15° Stormo,
siamo all’inizio di un nuovo anno sociale, il 2026, e, in aggiunta agli auguri a tutti per un sereno anno, è l’occasione per fare un consuntivo e una proiezione per il futuro. Abbiamo trascorso il 2025, trentennale della nostra Associazione, con numerosi amici e 212 Soci Effettivi e già ai primi giorni di questo gennaio ci troviamo in 89 ad avere confermato il nostro desiderio di vivere ancora con e nell’Associazione (a questi si aggiungono i Soci che hanno pagato l’annualità anticipatamente). È un numero che ci riserva l’ottima speranza di avere presto da tutti i “vecchi” Soci, e speriamo anche da numerosi nuovi Soci, la conferma di adesione anche per il 2026 entro il 31 gennaio prossimo, data alla quale dovremo considerare chiuse le attività amministrative collegate alle quote sociali e predisporre, oltre al bilancio consuntivo 2025, il programma delle attività e il bilancio preventivo 2026 che ne consegue, per l’approvazione dell’Assemblea Generale della prossima primavera.
Per spronarci a rimanere in AG15° e a decidere di entrare a farne parte, ricordiamoci cosa significa essere soci di questa nostra Associazione.
Significa dare forza all’inscindibile legame che esiste tra il 15° Stormo e la sua
Associazione, un legame stretto oltre trent’anni fa, il 13 giugno 1995, con la nascita del sodalizio nello Stormo tra “Gente” in servizio attivo che sentiva la spinta a stare insieme oltre i termini del dovere quotidiano, “Gente” per la quale il legame nel 15° doveva estendersi oltre i confini dell’aeroporto, per continuare a vivere le proprie esperienze in un futuro ancora condiviso e coinvolgente. Il 15° volle allora l’Associazione come uno strumento per fare di più, oltre la generosità dell’opera diuturna nel Soccorso, per allargare le dimensioni del suo dare.
Questo è ciò che vogliamo ancora oggi per la Gente del 15°, non separazione tra prima e dopo il servizio, ma la continuità sociale e affettiva dell’intera famiglia di coloro che nei numerosi e preziosi decenni di vita del 15° hanno operato nella fatica e nel piacere di costruire e arricchire il futuro del Reparto, orgogliosi di procedere accompagnati da un passato glorioso.
Esserne parte significa condividere propositi che ci portino a preservare il passato, fortificare il presente, edificare il futuro, per proseguire l’opera di questi decenni di vita insieme, per continuare a far crescere la Gente del 15° insieme al 15°.
L’Associazione non si limita a nutrire lo spirito: sostenuta e stimolata dal Consiglio Direttivo, dalle Sezioni di Cervia, Gioia del Colle, Pratica di Mare, Trapani – aspettando con speranza e fiducia quella di Decimomannu – e dai Soci volenterosi e disponibili, è un luogo di idee e di progetti concreti, per accrescere la vitalità e la socialità di tutti noi, per continuare a sentirci la
famiglia che siamo nel e con il 15° Stormo.
È molto e lo si ha con poco: rinnovando la quota sociale o arricchendo l’Associazione con una nuova iscrizione le permettiamo di essere non solo “sentita” nei pensieri, ma partecipe e attiva. Sul portale del sito web dell’Associazione – https://www.gd15.it/ – troviamo le informazioni necessarie per il rinnovo della quota sociale e per l’iscrizione di coloro che vorranno unirsi a noi come nuovi soci ed è per tutti un eccellente mezzo di informazione sulle novità e sulle attività che ci terranno insieme.
Auguri per il nuovo anno
Si direbbe un classico piatto da gustare in un ristorante, magari vista mare!
No, tranquilli. Non ci siamo trasformati in un blog di cucina (anche se nelle cucine dei Gruppi/Centri SAR ci si è sempre difesi bene anche ai fornelli). Ho solo preso spunto per il titolo di questo articolo.
In fondo, è quello che il Comando Operazioni Aerospaziali (COA) dell’Aeronautica Militare ha “ordinato” agli “chef” dell’82° Centro SAR (Search And Rescue) del 15° Stormo nel giro di due giorni.
Iniziamo con il 26 agosto scorso, quando è arrivato l’ordine di decollo immediato all’equipaggio in prontezza operativa per soccorrere un giovane membro di un equipaggio di una nave battente bandiera spagnola. Il ventunenne è stato colto da malore quando la nave si trovava a circa 60 miglia ad ovest di Trapani. La richiesta di soccorso lanciata dal Comandante dell’imbarcazione è stata raccolta dal Maritime Rescue Sub Center (MRSC) di Palermo che – considerata la distanza dalla costa – ha chiesto la disponibilità del vettore d’allarme al COA, ricevendo positiva risposta.
Pochi minuti dopo, l’HH-139B si è alzato in volo per raggiungere la nave ed effettuare il recupero dell’infortunato direttamente dal ponte tramite verricello, per poi trasportare d’urgenza il giovane presso l’Azienda Sanitaria “S. Antonio Abate” di Trapani dove ha ricevuto le cure necessarie.
La nave spagnolaRicognizione per individuare il punto di recupero e il migliore sentiero di avvicinamentoIn avvicinamento, le telecamere di bordo aiutano l’equipaggio nelle operazioniRaggiunta la verticale, l’Aerosoccorritore AM viene calato col verricello
Il girono successivo, 27 agosto, il Rescue Coordination Center del COA ha dato un nuovo ordine di decollo per l’82° Centro SAR. Stavolta per un escursionista italiano colto da malore e impossibilitato a proseguire autonomamente sul Monte Erice, in provincia di Trapani.
Per trarre in salvo il malcapitato, l’elicottero si è diretto in prima battuta verso la località di Castellammare del Golfo per imbarcare due operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano, necessari per l’esecuzione delle manovre di recupero nel territorio impervio.
Raggiunta l’area delle operazioni, gli operatori hanno individuato l’escursionista. Mediante l’uso del verricello di soccorso, l’uomo è stato rapidamente messo in sicurezza e recuperato a bordo del velivolo dall’Aerosoccorritore dell’equipaggio dell’Aeronautica Militare, coadiuvato dagli operatori del Soccorso Alpino.
L’elicottero si è diretto, quindi, verso l’ospedale di Trapani, dove il paziente è stato affidato al personale sanitario per gli accertamenti e le cure del caso. Un altro stop, poi, a Castellammare del Golfo per sbarcare i tecnici del Soccorso Alpino prima di tornare alla base.
Sullo schermo centrale i piloti possono vedere – attraverso la telecamera del verricello – l’andamento dell’operazione di recupero che avviene esattamente sotto di loro.Il pilota ai comandi mentre mantiene – attraverso i riferimenti esterni e le indicazioni dell’operatore di bordo – la verticale sul punto di recuperoL’Operatore di bordo aziona il verricello sporgendosi dalla cabina di caricoL’infortunato viene issato a bordo
L’Aerosoccorritore accompagna l’uomo soccorso per passarne la responsabilità al personale sanitarioL’ambulanza e il personale sanitario si prendono cura dell’uomo
In entrambi gli interventi, al termine delle operazioni, l’equipaggio dell’Aeronautica Militare, al rientro alla base di Trapani, ha ripreso il normale servizio di prontezza operativa.
Ottima esecuzione di missioni in ambienti molto diversi. La dimostrazione della grande versatilità d’impiego degli equipaggi del 15° Stormo, la cui capacità è sempre al servizio del Paese e nella salvaguardia della vita. Bravi!
Mammajut!
#SoccorsoAereo #AM #15°Stormo #Difesa #SASS
L’82° Centro SAR è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca e il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo inoltre ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita e il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali. Dal 15° Stormo di Cervia, oltre all’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, l’80° Centro SAR di Decimomannu (Cagliari), l’83° Gruppo Volo SAR di Cervia, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma).
[Fonte: Aeronautica Militare – 15° Stormo – Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito: www.aeronautica.difesa.it]
Il peso invisibile che grava sugli equipaggi del Soccorso Aereo
Avrete certamente letto sui siti d’informazione o visto in TV dell’incidente aereo che ha coinvolto un velivolo ultraleggero il 16 agosto scorso. Nell’incidente sono morti entrambi gli occupanti: il pilota Carlo Arnulfo, 64 anni, di Roma, e Angela Buccico, 55 anni, di Matera, entrambi avvocati.
Le ricerche sono durate diversi giorni, l’area di ricerca era vasta, in alcuni punti impervia e ricca di vegetazione ad alto fusto. Il tipo di velivolo, un ultraleggero Tecnam 2008, il fatto che non seguisse rotte standard, aveva complicato le cose e solo grazie alla successiva testimonianza di una donna, la quale ha detto che un aereo aveva sorvolato la sua casa a bassa quota, che si è potuto ridisegnare l’area di ricerca e – alla fine – trovare il relitto.
I più attenti avranno certamente riconosciuto nelle immagini andate in onda e diffuse sul web che l’elicottero che ha individuato il luogo dello schianto è un HH-139B del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare, in particolare dell’84° Centro SAR (Search And Rescue) di stanza a Gioia del Colle (BA).
Non voglio qui ripercorrere le fasi dell’individuazione del relitto, il rilascio sul terreno dell’Aerosoccorritore AM e due tecnici del CNSAS calabrese, quanto concentrarmi sull’esito, infausto degli sforzi profusi.
Ricordo al mio arrivo come pilota neo assegnato al 15° Stormo che alcuni anziani, soprattutto durante le mie primissime partenze d’allarme, mi dicevano che dovevo riuscire a mantenermi distaccato dall’incidentato o dal trasportato, che – purtroppo – non sempre si riesce a salvare chi trasportiamo in imminente pericolo di vita o chi cerchiamo disperso in mare o in montagna. “Devi considerarlo come un pacco postale”, mi dissero una volta. Quella frase mi colpì molto, ci rimasi male, stupito da quella tanta freddezza. Come poteva paragonare una persona ad un pacco postale, essere così insensibile?
Ovviamente mi sbagliavo, il mio anziano mentore non lo era affatto, era solo il modo che un uomo di un altra generazione, poco avvezzo a manifestare i propri sentimenti ed emozioni, aveva trovato per farsi capire.
Lo imparai attraverso missioni di ricerca infruttuose, di naufraghi individuati senza vita, di trasporti sanitari talmente disperati che il paziente non arriva nemmeno a destinazione.
Ma, soprattutto, lo capii veramente quando iniziai ad avere la responsabilità delle vite del mio equipaggio. Quando arrivi a sederti a destra (negli elicotteri configurazione Sikorsky è dove siede il Capo equipaggio), quando sei tu che prendi le decisioni nei momenti critici, solo allora capisci che puoi spingerti anche al massimo, se ci sono margini anche minimi, ma solo se il tuo equipaggio è con te ti aiuta anche a dire basta.
La consapevolezza di aver fatto tutto il possibile è ciò che ti permette di convivere con il risultato negativo, con il fallimento. E non è vero che non ci pensi, che ti siano estranei come un pacco postale, perché sai che dietro ci sono persone, famiglie, amici che avevano riposto in te la loro ultima speranza.
Poi c’è anche la crudezza delle immagini con le quali devi fare i conti: un essere umano morto non è mai piacevole da vedere, ma vi posso assicurare che lo è ancora meno se annegato, dilaniato, bruciato, se è un tuo collega, un tuo amico.
Burn-out, soffrire di Post Traumatic Stress Disorder (PTSD) è tra i rischi professionali potenziali tra chi si occupa dei bisognosi, tra chi si occupa in generale del soccorso, dai sanitari ai Vigili del fuoco e ai volontari della Protezione Civile. Gli equipaggi del Soccorso Aereo non fanno eccezione.
Ecco perché ho preso spunto dal recente fatto di cronaca: desideravo far sapere a chi ci legge, a chi ci vede da fuori, che non sempre si torna a casa con il sorriso, che siamo umani e come tali abbiamo i nostri limiti, che possiamo spostarli più in là solo attraverso l’addestramento, il dialogo e la condivisione dei successi e degli insuccessi.
Quindi il mio pensiero va al nostro Aerosoccorritore e ai due soccorritori del CNSAS che si sono calati col verricello e che, dopo aver camminato a lungo seguendo la scia dei rottami, hanno trovato i resti della cabina di pilotaggio e dei corpi traumatizzati e parzialmente carbonizzati dei due sfortunati occupanti.
Bravi a tutto l’equipaggio dell’84° Centro SAR per essere riuscito ad individuare i rottami: non era facile.
Chiudo lasciando il link alla notizia pubblicata sul sito di #RAInews.it https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2026/08/ultraleggero-testimone-inchiesta–10465e3c-85a1-4109-a2bd-9cda2a4fa378.html
Come scrissi lo scorso anno, non ho conosciuto personalmente Francesco Asti, sono arrivato al 15° Stormo, 85° Gruppo SAR, allora a Ciampino, nove anni dopo l’incidente che ne ha spezzato la vita terrena. Il ricordo però che era ancora molto vivo in chi l’aveva conosciuto, me l’ha fatto percepire presente, uno del Gruppo, uno che come noi aveva condiviso il lavoro, gli spazi e soprattutto il profondo legame che si stabilisce tra le donne e gli uomini del Quindicesimo. Un legame fatto di giorni vissuti gomito a gomito, di lunghe giornate in prontezza operativa, di addestramenti e missioni operative, di un caffè per fare due chiacchiere, di porte sempre aperte nelle categorie dei manutentori per conoscere meglio gli impianti e gli apparati di bordo.
Non posso quindi dire di appartenere alla sua generazione, ma – citando un grande Comandante che mi ha ispirato questa riflessione – posso dire che appartengo alla generazione che il 18 agosto si è riunita al Verano, al Sacrario dell’Aeronautica Militare – dove le sue spoglie riposano – a ricordare il Maggiore Francesco Asti.
Quest’anno, per la prima volta, questo momento non c’è stato. Lo scorso anno, su proposta del Consiglio Direttivo, l’Assemblea generale dei Soci ha approvato di unificare le commemorazioni dei caduti del 15° Stormo dalla sua ricostituzione nel 1961 proprio il 1° ottobre, il giorno nel quale, 65 anni fa, è tornato a volare il 15° con la nuova missione del Soccorso Aereo.
Ma il ricordo del Magg. Asti non è affatto spento.
Il 15° Stormo ha il Trofeo tra i suoi Gruppi/Centri che porta il suo nome e, soprattutto, l’85° Centro SAR, il suo Gruppo Volo, lo ricorda ogni anno nel giorno del suo sacrificio, posando dei fiori nel punto in mare dove avvenne l’incidente fatale.
Puntuali, anche quest’anno i Leoni hanno reso omaggio a Francesco, nel punto in cui il destino lo ha strappato alla sua giovane moglie, alla sua famiglia e ai suoi amici e colleghi.
Il “privilegio di salvare vite” (come scrisse Stefano Bazzo, un altro nostro Angelo del SAR), di volare anche in condizioni proibitive per altri, di essere la speranza a cui si aggrappa chi è in pericolo, non è mai privo di rischi e non dobbiamo dimenticarlo. Francesco Asti che ha donato la sua vita nel tentativo di salvarne un’altra è luminoso esempio di valore aeronautico e memento per noi Gente del Quindicesimo che abbiamo quel privilegio.
Con la sua Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico alla memoria, il Maggiore Asti è parte della mia storia e di coloro che hanno condiviso un pezzo della vita con lui e con il Soccorso Aereo. Vedo le nuove generazioni ricordarlo e pronunciare il suo nome e se ciò proseguirà con le future generazioni di personale del 15° Stormo, allora saremo riusciti a beneficiare del suo sacrificio.
Ciclista cade e s’infortuna in modo grave su Monte Palmeto, vicino Terrasini. L’elicottero dell’Aeronautica Militare effettua il soccorso in collaborazione con il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano (SASS).
13 agosto 2026
Nel tardo pomeriggio di giovedì 13 agosto, la sala operativa del Rescue Coordination Center (RCC) del Comando Operazioni Aerospaziali (COA) di Poggio Renatico (FE) ha disposto il decollo immediato dell’equipaggio in servizio di prontezza SAR nazionale con elicottero HH-139B.l
L’esigenza è scaturita dalla richiesta del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano di Trapani, che era stato precedentemente attivato dalla richiesta d’aiuto pervenuta al numero unico d’emergenza 112, per un uomo di 45 anni vittima di una caduta in bicicletta e in stato confusionale sul Monte Palmeto, in prossimità di Terrasini (Palermo).
In pochi minuti, l’equipaggio dell’82° Centro SAR (Search and Rescue – Ricerca e Soccorso) dell’Aeronautica Militare è decollato dall’aeroporto militare di Trapani alla volta della zona d’intervento.
Raggiunto Monte Palmeto, l’elicottero ha dapprima effettuato un verricello per imbarcare due operatori del soccorso alpino che si erano posizionati su una strada prossima alla zona di operazioni.
Arrivati sul punto dove si trovava l’infortunato, l’equipaggio ha calato con il verricello l’aerosoccorritore AM e i due operatori SASS. Una volta accertate le condizioni dell’uomo, l’equipaggio ha riposizionato l’elicottero sulla verticale per procedere al recupero della persona tramite triangolo di evacuazione. Imbarcato l’infortunato e recuperato il personale, l’elicottero si è poi diretto all’Ospedale Civico di Palermo dove il malcapitato ciclista è stato affidato alle cure mediche specialistiche.
Pilota, Operatore di Bordo e Soccorritori SASS guardano fuori durante la ricognizione. Si vede l’OB indicare un punto sulla montagna.Il Pilota ai comandi mantiene l’hovering mentre l’operatore di bordo prepara il verricello.Le immagini della telecamera posta sul verricello sono visibili in cabina di pilotaggioL’hovering ripreso da terra mostra bene la zona impervia dell’interventoL’elicottero è appena atterrato all’Ospedale Civico di Palermo. Si vede personale in avvicinamento accompagnato dall’Aerosoccorritore AMPanorama della zona di Terrasini dalla cabina di pilotaggio
Sulla via del ritorno alla base, l’equipaggio ha prima lasciato i tecnici del soccorso alpino al loro punto di prelievo, e poi ha fatto rientro all’aeroporto di Trapani, dove ha ripreso il servizio di prontezza di ricerca e soccorso nazionale.
L’intera operazione si è conclusa in un’ora e mezzo di volo.
L’82° Centro Search and Rescue è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca ed il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo, inoltre, ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita ed il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali.
Dal 15° Stormo di Cervia, oltre all’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, anche l’80° Centro SAR di Decimomannu (Cagliari), l’83° Gruppo Volo SAR, sito su Cervia, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma).
Sicilia: elicottero Aeronautica Militare soccorre turista nella riserva dello Zingaro in collaborazione con Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano
11 agosto 2026
Nel tardo pomeriggio di martedì, un equipaggio dell’82° Centro Search and Rescue (S.A.R.) dell’Aeronautica Militare è decollato dall’aeroporto militare di Trapani per prestare soccorso ad un uomo francese di 41 anni che aveva accusato un malore durante un’escursione all’interno della riserva naturale dello Zingaro e bisognoso di cure mediche.
A seguito della richiesta del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano (SASS) di Trapani, la sala operativa del Rescue Coordination Center (RCC) del Comando Operazioni Aerospaziali (COA) di Poggio Renatico (FE) ha disposto il decollo immediato dell’equipaggio in servizio di prontezza SAR nazionale con elicottero HH-139B.
L’elicottero è atterrato a Castellammare del Golfo per imbarcare due operatori del soccorso alpino per poi dirigersi verso l’area di operazione.
Arrivato sul luogo, l’equipaggio ha calato con il verricello l’aerosoccorritore e gli
operatori, procedendo al recupero del paziente e al suo immediato trasporto presso il campo sportivo di Castellammare del Golfo, dove lo attendeva l’ambulanza del 118 per il successivo trasporto in ospedale.
Concluso il soccorso, l’equipaggio militare ha fatto rientro alla base di Trapani, dove ha ripreso il servizio di prontezza di ricerca e soccorso nazionale. Le operazioni si sono concluse in un’ora complessiva di volo.
Aerosoccorritore AM e operatori del SASS durante il volo di trasferimento sul luogo del recuperoL’avvicinamento dell’elicottero guidato dal personale del SASS a terra sul punto di recuperoLo sbarco del paziente e degli operatori SASS a Castellammare del Golfo per il passaggio al personale del 118
L’82° Centro Search and Rescue (Ricerca e Soccorso) è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca ed il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo, inoltre, ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita ed il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali.
Dal 15° Stormo di Cervia, oltre all’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, anche l’80° Centro SAR di Decimomannu (Cagliari), l’83° Gruppo Volo SAR, sito su Cervia, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma).
Sono circa le 21:30 di domenica sera quando arriva l’esecutivo dalla Sala Operativa di Reparto (SOR).
A volte bastano pochi secondi per passare dalla normalità di una serata in famiglia alla consapevolezza che qualcuno, da qualche parte, ha bisogno di aiuto. Quasi per scherzo, mia moglie mi dice: «Bevi un po’ d’acqua, metti caso che parti». Passano pochi secondi e arriva la chiamata.
Il tempo di mettere a letto mia figlia, cambiarmi e raggiungere Pratica di Mare. Una volta in SOR, insieme al resto dell’equipaggio apprendiamo la natura della missione: una persona in stato tachicardico, sull’Isola d’Elba, necessita di essere recuperata in una zona impervia e non atterrabile, nell’area del Monte Capanne, a circa 2.800 ft di quota. Sul posto sono già presenti le squadre dei Vigili del Fuoco.
Alle 22:56 decolliamo alla volta di Grosseto, dove inizialmente avremmo dovuto imbarcare un medico. Durante il volo, però, riceviamo un aggiornamento: il medico non è disponibile e, una volta arrivati, ad attenderci troviamo due operatori del CNSAS Toscana. Per esigenze legate al peso che l’elicottero avrà sul punto di recupero, la quota e la temperatura decisamente calda, insieme al capo equipaggio decidiamo di imbarcarne uno solo. Da Grosseto ripartiamo quindi verso l’Isola d’Elba, diretti verso il Monte Capanne.
Avvicinandoci alla zona delle operazioni, la concentrazione aumenta. È notte, il recupero dovrà essere effettuato con il verricello e il punto in cui si trova la persona da soccorrere non consente alcun atterraggio.
Arrivati in zona effettuiamo una ricognizione. Studiamo il punto, l’orografia, i riferimenti e tutto ciò che può essere utile per effettuare l’hovering di recupero in sicurezza. Grazie alle torce della squadra a terra individuiamo l’area e ci portiamo sulla verticale. Con il verricello caliamo il nostro aerosoccorritore e l’operatore del CNSAS, che raggiungono l’infortunato per predisporlo al recupero.
È in quel momento che la missione mostra tutta la sua complessità.
Dopo averli lasciati a terra ci rendiamo conto che la posizione presenta diverse difficoltà. L’orografia della zona, la posizione dell’infortunato e la presenza di vento di ricaduta rendono particolarmente impegnativo mantenere l’elicottero stabile sulla verticale. Chiediamo quindi alla squadra a terra, se possibile, di spostarsi più in alto, verso una posizione che possa consentirci di effettuare il recupero in condizioni migliori.
La loro risposta è negativa, l’uomo non può essere spostato. Torniamo sulla verticale.
La difficoltà aumenta ulteriormente: il verricello deve essere effettuato da una quota particolarmente elevata rispetto al terreno e i riferimenti visivi disponibili sono pochi. Alle problematicità legate all’orografia e al vento si aggiungono gli effetti ottici generati dalle luci durante l’impiego dei visori notturni. Mantenere l’elicottero stabile richiede precisione, continue correzioni e un coordinamento costante tra tutti i membri dell’equipaggio.
Sono momenti nei quali il proprio addestramento, le procedure e la tecnologia sono indispensabili, ma da soli non bastano. Serve la squadra.
Il coordinamento tra capo equipaggio, secondo pilota, operatore di bordo e aerosoccorritore diventa fondamentale. Dalla cabina alle indicazioni dell’operatore di bordo, fino all’aerosoccorritore impegnato a terra accanto alla persona da soccorrere, ogni azione è legata a quella degli altri. Gli input dell’operatore guidano le correzioni necessarie e vengono accompagnati costantemente anche con la voce, mentre l’aerosoccorritore rappresenta il collegamento essenziale con ciò che sta accadendo a terra e con le condizioni dell’infortunato.
Con un hovering per verricello così alto e pochi riferimenti esterni anche una piccola indicazione assume un peso enorme. Nei momenti più delicati, una comunicazione chiara o semplicemente il tono giusto aiutano a mantenere concentrazione e lucidità. L’adrenalina è alta, ma ognuno sa esattamente quale sia il proprio compito e, soprattutto, quanto il proprio lavoro dipenda da quello degli altri.
Con fatica, concentrazione e soprattutto grazie al gioco di squadra tra equipaggio di volo, a bordo e calato a terra, e CNSAS, riusciamo infine a recuperare con il verricello l’infortunato, l’operatore del CNSAS e il nostro aerosoccorritore.
Quando sono finalmente tutti a bordo, la tensione accumulata durante il recupero lascia spazio, anche solo per qualche istante, alla soddisfazione: la parte più difficile è alle spalle e la persona che siamo andati a soccorrere è finalmente con noi.
L’Operatore di Bordo in azione al verricelloL’uomo è finalmente a bordo
Ma la missione non è ancora finita.
Nel frattempo la destinazione sanitaria è stata modificata. Facciamo quindi rotta verso l’ospedale di Portoferraio e atterriamo sulla piazzola sopraelevata della struttura. Con l’elicottero in attesa, aspettiamo l’arrivo del personale sanitario, al quale affidiamo il paziente.
Terminato il trasferimento, ripartiamo verso Grosseto, dove lasciamo l’operatore del CNSAS ed effettuiamo il rifornimento, prima del rientro a Pratica di Mare.
Durante il volo di ritorno c’è finalmente il tempo per ripensare a quanto accaduto.
Poche ore prima stavo mettendo a letto mia figlia, mentre una battuta di mia moglie accompagnava la fine di una normale serata in famiglia. Poi, nel giro di pochi secondi, tutto è cambiato: una telefonata, la corsa verso Pratica di Mare, il decollo e, qualche ora più tardi, il buio del Monte Capanne, il vento, un verricello particolarmente impegnativo e una persona da portare in salvo.
È forse proprio durante il viaggio di ritorno che realizzi davvero quello che è successo. L’adrenalina lascia lentamente spazio ai pensieri e rimane una consapevolezza: in operazioni come questa nessuno può agire da solo.
Dietro ogni recupero ci sono uomini e donne a terra e in volo, professionalità diverse, addestramento e tecnologia, ma soprattutto fiducia reciproca. Quella fiducia che, nei momenti più difficili, ti permette di affidarti alle indicazioni di chi hai accanto, sapendo che anche lui, nello stesso istante, sta facendo altrettanto con te.
Perché quando sei lì, nel buio, con pochi riferimenti, il vento che rende tutto più difficile e una persona da riportare a casa, comprendi fino in fondo che un equipaggio non è semplicemente un insieme di persone con compiti diversi.
È una squadra. E quella notte, ancora una volta, è stata proprio la squadra a fare la differenza.
Video sintesi dell’intervento pubblicata dall’Aeronautica Militare
[Nota dell’Editor: Desidero ringraziare il Capitano Pennacchio per aver trovato il tempo di raccontare una missione di soccorso dal punto di vista di chi la sta conducendo, in sinergia con tutto l’equipaggio e con ogni persona coinvolta. Dal lontano 1993, sono orgoglioso di aver fatto parte del 15° Stormo ed essere un “vecchio” Leone come lo è il giovane Luca. Grazie davvero per aver condiviso, Luca e #Mammajut!]
Due persone sopravvivono dopo essere precipitate per 70 metri in una scarpata e sono soccorse da un elicottero dell’Aeronautica Militare
8 agosto 2026
Un elicottero dell’83° Gruppo SAR (Search and Rescue) di Cervia, reparto dipendente dal 15° Stormo dell’Aeronautica Militare, è decollato nella notte per effettuare un delicato recupero a seguito dell’uscita di strada di un’automobile, precipitata lungo una scarpata nei pressi di Campocecina (Massa Carrara).
Intervenuti inizialmente sul posto i tecnici soccorritori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) toscano e verificate le condizioni delle due persone, subito stabilizzate, si sono resi conto che era necessario l’intervento dell’elicottero dell’Aeronautica Militare, per il recupero tramite verricello.
L’equipaggio in prontezza d’allarme, ricevuto l’ordine di missione dalla Sala operativa del Rescue Coordination Center (RCC) del Comando operazioni aerospaziali (COA) di Poggio Renatico (FE), si è diretto tempestivamente sull’area dell’incidente.
L’individuazione dei feriti, data la scarsa luminosità data dall’orario e il luogo del sinistro, situato in una zona particolarmente impervia, è stata resa possibile anche grazie all’impiego dei visori notturni NVG (Night Vision Goggles) da parte di tutto l’equipaggio.
Una volta giunti sul posto, l’equipaggio ha avviato le complesse operazioni di recupero (il video del recupero è disponibile in fondo). La donna, opportunamente immobilizzata, è stata sollevata su una barella, mentre l’uomo è stato tratto in salvo mediante l’impiego del triangolo di evacuazione.
Issate a bordo le due persone ferite, l’elicottero si è diretto verso l’aeroporto di Massa Carrara per affidare i due alle cure dell’equipe medica che li attendeva a terra in ambulanza per trasportarli al vicino ospedale.
Ancora una volta, l’addestramento costante e la sinergia tra l’Aeronautica Militare e le altre realtà del soccorso civile, come il CNSAS, permettono di operare con successo anche nelle situazioni meteorologiche e ambientali più critiche.
Il 15° Stormo dell’Aeronautica Militare garantisce, 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, la ricerca e il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo inoltre a compiti di pubblica utilità come la ricerca di dispersi, il trasporto sanitario d’urgenza e il soccorso in ambienti ostili, operando anche in condizioni meteorologiche avverse e in orario notturno. Dal Comando del 15° Stormo di Cervia dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, l’83° Gruppo SAR di Cervia, l’80° Centro SAR di Decimomannu, l’82° Centro SAR di Trapani, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare.
[Fonte: Aeronautica Militare – 15° Stormo – Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione]
Curiosità: l’elicottero nel video è quello con la livrea speciale realizzata per il Centenario dell’83° Gruppo SAR. Maggiori informazioni su: https://www.aeronautica.difesa.it/news/ricerca-e-soccorso-a-cervia-il-centenario-dell83-gruppo-sar/
Sicilia: elicottero Aeronautica Militare soccorre donna nella
riserva dello Zingaro in collaborazione con Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano
5 agosto 2026
Nel tardo pomeriggio di oggi, un equipaggio dell’82° Centro Search and Rescue (S.A.R.) dell’Aeronautica Militare è decollato dall’aeroporto militare di Trapani per prestare soccorso ad una donna italiana di 43 anni infortunata durante un’escursione all’interno della riserva naturale dello Zingaro e bisognosa di cure mediche specialistiche.
A seguito della richiesta del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano (S.A.S.S.) di Trapani, la sala operativa del Rescue Coordination Center (RCC) del Comando Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico (FE) ha disposto il decollo immediato dell’equipaggio in servizio di prontezza SAR nazionale con elicottero HH-139B.
L’elicottero è atterrato a Castellammare del Golfo per imbarcare un operatore del S.A.S.S. per poi dirigersi verso l’area di operazione.
Arrivato sul luogo, l’equipaggio ha calato con il verricello l’aerosoccorritore e l’operatore del S.A.S.S., procedendo al recupero della donna e al suo immediato trasporto presso l’Ospedale San Antonio Abate di Trapani, per affidarla alle cure specialistiche necessarie.
Operatore di bordo e Aerosoccorritore A.M. durante il volo di trasferimentoL’elicottero atterrato sul campo sportivo a Castellammare del Golfo
Il trasferimento della donna dall’elicottero alla barella
L’affidamento al personale sanitario dell’ospedalePersonale sanitario e barella lasciano l’helipad per raggiungere l’ambulanza
Il recupero dalla prospettiva dell’Operatore di bordo.
Concluso il soccorso, l’equipaggio militare ha rilasciato il tecnico dal S.A.S.S. presso Castellammare del Golfo e ha fatto rientro alla base di Trapani, dove ha ripreso il servizio di prontezza di ricerca e soccorso nazionale.
L’82° Centro Search and Rescue è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca ed il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo, inoltre, ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita ed il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali.
Dal 15° Stormo di Cervia, oltre all’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, anche l’80° Centro SARdi Decimomannu (Cagliari), l’83° Gruppo Volo SAR, sito su Cervia, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma).
si potrebbe titolare così questa notizia, perché quanto è stato messo in campo dalla comunità locale e dall’intero sistema di soccorso è stato fondamentale per trovare e soccorrere quell’escursionista disperso nei boschi di Cavarzano, nel territorio del comune di Vernio (PO) a cui fa riferimento l’articolo. Un dispositivo rapido ed efficiente grazie ad un protocollo per la ricerca di persone disperse che ha coinvolto i Vigili del Fuoco di Prato, le unità cinofile per la ricerca di persone disperse, il nucleo SARP (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) con i loro droni e personale dotato di apparecchiature in grado di localizzare ii telefoni cellulari. Oltre ai Vigili del Fuoco (che hanno allestito il posto di comando avanzato) sono intervenuti il Soccorso alpino, i Carabinieri, il personale del 118 e numerosi volontari del territorio. Sul posto anche la moglie e i figli dell’uomo, che hanno legato la loro speranza al buon esito delle operazioni.
Personale e tecnologia per salvare una vita, in un’azione corale che ha consentito di individuare l’escursionista e di portarlo in salvo.
– Ok, ma i “nostri”? Quando arrivano con l’elicottero?
+ Calma, ci arrivo. Andiamo ai fatti.
È la sera del 2 agosto, i compagni d’escursione di un uomo di 72 anni non vedendolo arrivare al punto di ritrovo, danno l’allarme.
Si mette in moto la macchina dei soccorsi sopradescritta che, sfruttando tutte le risorse umane, canine e tecnologiche a disposizione, in piena notte si mette alla ricerca del disperso. Dopo alcune ore, l’uomo viene localizzato e raggiunto dalle squadre a terra. È cosciente ma è ferito, ha riportato diversi traumi in seguito ad una caduta. Visti il luogo impervio e le difficoltà di movimentazione dell’infortunato che ha urgente bisogno di cure mediche, si capisce che la sola soluzione è richiedere un soccorso aereo.
Ma è notte, in montagna, non c’è una zona d’atterraggio idonea nelle vicinanze, servono i migliori. [ E ci dispiace per gli altri… (cit.) ]
La richiesta arriva quindi al Rescue Coordination Center (RCC) del Comando Operazioni Aerospaziali (COA) dell’Aeronautica Militare che, raccolte tutte le informazioni disponibili, dà l’ordine esecutivo di decollo per l’equipaggio in prontezza d’allarme SAR nazionale dell’83° Gruppo del 15° Stormo. Nel giro di pochi minuti, un HH-139B è decollato dall’aeroporto di Pisignano di Cervia diretto verso le coordinate ricevute.
Nel frattempo, le squadre a terra stanno provvedendo a sfoltire la vegetazione circostante il luogo del recupero.
Giunti sul posto e grazie all’addestramento al volo notturno e ai dispositivi di visione personali e di bordo, l’equipaggio si porta sulla verticale e recupera con il verricello l’infortunato, assistito da un soccorritore del #CNSAS.
Sono quasi le 5 del mattino del 3 agosto e l’elicottero dell’83° Gruppo SAR sta dirigendosi rapidamente all’ospedale Careggi di Firenze, dove affida il settantaduenne ferito alle cure dei sanitari.
L’83° Gruppo SAR, dipende dal 15° Stormo di Cervia che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, attraverso i dipendenti 82° Centro SAR di Trapani, 80° Centro SAR di Decimomannu, 84° Centro SAR di Gioia del Colle e 85° Centro SAR di Pratica di Mare, la ricerca ed il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo inoltre ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita e il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche complesse.
Dalla sua costituzione a oggi, gli equipaggi del 15° Stormo hanno salvato migliaia di persone in pericolo di vita. Dal 2018 il Reparto ha inoltre acquisito la capacità AIB (Antincendio Boschivo) contribuendo alla prevenzione e alla lotta agli incendi su tutto il territorio nazionale nell’ambito del dispositivo interforze messo in campo dalla Difesa.
[Fonte: Aeronautica Militare – 15° Stormo – Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione]
L’occasione di questo articolo mi consente di rivolgere un appello a tutti gli escursionisti: la montagna va sempre affrontata con prudenza e con l’abbigliamento adatto, pianificate gli itinerari, evitate di partire da soli, scegliete le ore meno calde della giornata, soprattutto se non potrete godere della copertura boschiva, e non dimenticate acqua e un po’ di cibo (ideali barrette, frutta secca, frutta fresca), seguite sempre i sentieri segnalati e informate qualcuno del percorso che intendete affrontare, assicuratevi di avere il telefono carico e magari portatevi un power bank. Sono semplici accorgimenti che possono contribuire a prevenire situazioni di pericolo e a rendere più efficaci eventuali interventi di soccorso.
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