Historia de un amor


La crisi dell’ ACHILLE LAURO

Forse è il caso di citare la crisi dell’Achille Lauro.
Ci svegliarono di notte e ci dissero, venite in base e portate un cambio di biancheria, perché staremo lontani qualche giorno…così detto, così fatto: tutti a Ciampino alle due di notte.

Preparammo le nostre cose, elicotteri e uomini pronti e partimmo: destinazione ignota.
A Brindisi si riunirono quattro elicotteri e tutti gli uomini precettati per l’operazione.
In un rapido briefing facemmo la conoscenza con il sequestro della nave, i terroristi di Abu Nidal e la destinazione: aeroporto di Akrotiri (Limassoul), Cipro.

Facemmo sosta per la notte all’isola di Creta, a causa del maltempo non riuscimmo a passare. Cenammo; il solito agnello freddo in un albergo messo a disposizione dal console onorario. Chi c’era si ricorderà che anche in quell’atmosfera di crisi, trovammo il modo di lanciare la nostra sfida: era già notte; mentre mangiavamo passò ticchettando una bella ragazza con tanto di belle gambe e gonna corta; rompemmo quel silenzio irreale con un coro di “Ohh, Ohh, Ohh” di puro godimento, che resuscitò tutti, console compreso.

Vittò Mulas aveva le lacrime agli occhi; Maurizio Conti – capo missione – per poco non scoppia da tanto che era rosso; Ottavio Conte del Casale, si era ri-illuminato, Qualcuno aveva un boccone per traverso, Menna rideva con la testa alzata per prendere fiato perché era ingolfato da un pezzo di pecora al forno; tutti fummo felici di essere li, in quel momento: godere necesse est!!!
La mattina in volo – e chi era riuscito a dormire? – raggiungemmo questa base inglese nel cuore del mediterraneo. Briefing e poi in una casetta diroccata che fungeva da quertieramento. Uccidemmo una biscia e pulimmo il caseggiato, residuo forse di un attacco nella seconda guerra mondiale, avete presente?
Ci diedero un parola d’ordine che più volte ripassammo; incrociammo altra gente ed ognuno che s’incontrava sembrava non vederci, mha?chissà?
Trovammo già uno dei nostri con tanto di pianta della nave, vedevamo volti scuri, ma il nostro capo missione, ci assicurò che avremmo fatto solo cose che sapevamo fare.
Ci dissero di andare a mangiare, erano le tre passate – ora di Roma-Montemario – in un vicino hangar dove erano parcheggiati alcuni elicotteri USA che nel mentre continuavano ad affluire. Mangiammo qualcosa che somigliava al cibo e poi rincasammo.
Intanto si stavano sistemando i posti di fortuna dove riposare un poco, delle brandine da campo un poco scomode, ma ingegnose e funzionali.
Ceccopeppe Ceccarelli, ciociaro purosangue, era in giro per trovare una scopa…
Qualcuno gli suggerì di chiedere ad alcuni nostri vicini, gente armata di tutto punto che ogni tanto faceva esercizi di arrampicata su una palazzina fatiscente in pietra.
Cecco fermò l’autista di un camion straniero e chiese: “Mister, Mister, wont scop!?”
L’autista non battè ciglio e con un sorriso chiese: “What?
Ceccopeppe: “Mister, scop, ramazz…scop, capito? Scop…” mimando il gesto.
Lui imperturbabile ancora con un sorriso: “What?
– Scop, mister…ramazz..
Intanto tutti noi dietro scoppiammo a ridere mentre lui s’incavolava e chiedeva ancora la scop, la ramazz; nel coro generale delle nostre risate ormai senza freno.
L’autista allora s’affacciò e disse con accento toscano: “guarda che mi viene da ridere, sono italiano ed i tuoi se ne sono accorti da un pezzo; ti avrei tenuto qui ancora…”
Ma che sei italiano? Disse Ceccopeppe ancora incredulo, ma che non smontò la sua richiesta. “Allora mi puoi prestare una scopa?”
Ancora si ristabiliva il clima, dalle preoccupazioni all’allegria che immediatamente percorse la strada che le era familiare.
Ci dissero di dormire il più possibile perché saremmo andati in volo di notte, ma nessuno ci riuscì; così arrivammo a notte fonda ed improvvisamente ci comunicarono che i terroristi si erano arresi e che l’indomani saremmo tornati a casa: tutti allora a mangiare dalla zio Sam.
Incontrammo una pattuglia di guardia, inglesi, NESSUNO RICORDAVA LA PAROLA D’ORDINE; gli inglesi sorrisero e si allontanarono…
Fra casse di pistole, mitra, bombe a mano ed elicotteri armati, mangiammo fette di pane in cassetta con la marmellata ai mirtilli: su consiglio degli infermieri che ci dissero: “fa bene alla vista!!!!”
Ceccopeppe scambio una tazza di salsa con qualcosa da bere, ma si accorse in tempo.
Tutti estasiati dalla potenza dell’alleato; erano affluiti uomini, armi, elicotteri; ragazzi armati di tutto punto; un tizio alto e grosso con una mazzetta di 10Kg che manovrava come fosse il mitico Dio Thor…era per sfondare le porte!!!
Fucili mitragliatori, a pompa, a pompetta o a schizzo, proiettili per tutti gli usi, bombe e pistole in quantità; in quel frangente capimmo tante cose, se volevamo fare quel gioco bisognava attrezzarsi meglio, a cominciare dai colori dei nostri elicotteri che erano gialli e rosso, i colori del soccorso aereo.
La nostra natura però doveva intervenire: avevamo preparato una missione alternativa!!
Un elicottero in avvicinamento alla nave con tutte le luci accese, carrello fuori e Mario Russo che scendeva appeso al verricello; due fiaschi di vino sotto le braccia e dollari fra le dita, come un vecchio allibratore.
Sul ponte della nave, con la sua calma pacifica avrebbe detto: “terrorist,… sentite a me, beviamoci un poco di vino, vi regalo pure qualche dollaro e andiamocene tutti in pace,… pensate alla salute e chi s’è visto s’è visto..cercammo di non farci male!!!

Sulla Achille Lauro avrebbero tutti applaudito…certo era bella come missione di pace, la nostra fantasia aveva partorito il desiderio di tutti; ma poi, al limite, potevamo anche lasciarlo in ostaggio, tanto se la sapeva cavare.
La mattina, prima di partire ci fu il giallo della scarpa scompagnata; un pilota si lamentò che la notte qualcuno aveva scompagnate le sue scarpe, ma vi pare possibile?
Gli mettemmo un biglietto minatorio al suo posto di pilotaggio…”dacci tutte le tue petecchie (soldi) e noi ti faremo riavere la tua scarpa”.
Non avevamo perso la nostra connotazione principale, sfatare i miti, sfidare la vita, le birbe alla berlina, come si usava dire una volta, era il sale nostrum.
Fu una esperienza di crescita, cominciammo a convivere con questo genere di cose, se avessimo solo focalizzato il nostro sviluppo sul soccorso, saremmo spariti nel breve ciclo di uno-due anni; noi invece volevamo sopravvivere ed esserci innanzitutto.

Ci richiamarono, perché cominciavamo ad essere bravi, schierandoci sull’Isola di Pantelleria durante la crisi con la Libia…con il coltello fra i denti, avremmo dovuto recuperare gli eventuali piloti abbattuti…non aggiungo altro!!!
Anche in quel frangente ci siamo dovuti arrangiare, con gli alloggi, con un solo automezzo, con la mensa che aveva solo un pentolone; ma la nostra voglia ebbe la meglio; ci procurammo con un blitz alloggi, pulmino e trattoria per la sera.
Questa la piccola storia di un amore che ancora dura, anche se ora viviamo separati.
Un amore per la professione che mi ha dato l’opportunità di vivere insieme ad uomini che ho amato da subito; credo proprio che se non avessi avuto la “provvista d’amore” che mi hanno fornito i colleghi, non avrei poi fatto quello che ho potuto fare.
Dopo la Somalia, ho avvertito dentro di me il click, fui consapevole che stava per finire un capitolo importante della vita.

 

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