IL FIAMMIFERO

– di Antonello Albanese –

   Siamo talmente abituati alle comodità offerte dalla civiltà (se così si può chiamare) dei consumi che le poche volte che “salta” la corrente ed il buio ci avvolge, restiamo colti di sorpresa come un gatto affamato che, intento ad assaporare i suoi croccantini nella sua scodella, ha uno scatto di reazione se ci avviciniamo di soppiatto alle sue spalle e lo accarezziamo sulla schiena. Le nostre certezze crollano, come il senso di sicurezza che ci offre la nostra casa: siamo costretti a muoverci a tentoni e non ricordiamo più dove abbiamo riposto la torcia che, immancabilmente, ritroviamo poi a tentoni dentro ad un cassetto, ma con la batteria scarica.

Per fortuna in un altro cassetto della cucina “tastiamo” il “mozzico” di ciò che è rimasto di una candelina utilizzata sulla torta di compleanno di nostro figlio di 5 anni fa e che abbiamo conservato per la logica del “non si mai, può sempre servire”. Peccato che poi ci accorgiamo che non abbiamo i fiammiferi e neanche un accendino, perché “a casa non si fuma” e la macchina del gas ha l’accensione elettronica. Dopo 20 minuti di ricerche, ci ricordiamo che nel “kit di sopravvivenza” del pilota militare c’erano anche i fiammiferi antivento e che forse, nella vecchia borsa da volo riposta in un armadio, ne è rimasta una scatoletta. La vecchia borsa da volo di cuoio marrone, riposta ormai da anni dentro al più dimenticato armadio di casa, in quel momento si “umanizza”: le due serrature dorate sembrano due occhi con lo sguardo malinconico che ti guardano con l’aria di rimprovero chiedendoti “ Da quanto tempo ti sei dimenticato di me?” e, mentre la apri, sembra che sbadigli con la “fiatella”  di chi è andato a dormire la sera dopo aver cenato a base di insalata di cipolla. Ed ecco che dalla borsa da volo escono piccoli oggetti che anni prima erano stati di uso quotidiano: un compasso con la custodia di plastica crepata, un righello con goniometro, quel che rimane di una gomma da cancellare, una matita grassa bicolore (rosso-blu), una confezione di pennarelli vetrografici ormai secchi, una lente d’ingrandimento, due vecchi PIV (quello blu e quello rosso), un cosciale di plastica con l’elastico sbriciolato dal tempo e la carta geografica plastificata sulla quale sono ancora visibili  i fix, le rotte, gli appunti “presi al volo” tanti, ma tanti anni prima.

Li guardi con un sorriso e, in un attimo, ritorni con il pensiero a quei tempi che senti ancora così vivi dentro di te. Ti ritornano in mente i visi e le espressioni di amici e colleghi con i quali hai condiviso esperienze incredibili ed inenarrabili e che dai quali, per le vicende della vita, ti sei allontanato. Ma in quel momento realizzi che quelle persone fanno parte del tuo essere, che hanno contribuito ad essere quello che oggi sei,  a costruire il tuo presente, forse ancor più dei parenti consanguinei. Con loro, hai condiviso la parte più bella ed affascinante della tua vita non solo professionale, anche quella legata al volo e, con essa, i rischi, le soddisfazioni, i timori, le incertezze, le gioie, i piaceri, il sudore, la stanchezza, le felicità, i dolori, le paure, le amarezze, i sorrisi, le risate e le lacrime.

Un concentrato di sensazioni che nessun altro mestiere al mondo è capace di regalare se non ai fortunati che riescono e sono riusciti ad esercitarlo al 15 Stormo. Peccato che, ahimè, realizzi e riassapori tutto ciò solo quando, come la luce, se ne vanno via.

Fra gli oggetti ritrovi anche la scatoletta dei fiammiferi antivento, all’interno della quale ne è rimasto solo uno, ma…… proprio in quel momento torna la luce accompagnata dal rumore dei tuoi insostituibili gadget elettronici che riprendono vita con un “bip”. Anche la televisione si riaccende da sola appena in tempo per farti vedere il servizio sportivo del TG1 con i goal della domenica.

E con il ritorno della luce, ritorni anche alla realtà, pensando che talvolta vivere al buio fa proprio bene.

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