Occhi di bragia e Santa Lucia (di Giorgio Russo)

L’insegnante di MTU era precisissimo. Almeno tanto quant’era preparato. Ci mostrò ogni virgola e vite dell’HH3F. Le sue interrogazioni erano memorabili. Eravamo giunti al punto di sapere praticamente tutto della macchina che di lì a poco avremmo pilotato, persino il valore dei filtri distribuiti nell’impianto idraulico: cinque micron. Era riuscito a inculcarci l’idea di un capolavoro tecnologico che, a tratti, sembrava sfiorare la delicatezza dei meccanismi di precisione.

Al termine del corso, questa convinzione ci accompagnò nelle nostre nuove destinazioni. Iniziai il tour della mia Base scortato da uno straordinario Sottufficiale, Specialista di qualifica (definizione dell’epoca), ma soprattutto speciale di carattere. Tanto da essere considerato urbi et orbi il nume tutelare dell’84° e anche dell’intero Stormo: l’indimenticabile Dante Stifanelli.

Quando varcai la soglia dell’hangar di manutenzione, i lavori fervevano. Man mano che mi avvicinavo, un rumore particolare diventava sempre più nitido. Un HH troneggiava sulla destra, con tanti tecnici attorno ai suoi pannelli aperti. Quasi abbracciato a uno di essi, uno Specialista risaltava rispetto agli altri. Barba lunga, riccia, occhi di bragia e vocione dalla forte inflessione locale: un personaggio a prima vista. Il rumore si arrestò. Lui mi diede il benvenuto, scambiammo qualche parola e poi riprese a lavorare.

Istantaneamente, lo strano rumore risuonò daccapo. Guardai più attentamente. Restai di sale. Quell’uomo stava impugnando uno strumento impensabile. Perché, dinanzi ai miei occhi ancora imbevuti di cifre e micro regolazioni, un pesante martello di legno sembrava calare sugli steli idraulici a guisa di mannaia. “Ma come? I cinque micron? Che fine hanno fatto?”, mi chiesi incredulo. Ero finito nell’antro di Efesto? No, affatto. Oppure sì, se si considera la bravura del dio greco. Infatti, bastò pochissimo per capire la grande abilità manutentiva di quegli uomini.

Qualche anno dopo iniziarono i miei trasferimenti. Ma rientrai di nuovo a Brindisi, questa volta da Comandante, prima di spostarmi ulteriormente in altre mete lontane.

Da allora ho rivisto Occhi di bragia solo due anni fa. In pochi minuti abbiamo riassunto storie di anni. Compreso il suo inatteso “Lei è stato l’unico a…”. Non si riferiva a un episodio direttamente legato al volo. Ma richiamava una pagina di vita tra uomini che hanno incrociato i loro percorsi sino a stringersi in un abbraccio, con l’identico aroma di sigaro all’anice emanato dalla sua barba, capace di trasportarmi in un attimo al nostro primo incontro. E al ricordo del mio insegnante.

Pochi giorni dopo, il Raduno a Vigna di Valle per celebrare l’esposizione dell’HH 3F nel Museo AM fece vorticare ancor più i pensieri, mentre mi sfilavano dinanzi i volti di una vita. D’altronde, da buon alato rotante, ho continuamente sostenuto che bisogna avere sempre qualcosa che ruoti in testa. Ovviamente facendo il gesto del rotore con l’indice della mano.

Tornato a casa, feci spazio in libreria per riporvi l’ultimo volume Nec In Somno Quies (NISQ), ritirato al raduno. Nascosta tra le varie copertine sullo scaffale, una cartellina blu scivolò a terra con i suoi fogli. Sorprendenti. Perché all’improvviso riapparivano pagine dimenticate lì da anni, che narravano un’avventura di tanto tempo prima. Il protagonista? Ebbene sì, proprio lui, il mio famoso insegnante di MTU, che in realtà era innanzitutto uno tra i più esperti e qualificati Piloti Istruttori.

Quindi, per un’imprevedibile e casuale serie di avvenimenti, nell’arco di una manciata di giorni mi trovai a rivivere fatti e situazioni che coprivano l’inizio e la fine della mia attività di pilota H24 in seno al Quindicesimo, tutti marcati da un comune denominatore: lo stesso Ufficiale.

Come chiamare simili eventi? Coincidenze? E come mai quel racconto tornò alla luce nell’esatto momento in cui stavo sistemando un libro che, manco a farlo apposta, raccoglieva vicende di volo?

Ho subito pensato che quel lontano avvenimento sarebbe immediatamente entrato in un volume NISQ. Era stata un’esperienza fortissima e aveva messo alla prova tutte le capacità del Capo Equipaggio. Il quale avrebbe sicuramente descritto anche tanti altri momenti se l’Amor che tutto move non l’avesse chiamato lì, in alto, nel Paradiso dei Piloti.

Allora, perché ne parlo io adesso? Tutto scaturisce dal rapporto di grande amicizia e stima professionale con questa persona, nato per l’appunto sui banchi dell’MTU e continuato sino all’ancor oggi incredibile atto finale.

Fu quindi assolutamente naturale incontrarci nei giorni immediatamente successivi all’episodio, per ragionare sull’accaduto.

Io avevo lasciato da poco lo Stormo per lo Stato Maggiore, destinato alla Sacrestia (nickname allora del 1° Reparto) e il mio ex insegnante (da ancor meno tempo) aveva lasciato il Comando del Centro Addestramento Equipaggi (CAE).

Era una storia troppo interessante. Decidemmo di assegnarci due ruoli. A lui andò, logicamente, la parte del protagonista. Io assunsi, invece, quella dell’intervistatore, per raccogliere le sue sensazioni e riversarle in un articolo, a sua firma, che non ho mai saputo se sia effettivamente apparso o meno sulla Rivista Sicurezza del Volo. Come non conosco, peraltro, neppure i risultati dell’Inchiesta.

Ma qual è, dunque, il nome di questa straordinaria figura? Eccolo, finalmente. È quello di un altro indimenticabile personaggio: Gino Fischione.

Con lui mossi i primi passi sull’HH-3F. La passione per il volo era l’elemento che ci accomunava e lui riusciva a trasmettere la sua con enorme entusiasmo. Non con le semplici parole, ma con la ricerca tendente alla perfezione della manovra, attraverso la corretta regolazione dei parametri, frutto di attenti studi, e l’armonico sviluppo delle traiettorie in rapporto allo spazio.

Abbiamo volato tante volte insieme sull’H3, ma anche su altre macchine e in Stormi diversi. Finanche all’aeroclub. In ogni missione siamo andati alla ricerca della soglia più avanzata possibile per la specifica attività. Grande pianificazione iniziale e poi in volo. In campo e fuori campo. Sull’impegnativa vetta del Gran Sasso (un suo must) o al largo sul mare. A bassissima quota o in strumentale. Con i visori notturni o nell’applicazione delle tattiche evasive. Nello studio delle manovre di presentazione per gli Air Show o nell’atterraggio in aree ristrette, dove bisognava incunearsi tra le montagne con traiettorie serpeggianti per intercettare l’unico sentiero idoneo a centrare spazi poco più larghi del rotore. Sino alle tante (oggi impensabili) simulazioni di emergenze combinate, in ogni condizione, con un dosaggio attentissimo dei comandi e le lancette degli strumenti che rasentavano i limiti.

Una concentrazione totale che imponeva il ricorso a tutte le proprie capacità, per sentirsi in piena sintonia con il mezzo. Ma sempre nel massimo rispetto della sicurezza e con la convinzione, quando tornavi a terra, di aver provato e imparato ogni volta qualcosa in più, per essere pronto a operare al meglio nelle situazioni reali. Avevamo stabilito quel feeling così raro che, quando accade, ti dà il senso di una vera ricchezza.

Era una tale sintonia di pensieri che, nell’ascoltare la descrizione della sua emergenza, piena di congetture, percezioni ed emozioni a ogni parola, mi sembrò di rivivere quell’avventura assieme a lui nel cockpit.

Dal nostro incontro scaturì la storia illustrata poche righe più sotto. E con essa la risposta alla precedente domanda del perché sia io a parlarne ora.

Il motivo è il desiderio di rendere omaggio a una Figura di rilievo attraverso uno scritto che, accanto alla mia, avrà anche la firma di Gino (con la speranza che me lo conceda da lassù), per tutto ciò che ha vissuto, dimostrando di saper gestire un’evenienza altamente critica, grazie al suo instancabile desiderio di entrare in contatto con la macchina e sentirla propria in ogni condizione. Anche la più problematica. Anche quando un secondo sembra durare un secolo.

Quest’enorme dilatazione del tempo emerge dal racconto riportato di seguito, dove Gino parla in prima persona.

«Ero davvero felice di andare in volo. Avevo lasciato il comando del CAE da pochi giorni e i preparativi per il cambio mi avevano tenuto più lontano del solito dal mio impegno quotidiano: volare, per l’appunto. Per questo motivo, ero completamente preso dalla pianificazione.

Chino sulla carta di navigazione, assaporavo appieno la sottile eccitazione che prelude a ogni decollo. Volevo immergermi nel blu. E poi, avevo un motivo in più per essere allegro: i miei passeggeri.

Avrei mostrato il “mio” HH3F a una squadra del Centro Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), gli alpinisti aerosoccorritori che usavano in prevalenza l’AB212 e nemmeno immaginavano le capacità di questo magnifico vettore. Con tali pensieri in testa, staccai finalmente le ruote da terra per una missione di rinnovo carta strumentale.

A bordo eravamo in tredici: io, istruttore, con trent’anni e più di Aeronautica, innamorato perso del volo; il giovane allievo, determinato a fare una bella missione e con qualche perlina di sudore tra una radiale e l’altra; l’equipaggio, sornione in postazione; dietro, gli amici alpinisti, curiosi indagatori del nuovo elicottero.

L’aria, fuori, era calma e tersa, senza la minima turbolenza. Qualche migliaio di piedi più sotto si stendeva la placida immensità del mare.

Trasparenze rosa e azzurre all’esterno, clima cordiale e amichevole in cabina: cosa ti aspetti in una situazione del genere? Di livellare tra 500 piedi, proseguire verso Ponza e…certamente non di sentirsi in una frazione di secondo come cubetti di ghiaccio nello shaker!

La quiete idilliaca era sparita di botto. Ciò che vedevo all’esterno era inspiegabile. Non avevo più una sola traccia del disco rotore a segnare la mia posizione rispetto all’orizzonte, ma ben due. Circa mezzo metro più sotto rispetto alla normale linea, infatti, se n’era formata una seconda. Ragion per cui, a ogni giro delle pale (avete idea di quanti giri al secondo compia il rotore di un elicottero?), tutte le persone a bordo, me compreso, erano forsennatamente sbattute prima in aria, poi in basso e in ogni direzione. Sembravamo palline da ping-pong in un match serratissimo.

Le mani stringevano i comandi, la mente andava a mille. Cercavo soluzioni, ma non capivo nulla. Le indicazioni che avevo non erano contemplate in nessuna procedura. Non sapevo cosa fare. Quell’emergenza non era prevista. Non poteva esistere.

L’unico dato di fatto era che l’elicottero sembrava ingovernabile. Aiuti? Zero assoluto. Tranne la voce del mio istinto. Volevo tentare qualcosa di simile a un’autorotazione, ma era impossibile abbassare completamente la leva del collettivo. Intuivo, però, che l’unica alternativa praticabile doveva per forza limitarsi a una lieve pressione verso il basso.

Intanto continuavamo a essere shakerati ma, nonostante la vigile attenzione (la parola paura non suona bene), la mente era lucida. Perciò riuscii a realizzare che quella manovra consentiva di stabilizzare almeno in parte le vibrazioni. Erano sempre violente, per usare un eufemismo, ma l’elicottero dava segni di risposta ai miei input.

Decisi di iniziare la discesa, sperando che fosse controllabile e non mi costringesse a seguire la legge del caddi come corpo morto cade di dantesca memoria. Flutter, risonanza, distacco del rotore: i miei pensieri erano ipotesi molto, molto probabili in quel frangente.

Fu un momento decisamente particolare che mi si è fissato in testa, soprattutto perché sentii crearsi a bordo un’unica coscienza. Non eravamo più i singoli membri di un equipaggio, ma una sola mente che tentava di trovare spiegazioni, comportamenti, soluzioni. Non c’era spazio per l’artiglio della paura. Pensavamo unicamente a cosa fosse accaduto e a come risolvere il problema. All’unisono.

Nonostante gli sforzi, però, il nostro CRM non produceva nulla di concreto. Avevamo chiuso il piano di volo IFR e ci trovavamo in un’interminabile discesa a vista verso la costa, una riga a poche miglia dai nostri occhi, ma a un’infinità dai nostri cuori.

Sballottati ovunque, eravamo in contatto con un PD 808 che aveva raccolto il nostro segnale d’emergenza e ci seguiva a distanza ravvicinata, imitato più tardi anche da un SF 260 che si aggiunse ai testimoni della nostra piccola (?) odissea.

Erano trascorsi otto lunghissimi, spasmodici minuti. La terra era lì, a sole due miglia, ma ogni tentativo di raggiungerla era vano. La rabbiosa reazione dell’elicottero amplificava incontrollabilmente i sobbalzi.

Non c’era più nulla da fare. Ero costretto ad ammarare. La prospettiva non mi piaceva affatto, ma la calma piatta del mare in qualche modo mi rassicurava. E quindi giù, muso a cabrare, velocità in diminuzione e, infine, ballando, ballando ancora un minuto, il tanto atteso contatto con l’acqua.

I grandi spruzzi del deciso splash ci annunciarono che eravamo finalmente in salvo.

La speranza era stata tanta, ma ci convincemmo di aver fatto bene a sperare solo quando riuscimmo a spegnere i motori e ad arrestare il rotore. Ora, fermi in mezzo al mare, potevamo assistere allo spettacolo di una pala che penzolava decisamente inclinata sulla nostra testa, trasposizione reale di una spada di Damocle ormai neutralizzata.

Il tempo di arrampicarsi sulla fusoliera e l’arcano sparì. Una pala del rotore era fuoriuscita dalla sede. Si era sboccolata. Un brutto termine che racchiudeva effetti ancor più brutti. Ma nel frattempo, i Nostri erano partiti ed erano già arrivati in zona.

Così, seduti in cabina, a mollo nel Tirreno, avemmo modo di vivere un’altra emozione. La stessa che prova una persona in pericolo quando sente sopra di sé il possente e inconfondibile rombo dell’HH3F.

In quel momento, ormai, per noi non c’era altro che qualche abbondante litro d’acqua di mare a bordo. Ma vedere l’H3 che recuperava la squadra del CNSAS nel rosseggiare del tramonto, fu uno spettacolo avvincente. E dire che la giornata non era stata certo avara di emozioni.

Sani e salvi, i nostri amici s’involarono verso la Base. Ma non l’equipaggio. Nessuno si sentì di abbandonare l’elicottero e i propri compagni. Neppure quando la vedetta della Capitaneria di Porto, giunta nel frattempo, iniziò a trainare il mezzo in panne sino al porto di Anzio.

Tutti insieme controllavamo con il GPS che la velocità non superasse i prescritti tre nodi. In realtà, inseguivamo i nostri pensieri a una velocità di gran lunga maggiore.

Infine, anche la nostra navigazione marittima terminò e, dopo lunghissime ore, riuscimmo a rimettere piede sulla terraferma.

Che bella sensazione sarebbe stata se non avessi sentito un discreto tremore attanagliarmi prima lo stomaco, poi il braccio, i muscoli e, infine, il corpo intero. “Adesso mi prenderà anche alla gola e non riuscirò neanche a parlare. Che figuraccia!”, pensavo.

Ma non accadde, né con il Comandante della Capitaneria, né con il cameriere del ristorante dove arginammo i morsi della fame (ma erano realmente della fame?). Non avvenne nemmeno quando vidi sulla porta mia moglie e mia figlia che, con il loro abbraccio, conclusero quell’incredibile avventura e placarono ogni tremore.

In mente mi tornavano soltanto le parole di un vecchio, caro Maresciallo pilota: “E anche questa volta abbiamo riportato lo scheletro a casa”.

Erano le 2:30 della notte. Il giorno prima era stato il 13 dicembre, Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia. Ma c’è sempre un’eccezione che conferma la regola, non è vero?».

               Giorgio F. Russo e Gino Fischione       

(P.S.)

Nonostante avessi messo su carta queste parole già un paio d’anni addietro, non le avevo ancora inoltrate all’Associazione Gente del 15°. Perché? Mistero per me stesso. Ma ora il galoppante incedere del tempo ha fatto scoccare una data particolare. Dieci anni da quell’ultimo volo sulla Terra di Gino Fischione: il suo decollo verso l’Empireo, il cielo più alto. Accanto a lui un altro amico, Paolo Caruso. Una Santa Messa in loro suffragio è stata celebrata il 20 ottobre 2025, nel Pantheon di Roma.

Mentre pensavo a cosa scrivere, ho distolto lo sguardo dalla tastiera. Sembrava che il piccolo casco-fermacarte dinanzi a me fosse diverso dal solito. Me lo diede proprio Paolo. Ora, invece, mi trovo a rivolgere le mie preghiere all’Altissimo per lui. Le stesse che innalzo all’Onnipotente per Gino. Ma stavolta penso che sia davvero giunto il momento di accompagnarle anche con questo suo ricordo a quattro mani, per noi uniti in fratellanza dal rombo del rotore.

Ad memoriam

Foto 1: da sinistra, Giorgio Russo, Gino Fischione e Leonardo (Leo) Lella, pilota civile, giornalista e appassionato di Aeronautica, soprattutto del 15°. Con Leo ho stretto i rapporti all’indomani dell’incidente di Gino. Lo ricordavamo sempre. Ma, da pochi giorni, pure Leo ha improvvisamente raggiunto Gino. Anche per lui levo in Alto le mie preghiere.
Foto 2: Palazzo Aeronautica – Disegno murale di Marcello Dudovich

In ricordo di Paolo e Gino (di Francesco Sgrenci)

Lunedì pomeriggio, 20 Ottobre, nella cappella all’interno del Pantheon a Roma, si è tenuta una messa in suffragio in coincidenza del decennale della scomparsa degli amici Gino Fischione e Paolo Caruso, che persero la vita in un tragico incidente aereo in località Campomorto, fra i Comuni di Lanuvio ed Aprilia, al confine delle province di Roma Latina, mentre effettuavano un volo di prova di un elicottero ultraleggero R22 di una società di Aprilia.

Ad organizzare la funzione è stata la nipote di Paolo Caruso, che oltre ad essere stato un pilota dell’Aeronautica, era una “Guardia d’Onore” al Pantheon.
Non potevano mancare gli Amici, che in rappresentanza di tutta la Gente del Quindicesimo, li hanno voluti ricordare. Alla fine della messa è stata letta e ne ho avuto l’onore, la preghiera dell’Aviatore.
Il Mammajut, per rispetto del luogo in cui ci trovavamo non è stato possibile “urlarlo”, ma in cuor nostro e a bassa voce glielo abbiamo dedicato: “Mammajut Gino… Mammajut Paolo…”
La cappela del Pantheon
Un momento della funzione religiosa
Lo stendardo delle Guardie d’Onore
La lettura della preghiera dell’Aviatore

Salvare Vite sacrificando la propria

COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI SACCOLONGO

Lo scorso lunedì a Creola di Saccolongo (PD) è stato reso omaggio alle vittime dell’incidente aereo del 20 ottobre 1977 che ha causato la morte di cinque militari del 15° Stormo che erano a bordo di un elicottero Augusta Bell 204B. 
Sono passati 48 anni dall’evento e desidero ricordare al lettore cosa successe.
L’AB-204 ebbe una emergenza grave che non permetteva di proseguire il volo: era necessario un atterraggio d’emergenza immediato. Ma la sorte non fu benevola e sulla traiettoria di discesa c’era una scuola materna e la canonica. L’equipaggio, con perizia e profondo senso del dovere, valutato l’imminente pericolo che sarebbe da lì occorso, riuscì – con l’energia residua – ad evitare abilmente il campanile della chiesa parrocchiale e la scuola, impattando rovinosamente al suolo in un campo coltivato.
Il Tenente Pilota Michele Grande, il Maresciallo Benito Stasi, il Sergente Francesco Santoruvo, il Sergente Sommozzatore Salvatore Pinto (del 3° Distaccamento SAR di Grottaglie) e il Maresciallo Infermiere Alfredo Miccoli (della Scuola Centrale Istruttori Volo – SCIV) persero la loro vita ma salvarono quella delle persone, dei bambini, che ignari stavano vivendo la loro.
La funzione religiosa è stata officiata da Don Emilio Moro, alla presenza del Sindaco di Saccolongo Signor Steve Garbin, del Presidente dell’Associazione Arma Aeronautica, Sezione di Padova, il Colonnello Aldo Palmitesta, del Comandante l’84 Centro SAR, Tenente Colonnello Ivano Sorrentino, di personale militare, di rappresentanze delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, e autorità civili del luogo.
La cerimonia, sempre sentita e intensa, si è conclusa con il ricordo dei nostri colleghi Caduti che con l’estremo sacrificio impedirono il coinvolgimento di civili innocenti.
A loro il rinnovo di eterni cieli blu e il nostro Mammajut!
La messa di suffragio
Il memoriale all’ingresso

La lapide al cimitero

Lo schieramento del personale
Gli onori militari dopo la deposizione della corona d’alloro

La rappresentanza del 15° Stormo

Il privilegio di salvare vite

(Anche senza un elicottero, con generosità)

Dopo aver pubblicato il commovente articolo che ha scritto Antonello Albanese sulle esequie dei colleghi Simone e Lorenzo, volati via da questa terra lo scorso 1° ottobre, mi fa davvero piacere potervi raccontare di una nostra collega, una “eroina” generosa che si è messa a disposizione per salvare delle vite.

Il suo nome è Mariateresa Campobasso, è in servizio all’82° Centro SAR di Trapani, e non ha un mantello e nemmeno i superpoteri come gli eroi dei fumetti, però con un semplice ma straordinario gesto, ha dato una possibilità di vita a chi ne ha disperato bisogno, ancorché dall’altra parte del mondo, perché affetto da leucemia.

Mariateresa ha scelto di fare la donazione delle proprie cellule staminali.

Donare significa dare una parte di sé e non si tratta solo di tessuti, ma anche di tempo, energie, speranza, senza chiedere nulla in cambio.

Significa credere nella salvaguardia della vita e nel valore profondo della solidarietà.

Mariateresa lo ha fatto con il cuore, con umiltà (se non fosse stato per il suo Comandante – che ringrazio – non lo avrei saputo), con coraggio e con la speranza che ben presto quella persona con la quale è compatibile, grazie a lei e all’Associazione Donatori Midollo Osseo (https://admo.it/), potrà tornare a sorridere.

Un esemplare gesto di vita in grado di dare speranza a tutti.

MAMMAJUT A TE MARIATERESA!

Mariateresa ed una operatrice dell’ADMO (Foto di ADMO Palermo)

Giornata della memoria del Soccorso Aereo

Il 1° ottobre 1965 veniva ricostituito il 15° Stormo con la denominazione S.A.R., Search And Rescue (Ricerca e Soccorso). Sono trascorsi 60 anni da allora e, in accordo con il Comando del 15° Stormo, abbiamo deciso di istituire contestualmente alla ricorrenza, una Giornata della memoria del Soccorso Aereo, da dedicare a tutti coloro che hanno avuto il “privilegio di salvare vite” e che hanno chiuso le loro ali terrene per volare nel blu del cielo eterno. Questa ricorrenza nasce con l’intento di onorare e ricordare coloro che, con la loro vita e con il loro esempio, hanno contribuito a tenere alto il nome del nostro Stormo e a rafforzare i valori che ci uniscono come comunità.

Una giornata che, altresì, è l’occasione per farli rivivere nei ricordi di chi li ha conosciuti, di farli conoscere a chi oggi è in servizio, nel pieno spirito di fraternità che ci contraddistingue da sempre.

Così, a cura delle singole Sezioni dell’Associazione Gente del Quindicesimo, presso le rispettive sedi, lo scorso 1° ottobre si sono svolte significative cerimonie in occasione della prima Giornata della memoria del Soccorso Aereo.

15° Stormo – Cervia (di Ernesto Camillo Ganapini, Presidente di Sezione)

Presso l’Aeroporto di Pisignano, per celebrare la prima “Giornata della memoria per i caduti del 15°Stormo e dell’AG15” è stata organizzata la deposizione di una corona e della sua benedizione. Inizialmente prevista in concomitanza della cerimonia dell’alzabandiera, a causa di avverse condizioni metereologiche, è stata spostata presso la Chiesa della zona logistica di Cesena. A seguito della deposizione della corona il Cappellano Militare Don Marco Galanti ha proceduto alla benedizione e ricordato a tutti l’importanza della memoria sia come occasione di riflessione interiore che come motivazione per guardare avanti nell’esempio di chi ci ha preceduto. Successivamente alla lettura della Preghiera dell’Aviatore, quale Presidente di Sezione, ho avuto modo di parlare a nome dell’Associazione ringraziando i presenti e illustrando le attività dell’AG15. Ha concluso l’evento il Comandante di Stormo, il Colonnello Antonio Viola, che ha sottolineato l’importanza della conoscenza della storia di chi ci ha preceduto per comprendere pienamente la nostra realtà attuale e l’importanza del nostro lavoro e dei nostri sacrifici quotidiani.

Il Presidente ed il Segretario della Sezione di Cervia portano la corona
il Cappellano Militare Don Marco Galanti benedice la corona
Il Comandante di Stormo e il personale riuniti in preghiera

82° Centro SAR – Trapani (di Nicolò Nicolosi, Comandante 82°)

Presso la chiesa del 37° Stormo, innanzi al Cappellano Militare Don Giuseppe Laganà e alla presenza del Comandante il 37° Stormo, Colonnello Daniele Mastroberti, del Segretario dell’AG15° Sezione di Trapani Antonio Origlio, nonché di una rappresentanza dell’82°, si è tenuta la funzione religiosa in memoria dei cari colleghi che, con il loro più alto sacrificio, hanno contribuito a tenere alto il nome del 15° Stormo e dell’Aeronautica Militare tutta.

Al termine della messa, presso il monumento ai Caduti del 15° Stormo posto di fronte l’area Comando dell’82° Centro, si è altresì reso omaggio ai nostri Angeli con la deposizione di un omaggio floreale.
Purtroppo l’evento è tragicamente coinciso con il grave incidente accaduto questa mattina a Latina che ha visto la scomparsa di altri 2 colleghi. Alle loro famiglie rivolgiamo il nostro più sentito cordoglio.
La Cappella aeroportuale di Trapani-Birgi
La lettura della Preghiera dell’Aviatore
Il Comandante del 37° Stormo, il Comandante 82° assieme al Cappellano Militare e al personale dell’82° a fine cerimonia
Il Comandante 82° e il Segretario della Sezione AG15 di Trapani, depongono un omaggio floreale al memoriale ai caduti
Il Cappellano Militare Don Giuseppe Laganà impartisce la benedizione
Foto di gruppo a fine cerimonia

85° Centro SAR – Pratica di Mare (a cura di Eugenio Rovazzani, 2° Vice Presidente AG15)

Alla prima Giornata della memoria del Soccorso Aereo hanno preso parte numerosi soci, ospiti e familiari, a testimonianza del forte legame che l’Associazione mantiene con la memoria, le tradizioni e i valori che la ricorrenza richiama.

L’evento è stato presieduto da me, in qualità di 2° Vicepresidente AG15, in rappresentanza del sia Presidente AG15 che del Presidente della Sezione di Pratica, entrambi impossibilitati a partecipare. Alla cerimonia era presente il Presidente Onorario e alcuni Presidenti Emeriti dell’Associazione. Nel pronunciare un breve discorso, ho voluto sottolineare l’importanza di custodire e tramandare la memoria storica condivisa e i sentimenti di cordoglio per i nostri caduti.

Un momento particolarmente toccante è stato offerto dalla lettura della Preghiera dell’Aviatore, recitata da una giovane Ufficiale dell’85° Centro, che ha preceduto un minuto di silenzio e raccoglimento, dedicato a tutti i caduti del 15° Stormo, dell’Associazione e, più in generale, dell’Aeronautica Militare. Un pensiero commosso è stato rivolto dai presenti ai due sfortunati piloti del 70° Stormo che, proprio quella mattina, hanno perso tragicamente la vita nell’Agro Pontino.

Al termine della cerimonia, i partecipanti hanno potuto ritrovarsi in un momento conviviale con un sobrio rinfresco, al quale ha preso parte anche il personale dell’85° in servizio.  L’occasione è stata arricchita da una raccolta fondi a scopo benefico, che ha riscosso un’ampia adesione e ha permesso di raccogliere un contributo significativo.

La somma raccolta sarà destinata in beneficenza a sostegno delle attività delle missioni monfortane in Malawi. In segno di gratitudine, è giunto anche il ringraziamento del vice parroco della Parrocchia San Luigi Montfort, della diocesi di Roma, e della responsabile della ONLUS che segue i missionari in Malawi, confermando il valore concreto e solidale dell’iniziativa.

La giornata si è così conclusa in un clima di partecipazione, memoria e solidarietà, riaffermando ancora una volta lo spirito di coesione dell’Associazione Gente del Quindicesimo.

Il memoriale ai caduti di fronte al piazzale dell85° Centro SAR
Il 2° Vicepresidente AG15 pronuncia il suo discorso alla presenza dei Presidenti Onorario ed Emeriti e dei Soci intervenuti
Il 2° Vicepresidente AG15 pronuncia il suo discorso alla presenza dei Presidenti Onorario ed Emeriti e dei Soci intervenuti
Il momento di fraternizzazione tra i Soci Ag15 e il personale 85°
Si raccolgono donazioni per i missionari in Malawi
Il sorriso che il trascorrere dei momenti insieme ci regala
Un HH139B fa da sfondo al momento conviviale
La lettera della Parrocchia San Luigi di Monfort

Cambi al comando dell’83° Gruppo e dell’81° CAE del 15° Stormo

Nel giro di due giorni, presso l’aeroporto di Pisignano di Cervia (RA), sede del 15° Stormo, si sono tenute le cerimonie di avvicendamento al comando rispettivamente dell’83° Gruppo SAR (Search and Rescue – Ricerca e Soccorso) e dell’81° CAE (Centro Addestramento Equipaggi).

La prima solenne cerimonia alla presenza di autorità, colleghi e familiari, si è svolta il 17 settembre, durante la quale si sono avvicendati al comando dell’83° Gruppo SAR, il Maggiore Simone M. (uscente) e il Maggiore Simone A. (subentrante).

Nel suo discorso di commiato, il Maggiore Simone M. ha espresso profonda gratitudine per l’onore di aver guidato l’83° Gruppo, definendo l’incarico il culmine della sua carriera operativa. Ha ringraziato il Comandante di Stormo, i colleghi e l’Associazione “Gente del 15°” per il supporto ricevuto. Con un pensiero speciale ha voluto salutare il Signor Giovanni, presente alla cerimonia con la sua famiglia, simbolo di un soccorso che ha emblematicamente rappresentato il valore e il significato del lavoro del Gruppo. Rivolgendosi al suo successore, ha espresso piena fiducia nelle sue capacità, assicurandogli il proprio sostegno dal nuovo incarico che lo attende all’interno del 15° Stormo.

Il Maggiore Simone A., nel suo discorso di insediamento, ha dichiarato la sua dedizione al comando, basando il suo impegno su tre valori fondamentali: rispetto, fiducia e abnegazione. Ha riconosciuto il valore storico e operativo dell’83° Gruppo, prossimo a celebrare i suoi cento anni, e ha sottolineato l’importanza della coesione e dell’impegno collettivo per continuare a garantire la salvaguardia della vita umana. Ha concluso ringraziando la sua famiglia per il sostegno indispensabile che gli dona.

Il Colonnello Pilota Antonio Viola, Comandante del 15° Stormo, ha presieduto la cerimonia, lodando l’operato del Maggiore Simone M. per la sua professionalità e l’impegno profuso nel corso del suo comando. “Il Maggiore M. ha saputo mantenere alto l’onore e la tradizione dell’83° Gruppo SAR, portando a termine missioni complesse con eccezionale efficacia,” ha dichiarato il Colonnello Viola. “Auguro al Maggiore A. un sincero in bocca al lupo per il nuovo incarico, certo che, con la sua leadership, saprà guidare gli uomini e le donne dell’83° Gruppo verso nuovi importanti traguardi, nel segno della continuità e dell’eccellenza che contraddistinguono il 15° Stormo.

Il Col. Viola, accompagnato dal Magg. A (subentrante) e dal Magg. M (uscente), passa in rassegna lo schieramento
Il Magg. M. passa al Magg. A. il vessillo dell’83° Gruppo
(da sx a dx) Il Magg. Simone A., il Col. Antonio Viola e il Magg. Simone M.
Stretta di mano tra Comandanti
La gioia del passaggio in volo

Il 18 settembre scorso, è stata la volta dell’avvicendamento al comando dell’81° CAE. L’evento ha sancito il passaggio di consegne tra il comandante uscente, Tenente Colonnello Alfredo P., e il comandante subentrante, il Tenente Colonnello Michele M.

Anche questa cerimonia, che ha avuto luogo alla presenza di un’importante rappresentanza del personale del Centro e dei familiari, è stata presieduta dal Comandante del 15° Stormo, Colonnello Pilota Antonio VIOLA.

L’81° C.A.E. svolge un ruolo cruciale nella preparazione e nella standardizzazione del personale dell’Aeronautica Militare, con l’obiettivo di formare equipaggi altamente qualificati per le operazioni di Ricerca e Soccorso (S.A.R.). Le loro missioni sono fondamentali per la salvaguardia della vita umana e per il supporto alla comunità, in particolare durante le emergenze e le calamità naturali.

Il comandante uscente, Alfredo P., ha ringraziato il personale per l’impegno e la professionalità dimostrati durante il suo mandato, sottolineando i risultati raggiunti e l’importanza del lavoro svolto quotidianamente per garantire l’efficacia operativa del Centro.

Il comandante subentrante, Michele M., ha espresso il proprio orgoglio per l’incarico ricevuto, dichiarando di essere pronto a guidare il Centro per affrontare le sfide future, continuando a operare nel solco dell’eccellenza e della dedizione che contraddistinguono il 15° Stormo.

Nel suo intervento conclusivo, il Comandante del 15° Stormo, Colonnello Pilota Antonio VIOLA, ha ringraziato il Ten.Col. Alfredo P, uscente per il suo prezioso contributo e ha augurato un proficuo lavoro al Ten.Col. Michele M., subentrante, ribadendo l’importanza strategica dell’81° C.A.E. per le capacità operative dello Stormo e della Forza Armata.

Il Col. Viola, accompagnato dai comandanti subentrante e uscente, passa in rassegna lo schieramento
Il Ten.Col. Alfredo P. passa il vessillo dell’81° CAE al Ten.Col. Michele M.
(da sx a dx) il Ten.Col. Michele M., il Col. Antonio Viola e il Ten.Col. Alfredo P.
Stretta di mano tra Comandanti

Il 15° Stormo garantisce, 24 ore su 24, ogni singolo giorno dell’anno, la ricerca e il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà , concorrendo, inoltre, ad attività  di pubblica utilità  quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita e il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche complesse, sia di giorno sia di notte.

Dalla sua costituzione a oggi, gli equipaggi del 15° Stormo hanno salvato migliaia di persone in pericolo di vita, mentre in estate svolgono anche attività  Antincendio Boschivo (AIB) nell’ambito degli assetti forniti dalla Difesa per questa campagna. Dal 15° Stormo di Cervia, oltre l’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, anche l’80° Centro SAR di Decimomannu (Cagliari), l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma), l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’83° Gruppo SAR, sito proprio su Cervia (Ravenna).

[Fonte: 15° STORMO – SEZIONE PUBBLICA INFORMAZIONE]

[Nota del redattore]

Ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere personalmente i due Comandanti usciti, Alfredo e Simone, durante il recente Trofeo Asti 2025 e posso testimoniare come siano due Ufficiali di impeccabili doti professionali e soprattutto dei leader naturali, attenti al loro personale e al servizio diuturno per il paese. Porgo innanzitutto a loro il mio personale ringraziamento per quello che hanno fatto per i loro rispettivi Gruppo/Centro e con essi all’amato 15° Stormo dell’Aeronautica Militare. Ai neo Comandanti, il Ten.Col. Michele M. e Magg. Simone A., un sincero in bocca al lupo per gli importanti incarichi che sono chiamati ad assolver. A tutti loro, al loro personale e al Col. Viola (che è sempre più vicino al dono dell’ubiquità!), il mio sincero e gridato MAMMAJUT!

Gli elicotteri del 15° Stormo impiegati nella Campagna Antincendi Boschiva della Difesa

Con l’arrivo dell’estate arriva anche puntuale l’emergenza incendi boschivi, aggravata dalla persistenza di alte temperature e la scarsità di precipitazioni. La Campagna Antincendio Boschivo (AIB) del 2025 è ufficialmente iniziata lo scorso 15 giugno e proseguirà fino al 15 ottobre. Data l’estensione del fenomeno e la sua pericolosità, non solo per il patrimonio naturale nazionale ma anche per la popolazione, la Difesa è impegnata attivamente nella prevenzione e nel contrasto degli incendi boschivi. Tale collaborazione si attua attraverso il lavoro sinergico con il Dipartimento della Protezione Civile, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e con tutte le componenti del c.d. Sistema Paese. 

La partecipazione delle Forze Armate è parte di un accordo di collaborazione con la Protezione Civile e prevede l’impiego di numerosi assetti elicotteristici dell’Esercito Italiano, dell’Aeronautica Militare, della Marina Militare e dell’Arma dei Carabinieri, coordinati dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU). Per il supporto logistico e operativo, sono stati messi a disposizione diversi aeroporti militari, tra cui Napoli Capodichino, Sigonella e Trapani Birgi.

In totale, la Difesa contribuisce alla campagna con 10 elicotteri dislocati su tutto il territorio nazionale, pronti a intervenire su richiesta per supportare le operazioni antincendio. L’Aeronautica Militare, in particolare, è attivamente coinvolta nella campagna AIB, utilizzando gli elicotteri HH-139 del 15° Stormo, in particolare quelli dell’80° Centro SAR di Decimomannu (CA) e dell’82° Centro SAR di Trapani (TP). Da metà giugno, questi assetti hanno effettuato oltre 40 missioni tra Sicilia e Sardegna, coprendo 7 territori provinciali diversi, con più di 800 lanci d’acqua e circa 600.000 litri sganciati, operando per oltre 60 ore di volo in contesti spesso complessi.

Dal 2018, la capacità AIB è stata integrata nella missione del 15° Stormo, che ha la responsabilità di garantire, 24 ore su 24, la ricerca e il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà. Inoltre, il Reparto partecipa ad attività di pubblica utilità, come la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita e il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche complesse, sia di giorno che di notte.

Dal 15° Stormo, il cui comando è a Cervia, dipendono, oltre ai citati 82° Centro SAR e 80° Centro SAR, l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (RM), l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (BA), l’83° Gruppo SAR e l’81° Centro Addestramento Equipaggi (CAE), entrambi basati a Cervia (RA).

La Campagna Antincendio Boschivo rappresenta una delle numerose attività in cui le Forze Armate italiane mettono a disposizione della collettività risorse, competenze e tecnologie normalmente impiegate per esigenze operative, ma perfettamente adattabili anche in contesti civili. In particolare, l’Aeronautica Militare, grazie alla propria capacità dual-use sviluppata nel tempo, garantisce quotidianamente operazioni di soccorso, trasporto sanitario d’urgenza e supporto alla popolazione. Questo è un esempio concreto del contributo della Difesa alla sicurezza del Paese, che si manifesta non solo sul piano militare, ma anche nella tutela della popolazione.

[Fonte: https://www.aeronautica.difesa.it/news/campagna-antincendio-boschivo-2025-la-difesa-in-prima-linea-nella-lotta-agli-incendi/]

 

 

41° Anniversario del Sacrificio del Magg. Pil. M.A.V.A. Francesco Asti

Come annunciato in precedenza (vedi link: https://www.gd15.it/annuncio-ai-soci/41anniversario-del-sacrificio-del-magg-pil-m-a-v-a-francesco-asti/), oggi, 18 agosto 2025, nella ricorrenza del 41°Anniversario della sua scomparsa, è stata celebrata una messa in ricordo del Maggiore Pilota Francesco Asti all’interno del Monumento ai Caduti dell’Aeronautica Militare del cimitero monumentale del Verano, a Roma, dove riposano i suoi resti mortali.

Nonostante la data agostana e gli anni trascorsi, i Soci dell’AG15, gli amici e una rappresentanza dell’85° Centro SAR, guidata dal Comandante Bruno Monteferri, si sono ritrovati a condividere il ricordo di un collega che “era l’allegria fatta persona” (cit.), la cui vita sacrificata troppo presto ci ricorda che siamo di passaggio su questa Terra e che sta a noi stabilire come sarà questo nostro passaggio.

Il “privilegio di salvare vite“, di volare quando altri non lo fanno per soccorrere chi è in pericolo, per essere la speranza di vita di qualcuno, è comunque un’attività rischiosa. Ci si addestra tantissimo proprio per ridurne la pericolosità intrinseca, ma i rischi non possono essere azzerati.

Ecco perché Francesco Asti è importante per noi, Gente del Quindicesimo: ci fa da allora da luminoso esempio di dedizione e da monito per non dimenticare la caducità della nostra esistenza.

Trovandoci in un luogo dove riposano tanti altri colleghi che hanno perso la vita in servizio, la nostra preghiera li ha idealmente abbracciati tutti, assieme a quelli che hanno chiuso le loro ali naturalmente. (Ultimo in ordine di tempo il Socio Modesto Accardo, che è sempre stato presente al Sacrario per ricordare Asti).

Prima di lasciare quel luogo sacro, il nostro “Mammajut!” ha riecheggiato per Asti e per tutti i nostri amici e colleghi che hanno lasciato questa vita.

[Nota dell’autore]

Io non ho conosciuto Francesco Asti, sono arrivato al 15° Stormo, 85° Gruppo SAR, allora a Ciampino, nove anni dopo. Eppure, grazie al ricordo di chi lo conosceva, ma soprattutto grazie al profondo legame che si stabiliva tra i neo arrivati di tutte le categorie e gli “anziani”, fatto di giorni vissuti gomito a gomito, di addestramenti ed esami sempre più difficili, di una porta sempre aperta nelle categorie della manutenzione per una lezione di impianti aggiuntiva, Egli è diventato parte della mia storia e mi auguro possa esserlo per  molte altre generazioni di personale del 15° Stormo.

I partecipanti all’interno del Sacrario
Il Labaro dell’Associazione Gente del Quindicesimo
Il Colonnello Leonardo Barone, Presidente della Sezione di Pratica di Mare, legge il passo del messale scelto dal celebrante.
Il Priore Fabrizio legge la formula per la benedizione dei presenti

La lettura della Preghiera dell’Aviatore

Il Generale Mario Sorino, Presidente Emerito dell’Associazione Gente del Quindicesimo, dona ai presenti un ricordo del Magg. Asti.

41°Anniversario del sacrificio del Magg. Pil. M.A.V.A Francesco ASTI

Nella ricorrenza del 41° anniversario della sua scomparsa, la Sezione di Pratica di Mare della AG15 ricorderà la memoria della Magg. Pil. Francesco ASTI.

Il Magg. ASTI è caduto in servizio il 18 Agosto del 1984 nel corso di una missione notturna di soccorso al largo dell’isola di Ponza, nel tentativo di recupero da un sommergibile francese di un marinaio in imminente pericolo di vita, perdendo la vita ai comandi di un elicottero HH3F del 15° Stormo – 85° Gruppo SAR, che è stato coinvolto in un incidente di volo.

Per aver dato la vita nel tentativo di salvarne un’altra, il Magg. Francesco ASTI è stato decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico e con la Médaille de l’Aéronautique da parte del Governo francese alla memoria.

Invitiamo tutti i Soci, insieme a parenti ed amici, che intendono partecipare alla cerimonia a raccogliersi alle 09:30 presso il Sacrario dell’Aeronautica Militare al Cimitero del Verano (RM), ove sono custodite le spoglie mortali del compianto Magg. ASTI, per condividere un momento di ricordo e di preghiera.

Nello stesso giorno, i Leoni dell’85° Centro SAR, lanceranno in mare una corona di fiori sulle coordinate del luogo dell’incidente.

Conosciamo gli Speedy dell’80° Centro SAR

Ho avuto modo di verificare personalmente il carattere e lo spirito di Corpo del personale dell’80° Centro SAR (Search And Rescue) durante lo scorso Trofeo Asti 2025. Con alcuni di loro, dei più “anziani”, ci conoscevamo già, con altri magari ci siamo incrociati durante la permanenza al 72° Stormo di Frosinone durante il loro iter di Piloti di militari della linea elicotteri.

Così, approfittando dei bellissimi articoli che hanno scritto Luca Ocretti per Avio Hub  e l’amico Dino Marcellino su Operazionivolo.com, ho pensato di far conoscere il più giovane dei Centri/Gruppi SAR (Search And Rescue) del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare e che è attivamente impegnato anche nella lotta antincendi boschivi.

Sebbene sia parte del 15° Stormo da poco meno di 12 anni, l’80° ha in sé una lunga storia, iniziata come Squadriglia Collegamenti e Soccorso dell’Air Weapons Training Installation (AWTI), istituita nel novembre 1960 ed entrata in operatività all’inizio del 1961 sull’aeroporto di Decimomannu (CA). Ciò che lo caratterizza è soprattutto la 670^ Squadriglia Soccorso e Collegamento, che dal 1967 al 2013 è stata la casa degli “Speedy”, il nickname derivante dallo Speedy Gonzales che campeggiava al centro dello stemma della Squadriglia e che ancora oggi indica gli uomini e le donne dell’80° Centro SAR.

All’interno dell’80° è confluita, dal 1° luglio 2016, anche la 672^ Squadriglia Collegamento e Soccorso e Recupero Radiobersagli che era basata a Perdasdefogu, e che ora è una delle due “stelle” che si trovano sul nuovo stemma del Centro SAR, il cui simbolo è un gufo reale appollaiato su un ramo con un occhio aperto e uno chiuso, a simboleggiare la veglia costante che il personale e i mezzi dell’80° Centro SAR svolgono h24, 365 giorni l’anno, all’interno del Servizio di Soccorso Aereo che il 15° Stormo dell’Aeronautica Militare garantisce sul territorio nazionale.

Non mi dilungo oltre e lascio i due link diretti agli articoli.

Buona lettura!

80° Centro SAR del 15° Stormo, in volo con gli “Speedy” di Decimomannu

80° CENTRO SAR

E Mammajut!