Il trasporto in ‘Bio Contenimento’ illustrato dal Comandante del 15° Stormo

 – BASE AEREA DI CERVIA (RA) –

Il Col. Diego Sismondini, Comandante del 15° Stormo di Cervia, è stato intervistato in diretta via Skype su RAI 2 per  spiegare in modo breve e conciso il trasporto in “bio-contenimento”.

In questo periodo la Base Aerea di Cervia è in prima linea non solo per la sua posizione strategica, ma anche per la capacità di potere rischierare gli Aerei per il trasporto a disposizione per l’emergenza ‘coronavirus’ e provenienti dalla 46ª Brigata Aerea di Pisa.

In estrema sintesi, la Base Aerea di Cervia può essere immaginata come un grande Hub temporaneo, dove sono pronti al decollo non solo gli elicotteri HH101-A del 15° Stormo, ma anche quelli del 9° Stormo di Grazzanise.


Questo avviene in sinergia ad un Team di medici appartenenti dall’Infermeria Principale di  Pratica di Mare, presenti stabilmente in questo periodo di emergenza, ed estremamente specializzati nel trasporto di pazienti in bio-contenimento.

Lo scopo delle missioni è decongestionare gli ospedali con criticità, trasportando i pazienti bisognosi di particolari cure in altri luoghi di terapia intensiva dove la ricezione è ancora possibile.

In questi casi l’ordine di decollo parte del C.O.A. (Comando Operazioni Aeree) di Poggio Renatico e avviene con il coordinamento della Protezione Civile che si avvale a sua volta del C.O.A.U. (Centro Operativo Aereo Unificato) e più specificamente ,nel merito valutativo, dalla C.R.O.S.S. (Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario).

IL TRASPORTO CON barelle di tipo ATI
(Aircraft Transport Isolator)

Questo particolare sistema di trasporto avviene con una speciale barella di contenimento, al fine di movimentare in sicurezza il malato, evitando in questo modo che si possa propagare una forma virale all’esterno della stessa.

Per l’Aeronautica Militare il trasporto aereo in bio contenimento è una delle capacità peculiari di Forza Armata

L’A.M. possiede questo tipo di barella dal 2005, e negli anni a seguire l’ha utilizzata concretamente, perfezionandola per effettuare trasferimenti in sicurezza di pazienti affetti da “ebola”, poi dalla “febbre emorragica” e oggi dal “coronavirus”.

Oggi come allora
(a distanza di undici anni)

Le immagini dei servizi a seguire sono del 2009 quando avvenne uno dei primi trasporti di pazienti con le barelle ATI.
Malgrado ciò i servizi video sottostanti sono drammaticamente attuali:



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