AFFETTI & EFFETTI

– di Antonio Toscano –

   Il 15° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana ha una storia lunga che chiunque può leggere su apposite pagine ufficiali del sito web.

Vi sono segnate le tappe, i meriti, le sedi, l’organizzazione e la missione istituzionale via via affidata al Reparto.

Ciò che non vi è scritto, ciò che il visitatore del web non conosce, sono i modi e le caratteristiche di vita del Reparto e dei suoi uomini. Sarebbe bello se noi potessimo comunicare alla società civile, come ed in che modo si vive, si cresce; quali siano stati i Comandanti è una nota ufficiale che credo interessi poco ad un pubblico che vuole conoscere la vita, la fisiologia di come opera una comunità di uomini e di macchine; è come mettere solo il nome dell’editore su di un libro.

La mia visione della vita in generale si pone diversamente, non mi basta sapere chi è stato il 21° Presidente degli USA, quello lo apprendo per nozione storica; quello che mi piace apprendere è il come ed in che modo è riuscito a comunicare con la gente.

Si è detto tanto sulla Pragmatica della Comunicazione Umana (storico libro di testo della Facoltà di Psicologia degli anni 70) e ciò che risultava allora è sempre oggi attuale è il primo assioma della comunicazione umana: “Non si può non comunicare”; ogni gesto, ogni piccolo movimento, ogni cambio d’umore, ogni sguardo, significa comunicare qualcosa; a se stessi ed agli altri. Come ed in che modo una persona comunica è fondamentale per la vita di tutti noi, sia se essa è spesa in una comunità di militari, sia se essa è spesa fra polverosi libri o pannolini per bambini.

Noi, ormai cresciutelli e svezzati in ambito militare, siamo forse inconsapevoli che questa traccia dello stato d’animo è dentro di noi come una linea di fede di una bussola; la nostra sicurezza di adulti la richiediamo comunque e sicuramente non più rivolta alla madre, ma al nostro lavoro, che è l’espressione che ci differenzia dal mondo animale insieme alla parola. Di questo dobbiamo essere consapevoli.

Lasciata la famiglia i nostri affetti si modificano, diventano più complessi; essi si rivolgono a ciò che è dentro la nostra comunità di esercizio: i compagni di lavoro, quello che ti ha teso una mano in un momento difficile, chi ha mantenuto con te un corretto rapporto, quel tale tizio simpatico, quella cosa detta in un determinato momento; insomma la nostra rete di comunicazione entro la quale ci muoviamo giornalmente; il briefing, il volo, le emergenze, gli addestramenti, le missioni reali, i pericoli, gli errori, ecc.ecc.

Ad ogni cambio di comando, tappa evolutiva fondamentale di ogni Reparto, i discorsi di commiato e di introduzione del vecchio e nuovo Comandante, ovvero colui che ha reso possibile un certo tipo di comunicazione e quello che gli succede nell’incarico con i suoi personali propositi.

In uno di questi, scuotendo il deposito della memoria, il nuovo Comandante di Stormo, che non era un nostro prodotto interno, disse testualmente: “la porta del mio ufficio sarà sempre aperta a tutti” e non fu solo un proposito generico, perché al commiato un anno dopo ebbe a dire: “…ho sempre messo l’uomo al centro di ogni mia azione” ed oggi, a distanza di anni, gli siamo testimoni della sua coerenza.

La missione di ricerca della nave Tito Campanella in Marocco fu un’esemplare gestione di professionalità, di tutela dei propri uomini e di sana comunicazione con gli equipaggi impiegati.

Aldo Ferraguto è volato via qualche giorno fa, inaspettatamente, lasciandomi un vuoto che forse non ho fatto in tempo a colmare.

Un Comandante, un Ufficiale pilota dal tatto signorile e gioviale, col quale ci siamo trovati in servizio presso il 15° Stormo e ritrovati nell’Associazione Gente del Quindicesimo. Una persona con la quale ci siamo scambiati più volte abbracci e strette di mano; con la quale abbiamo riso e scherzato; con la quale abbiamo stretto amicizia e ricambiato stima, oggi è volato in quel luogo dove il peso delle cose di questa terra, non hanno più né volume, né misure pressorie.

La vera forza di quell’anno di Comando fu la comunicazione a più livelli, fu quella di saper ascoltare tutti; la sua forza fu quella di tramutare in azione ed in fatti concreti quelle che erano le richieste di sicurezza che arrivavano chiare ai suoi sensi intelligenti.

Fu promotore di un servizio serio e consapevole; fu artefice di contatti umani e professionali resi materia viva e palpitante a distanza di anni.

Ha capito e saputo interpretare che la richiesta era quella di non disperderci, curando e tessendo contatti anche quando la sua vita professionale ebbe una svolta; infatti lasciò il servizio attivo per dedicarsi ad altro. Ma in tutti questi anni è sempre stato amico fedele e stimato, tanto da essere uno dei promotori, un socio fondatore della nostra Associazione.

Ci siamo visti in quel del Museo Storico di Vigna di Valle durante la visita organizzata dall’Associazione e sottobraccio abbiamo percorso insieme un pezzo delle sue esperienze aeronautiche, mai sopite e sempre messe su un piano positivo di crescita. Mi piace e voglio ricordarlo in questo modo: una persona sincera ed affettuosa con la quale si poteva comunicare con il parametro del “massimo rispetto”, ormai in disuso.

Caro Aldo, amico signorile ed educato, non ho fatto a tempo a dirti quanto ti ho stimato, quanto sei piaciuto a tutti noi di quel periodo, come uomo, come Comandante e come amico.

Quanto di te conserverò sempre? Il tuo sorriso innanzitutto. Addio caro.

Mammajut

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