Historia de un amor


Avevo altri amori, altri obiettivi e soprattutto
già ero con la testa altrove…

Scelsi di lasciare dopo 35 anni di vita insieme e salutai il Comandante Mario Sorino con un abbraccio immortalato in una foto davanti alla bandiera; fui felice di aver avuto come testimone uno della razza!!!

Alla fine di questa breve storia di un amore per il proprio lavoro, sono immancabili alcune considerazioni; ad esempio quella della considerazione per noi Aerosoccorritori.

Siamo venuti al mondo (non in provetta), mentalmente nella media e fisicamente forgiati; ci siamo sempre sentiti figli della stessa madre; siamo stati collaborativi, produttivi; con noi l’organizzazione si è dotata di una nuova specialità fatta di uomini portatori di una particolare cultura: tutti insieme per lo stesso scopo/obiettivo/interesse.

Molti ci hanno considerati “anomali” perché il nostro lavoro era fatto di corse, allenamenti in mare, ginnastica; venivamo da una selezione particolarmente dura, infatti al mio corso, il 1°, eravamo ben cinquanta canditati e siamo arrivati in tredici; si cominciava con il corso sommozzatori a Genova, sotto la frusta di un grande subacqueo Duilio Marcante, che forgiava e temprava fisico e carattere in piscina scoperta, nel mese di novembre e senza muta; autodisciplina, autocontrollo e senso di responsabilità era il motto.

Poi l’indimenticabile Colonnello Franco Papò, pater soccorritoribus, che aveva cura di tuffare gli ARS nel lago di Bracciano, in mesi freddi ed inaccessibili e li qualificava Aerosoccorrtitori, con i corsi di sopravvivenza in mare, in montagna e zone impervie per finire con il corso SEF.

Franco Papò in mezzo ai suoi Allievi

Era un periodo formativo dove innanzitutto s’imparava a legare lo sforzo di una organizzazione che porta sempre a casa il risultato, il naufrago salvato nel mare in tempesta, il turista disperso o infortunato in montagna, la vita di un individuo che vale tutti gli sforzi e tutti i tentativi. Perciò siamo stati in grado di concludere e portare a termine missioni di soccorso reale, dove ci avevano provato altri reparti di volo omologhi senza riuscirci, rendendoci conclusivi e realizzativi di uno sforzo organizzativo unico nel suo genere.

Come allora, mi risulta ancora oggi, c’è qualcuno che crede che si possa fare a meno degli aerosoccorritori nelle missioni di soccorso. Non si è mai riusciti a capire questo senso egocentrico che anima molti delle teste pensanti: tento un’analisi personale.
Il senso di autosufficienza e, per qualche verso un poco un delirio di onnipotenza, guasta da sempre i rapporti, ne avvelena le finalità; oggi dire o pensare questo è tranciare di netto anni di esperienza e di gestione consolidata che nasce da lontano.
Qualcuno ogni tanto avanza una proposta “stramba” per lo più supportato da una visione di uno Stormo di volo che ha come principe protagonista il solo vero eroe che conti: lui stesso.
D’altronde, si conosce per certo che in ogni buona famiglia c’è una testa che “derazza” o devia, assumendo forme, atteggiamento e simiglianza al mitico dio che tutto può, tutto vede e tutto conosce, come da mitologia greca e “romanica memoria”.
Questi individui, centrati su loro stessi e sul loro mondo egocentrico, per fortuna sono pochi e presto esauriscono la loro carica velenosa, o Dio si piglia cura di loro, oppure vanno a campare altrove.
Sono persone che perseguono il “loro” ideale monogamico con se stessi alle quali gioverebbe ricordare che l’ideale si può definire tale soltanto nel caso in cui sia raggiungibile esclusivamente nell’idea, nel pensiero, ossia quando è raggiungibile esclusivamente nell’infinito; perciò la possibilità di avvicinarsi ad esso è infinitesima. Se il suo ideale potesse essere, non soltanto raggiunto, ma se si potesse immaginare come fa lui nel raggiungimento infinitesimo, esso cesserebbe di essere un ideale; se ne deduce che le persone che dichiarano ideali irraggiungibili, sono perfettamente a corto o privi di un ideale di vita, un poco come chi pensa che da soli si sta bene, da soli si può fare tutto, da soli si risolvono i problemi; essi in realtà diffidano di loro stessi, scaricando la loro diffidenza su altri, non avendo alcun sentimento per gli altri, per la loro storia e, io credo, in generale per crescita di una organizzazione umana come la nostra.
Infatti le macchine si possono celebrare, ma sono solo gli uomini che s’incontrano tra loro con tutte le rispettive diversità, dividendosi i ruoli, i compiti e le responsabilità, Tra di loro cercano aiuto nelle potenzialità degli altri, fanno di tutto cercando di vivere con tutti anche quando pensiamo che ci sono un sacco di furbi.

Per fortuna abbiamo ancora presente nell’organico dell’Aeronautica Militare gente che ha invece opposta visione, che considera perfettibile “in itinere” l’organizzazione e l’impiego di personale specialistico, nel senso che nessuno si sogna di buttare via l’acqua sporca con il bambino dentro.

A questa gente che è attenta alla crescita umana, professionale e socio-culturale di un grande patrimonio che si chiama la Storia degli uomini del 15° Stormo, va il mio plauso incondizionato.

Qualcuno ci prova a vivere fuori dalla propria storia, ma non ha futuro nella vita di un’organizzazione che ha la propria forza e la propria stabilità nella voglia di essere e nella motivazione del divenire, quella che abbiamo perseguito, costruito e trapianto nello spirito del 15° Stormo.

E’ stato per me un vero amore…con tutti i conflitti ontologici, con tutte le gratuite considerazioni di qualche “testa eletta tale”, frenando, fornendo argine e collaborazione; spiegando e tentando di far capire agli altri, la necessità del proprio e dell’altrui ruolo; è evidentemente il nostro “Charma”, il destino dell’ARS.

Io sono ancora qui, sempre con i miei “simili” del 15° Stormo e lo testimonia il fatto che sono ora e spero sempre, con l’Associazione Gente del 15°.

Come volevasi dimostrare, sono gli uomini con i veri ideali che si aggregano nuovamente, anche quando un ciclo esperienziale sembra essere terminato.
Di questi “casi isolati” non vedo altro che scarsa presenza fortunatamente ancora oggi, qui con noi, la loro presenza-assenza: è un fatto da considerare attentamente. Era ed è amore, amicizia, solidarietà e voglia di rivedervi tutti: sempre; sarebbe bello.

Un pizzico di poesia per concludere, un cantico dove la sensibilità di un uomo si confronta con il mistero della luna, parlando d’amore, del suo passato e del suo stato d’animo attuale.

…”Ed è, non cangia stile, o mia diletta luna. O come grato occorre il noverar l’estate, quando ancor lunga è la speme e breve ha la memoria il corso”.
(Giacomo LeopardiAlla luna – Boringhieri, 1961).


Antonio “Totonno” Toscano,
allievo del grande Franco Papò e suo “Pretoriano”;
allievo del maestro subacqueo Duilio Marcante,
già proveniente dalla fucina del 4° Reparto SMA.

Figlio, sposo ed amante del 15° e della sua Gente;
separato consensualmente.

Napolitan ARS et Civis Romanis


Fiù, firifiùùù


 

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