di Giovanni Terranova
La primavera del 2020 ha inciso un solco profondo nella memoria collettiva: strade vuote, ospedali al collasso, un’angoscia che gravava come una cappa. In quei mesi drammatici, i rotori del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare non viaggiavano per combattere un nemico convenzionale, ma per strappare vite alla linea del fuoco invisibile della pandemia. Era un lavoro tecnico, silenzioso e pericoloso, che rivelava un eroismo moderno fatto di competenza, organizzazione e grande umanità.
Un hub per tenere unito il Paese

Quando, il 6 marzo 2020, venne disposto il presidio H24, la risposta del 15° Stormo fu immediata e meticolosamente pianificata, eleggendo Cervia a vero e proprio fulcro operativo.
(Fonte, il Sole 24 ore) , (Fonte, Vertical Magazine (EN) )
Da qui si dipanò una fitta rete logistica che integrò:
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La 46ª Brigata Aerea di Pisa, il 9° Stormo di Grazzanise e il 3° Stormo di Villafranca per il supporto logistico.
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L’Infermeria Principale di Pratica di Mare, eccellenza nazionale (paragonabile solo alla Royal Air Force britannica) nella gestione delle speciali barelle A.T.I. (Aircraft Transit Isolator) in sinergia con i poli Sacco di Milano e Spallanzani di Roma.
(Fonte: L’Espresso – Fabrizio Gatti)
L’elicottero come promessa di salvezza

La pandemia di COVID-19 ha rappresentato uno scenario di gran lunga imprevedibile per l’estensione geografica e il numero dei pazienti trasportati Adattare protocolli di alto bio-contenimento a un elicottero ha significato sfidare limiti tecnici e umani. Nell’HH-101A, pur essendo un mezzo d’avanguardia, si opera in spazi stretti, tra vibrazioni e sbalzi termici continui. Gli equipaggi hanno lavorato per ore sigillati nelle tute biocontentive, portando il peso di una responsabilità enorme: missioni che hanno richiesto resistenza fisica, disciplina e sangue freddo.
Eppure l’ala rotante offriva un vantaggio cruciale: la possibilità di atterrare direttamente sulle piazzole ospedaliere o sui tetti delle strutture, azzerando i tempi morti dei trasferimenti in ambulanza e riducendo i rischi per i pazienti più critici. Spesso questo ha significato “strappare tempo al tempo”, alleggerendo le terapie intensive sovraccariche trasferendo pazienti dalle aree più colpite verso strutture con posti disponibili. Nei momenti peggiori, gli elicotteri operarono anche in configurazione dual-use, contribuendo a decongestionare reparti non-Covid.
La prima missione si svolse la notte del 7 marzo 2020, quando venne trasferito un paziente sedato ed intubato dall’Ospedale di Cremona all’Ospedale di Sondalo mediante elicottero.
Missioni nelle pieghe della notte e del territorio

Le cronache di quegli interventi raccontano operazioni ai limiti: atterraggi su superfici improvvisate, dirottamenti notturni verso piste alpine, voli con visori NVG attraverso valli turbolente. In quelle ore la sinergia tra equipaggi e personale medico era totale: monitoravano parametri clinici delicatissimi, muovendosi con precisione per garantire la massima sicurezza del primo paziente trasportato.
(Fonte: In volo per gli altri – Bruno Giuliacci, Luca Ricci, Pino Di Feo)
(Fonte: Oglio Po News, Francesca racconta la sua storia a lieto fine)
Organizzazione umana e tutela della forza
Per preservare la capacità operativa dello Stormo, il personale fu suddiviso in squadre isolate e alternate, riducendo al minimo il rischio di focolai interni. La lungimiranza di tale strategia si rivelò decisiva quando, all’insorgere di un focolaio in una delle componenti di volo, la squadra speculare poté proseguire l’attività senza flessioni. Dietro ogni decollo c’era una catena invisibile ma impeccabile: manutentori, tecnici e logistici che operarono senza soste alternandosi per mantenere i mezzi efficienti 24 ore su 24.
Ultimi voli in bio-contenimento in elicottero
L’ultimo blocco di interventi di urgenza in bio-contenimento effettuati dagli elicotteri del 15° Stormo per l’emergenza COVID-19 si è concluso negli ultimi giorni di febbraio 2021.
In particolare, dopo la riattivazione della CROSS (Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario), gli ultimi due voli consecutivi documentati sono avvenuti a brevissima distanza:
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Il 23 febbraio 2021: Trasporto urgente di un paziente da Campobasso (Molise, regione in quel momento in forte sofferenza nei reparti di terapia intensiva) verso il centro di cura di Grosseto.
(Fonte: Gente del Quindicesimo – 23/02/2021) -
Il 25 febbraio 2021: Un secondo trasporto consecutivo a distanza di 48 ore, sempre partendo dal Molise (Ospedale Cardarelli di Campobasso) per trasferire in sicurezza un paziente di 56 anni, stabilizzato dall’équipe medica dell’Infermeria Principale di Pratica di Mare e sbarcato a Cervia per la destinazione finale.
(Fonte: Gente del Quindicesimo 25/02/2021)
Dopo questa ondata, con la stabilizzazione delle terapie intensive dovuta alla campagna vaccinale e il calo dei trasferimenti interregionali critici, gli elicotteri del SAR sono tornati ai regolari compiti istituzionali di ricerca e soccorso, mantenendo comunque l’assetto per il bio-contenimento pronto per future emergenze sanitarie.
Dalla decorazione al fango: una lezione duratura
Nel settembre 2021 le attività del personale impegnato furono celebrate con decorazioni. Non si trattò solo di premiare singoli atti di coraggio, ma di riconoscere una capacità collettiva straordinaria: trasformare assetti e addestramenti militari in strumenti puri di protezione civile. Una vocazione che ha trovato una drammatica e decisiva conferma l’anno successivo, durante la devastante alluvione che ha colpito la Romagna: in quell’occasione, gli elicotteri dello Stormo si sono alzati in volo proprio per proteggere la propria terra, strappando all’acqua centinaia di persone isolate. L’esperienza del 15° Stormo rimane così un modello di come competenza, tecnologia e coordinamento possano fare la differenza tra la vita e la morte in una crisi globale o a chilometro zero.
(Fonte – Local Team – Alluvione in Romagna, Aeronautica Militare in prima linea: le parole dei soccorritori)
Conclusioni
In un mondo che associa troppo spesso la forza militare alla distruzione dei conflitti, le operazioni condotte dall’Aeronautica durante l’emergenza di sei anni fa offrono un ritratto opposto: quello di uno Stormo che si propone come custode della vita. Quei voli, quei rotori nella notte, restano la testimonianza concreta di una vocazione alla protezione; un esempio che supera ogni retorica e si radica nella pratica quotidiana di chi sceglie, ogni giorno, di mettere la propria professionalità al servizio degli altri.
È l’essenza stessa dello storico grido, “Mammajut!”: una promessa silenziosa che, ieri come oggi, trasforma l’invocazione di aiuto di chi soffre nella certezza di un soccorso dal cielo.


