La Fotografia

Nevio Lorenzoni era un “omone tutto d’un pezzo” alto, robusto e con una barbetta brizzolata che lo faceva somigliare a “Capitan Findus”, soprattutto quando fumava la pipa.
Ufficiale di Complemento, pur non brillando nella “forma militare”, aveva molta, molta sostanza come “pilota” e, complice anche il carattere affabile e gioviale, nonostante l’aspetto burbero, si faceva ben volere da tutti: raramente infatti indossava gli scarponi da volo “dell’Amministrazione” adducendo le seguenti scuse:
Sti scarponi so’ no schifo: dopo du vorte che l’ho messe se so’ aperte”,
oppure
Ar magazzino nun ce stà ‘r numero mio
… e quindi indossava delle polacchine marroni fuori ordinanza, che ormai anche i superiori tolleravano, perché “so’ anche più comode” – diceva.
Pur essendo il Comandante della 615ª Squadriglia Collegamenti, gli piaceva volare solo con l’elicottero AB-212, evitando il SIAI 208 ed il P166.
Un giorno gli chiesi: “Nevio, perché non voli mai con il SIAI 208?”
Mi rispose: “Quer coso nun me piace. C’ha’r rotore troppo piccolo: nun fa l’autorotazione”.
Un’altra volta gli chiesi:
Nevio, ma tu l’abilitazione sull’HH-3F l’hai fatta?
Mi rispose:
Ma che so’ scemo? Seee…e poi così me tocca fà pure gli allarmi! Io la sera vojo sta’ a casa mia sul mare a Terracina!
In effetti, Nevio aveva una bella casa affacciata sulla spiaggia di Fondi, molto vicina a Terracina e, per questo, il suo pendolarismo non gli pesava molto.
Raramente dormiva in aeroporto, ossia solo quando era di servizio come Ufficiale d’Ispezione.
Ma, nonostante le apparenze e le espressioni da “ma chemmenefregammè” era uno di quelli sempre presente e disponibile:
“C’è da portare un pacco a Brindisi: chiamate Lorenzoni”;
“C’è da prendere dei documenti a Rimini: chiamate Lorenzoni”;
“C’è da fare il cambio equipaggio del Canadair a Pisa: chiamate Lorenzoni”;
“C’è da prendere il Capo di SMA da palazzo e portarlo a Viterbo: chiamate Lorenzoni”.
Ed in effetti, lui era sempre disponibile e presente pur di “dormire nel letto mio ogni sera”.
Con i primi piloti del 46° CPC (Centro Protezione Civile) si era instaurato un rapporto di reciproca simpatia anche perché durante il corso di abilitazione sulla macchina con gli istruttori canadesi i non ancora assegnati al 15° Stormo futuri piloti di Canadair erano stati ospitati nei locali della 615ª Squadriglia.
Come ogni Stormo che si comanda, i piloti “operativi” dell’85° Gruppo SAR poco sapevano su cosa effettivamente facessero “quelli della Collegamenti”: relegati in un “ufficetto” nel luogo meno visibile dell’hangar “Comando” e senza una insegna che ne evidenziasse la posizione, si accorgevano della loro esistenza solo quelle rare volte in cui gli HH-3F erano inefficienti e toccava a loro “montare d’allarme” con il 212. Altrimenti, sembrava che la 615ª fosse né più né meno un piccolo aeroclub privato a disposizione del Comandante di Stormo finalizzato solo a “far mantenere il brevetto di ala fissa” ai soliti quattro privilegiati e “andare a scazzafottere” con il S208 ed il P166.
Ma non era così.
In Aeronautica infatti, ad ognuno in cuor suo, piaceva sempre credere di sentirsi “superiore all’altro” in funzione dell’aeromobile su quale volava: i “Centoquattristi” ai “Ginovantunisti”, i Ginovantunisti a “Quelli dei Trasporti”, Quelli dei Trasporti (al loro interno a loro volta i Ci-Centotrentaisti superiori ai Gi-Duecendoventiduisti) agli “Antisommisti” e questi ultimi superiori agli “Elicotterari”.
I piloti istruttori alle Scuole di Volo erano fuori gioco perché “mica sono operativi”.
Dei piloti del 303° Gruppo di Guidonia e del Volo a Vela a mala pena se ne conosceva l’esistenza, figuriamoci quelli delle Squadriglie Collegamento!
Ed Il 31° Stormo??? Una chimera per super-raccomandati.
E così, i piloti “operativi” SAR sul mastodontico HH-3F, guardavano dall’alto in basso “i colleghi della Collegamenti” pur se ogni tanto “svolazzavano” con il SIAI 208 portandosi come passeggero un loro specialista.
Insomma Nevio era diventato un “amicone” per noi del 46 °CPC.
Un giorno di tarda primavera, era previsto un volo addestrativo con il “Cielle” proprio nella zona di Fondi.
Lorenzoni lo seppe e commise l’errore più grande della sua vita, cioè quello di chiedere al suo più grande “amicone” pilota di Canadair: “Se domani venite a Fondi, perché non passate davanti casa mia così ve faccio du foto? Magari potreste fà quarche sgancio! Fatemi un corpo de telefono prima di decollà, così me organizzo c’aa macchina fotografica sur terrazzo
Perché no?” – rispose il suo “amicone”, Capo Equipaggio di Canadair.
Il giorno dopo, in sede di briefing prevolo il CE (anche lui romanaccio DOC) illustrò la missione: “Bene. Dopo ’r decollo ci dirigiamo verso Cisterna di Latina, poi Borgo Piave, Terracina e Fondi.
Lì vediamo com’è ‘r mare, altrimenti facciamo degli scoop sul lago di Fondi. Poi …c’è Lorenzoni che ce vuole fa’ delle fotografie: tu sai ndò abita?
Certo Comandante” – gli rispose il Copilota, un giovane Tenente da pochissimo qualificato sulla macchina – “Conosco casa sua perché una volta ho volato con lui da passeggero sull’AB212 e ci siamo passati sopra. Dovrei ricordarmelo.
Dopo una mezzoretta di volo avevamo già lasciato Terracina in direzione Fondi: il mare non prometteva bene.
Nnamo ar lago daje” – disse il Comandante – “e poi nnamo a trovà Lorenzoni”.
E così, dopo 4 o 5 scoop, decidemmo di andare a trovare Lorenzoni.
Ultimo sgancio sul lago in direzione sud, viratona a sinistra puntando il mare e già ancora prima di arrivare sulla costa intravedemmo la sua casa: “Eccola – dissi puntando il dito – è quella là!
Mentre la sorvolavamo effettuando una vitata di 360°, intravidi Nevio che si affacciava sul terrazzo per poi rientrare a casa: poco dopo ne riusciva con la macchina fotografica sul treppiedi.
Iniziammo quindi lo show “fotografico”.
Ritornammo a caricare l’acqua sul lago, poi viratona larga a sinistra verso il mare per preparare il tratto “base” di quel circuito che ci avrebbe portato a sganciarla in mare davanti alla casa.
“TA-BOOM”: il rumore dei portelloni di scarico testimoniava il primo sgancio effettuato in direzione nord-sud.
Ci dirigemmo al lago per un secondo “scoop”.
Questa volta ci ripresentammo in finale in direzione opposta, sud-nord.
“TA-BOOM”: anche il secondo sgancio era stato fatto.
Adesso je famo fare una foto dar davanti?” – mi disse il Comandante, aggiungendo:
Che ne dici: jo famo??” (jo famo = glielo facciamo) guardandomi con un sorriso “diabolico”.
Non aspettò la mia risposta perché aveva già deciso.
Ci dirigemmo per l’ultima volta sul lago.

Facemmo un cortissimo scoop, il tempo di vedere gli indicatori di livello di carico appena alzarsi neanche “alla prima tacca”, dopodiché, facemmo un viratone largo a sinistra per entrare in quel tratto finale del circuito in cui il “target” era la casa di Nevio, o meglio, il suo terrazzo.
Dalla mia posizione, seduto a destra, mentre eravamo in sottovento riuscii a vedere Nevio, già in posizione di scatto, attraversarmi la visuale per tutto il finestrino di sinistra: vedevo contemporaneamente sia lui (già pronto dietro al suo treppiede) che il Capo Equipaggio, tutto concentrato e… diabolicamente sorridente!
Quel sottovento fu particolarmente lungo e lento, per consentire al buon Lorenzoni di preparare al meglio le inquadrature per gli scatti.
“TA-BOOM”: l’ultima immagine che ricordo nell’istante dello sgancio è quella di Lorenzoni che, poco prima di essere nascosto alla mia vista dal muso del Canadair, scappava allontanandosi dal treppiedi.
Che dici – disse il Comandante – l’hamo preso?
Quando atterrammo a Ciampino, il Comandante ricevette subito una telefonata da Lorenzoni: non ho mai saputo quale fu la sua reazione a caldo e cosa si siano detti.
Ma qualche giorno dopo, quando lo incontrai, gli chiesi: “Nevio, come sono venute le foto?”.
Lui rispose sorridendo: “A li mortacci vostra! Se v’acchiappa mi moglie ve sderena. E meno male che avevamo torto i tappeti! L’acqua è rimbalzata sur terrazzo, è entrata ner soggiorno, ha attraversato a cucina ed è uscita dar balcone dall’artro lato della casa. Comunque le foto sò venute bene… tranne l’ultima… a li mortacci vostra!”.

Nel 2019, il nostro Nevio ci ha lasciato per sempre: da allora non ritorna più la sera a dormire nel suo letto della bella casa di Terracina.
Ma io lo ricorderò sempre cosi, come “un amicone” sorridente (anche dopo il mega gavettone), un omone tutto d’un pezzo alto, robusto e con una barbetta che lo faceva somigliare a “Capitan Findus”, soprattutto quando fumava la pipa.

 

Nota dell’Editore

Devo ringraziare Antonello per aver condiviso un suo bellissimo ricordo di un collega che ha fatto parte e contribuito a costruire la storia del 15° Stormo.

Leggendo ho rivissuto una lontana Aeronautica Militare, quella di ancora prima che entrassi in Accademia, fatta di tanta volontà e capacità delle persone, dove l’orario di servizio, gli straordinari, non esistevano e, è vero, la componente ad ala rotante era poco considerata. Da allora, però, tanto è stato fatto ed è cambiato, soprattutto con l’introduzione della capacità Combat S.A.R. e l’impiego fuori aerea. Un’evoluzione che ha interessato tutta l’Arma Azzurra (e la società) e che oggi ci fa guardare a quel passato come ad un’epoca quasi pionieristica (e in fondo lo è stata). Oggi certe cose ci appaiono aliene, impensabili, perché la nostra mentalità è profondamente diversa e se abbiamo perso un po’ di quel senso di “famiglia” che si viveva allora, è altrettanto vero che le capacità esprimibili dal personale e dai sistemi d’arma sono molto superiori.

Ricordando il Generale Barale (di Domenico Guerra)

Ho avuto l’onore di avere il Generale Nello Barale come mio primo Comandante di Gruppo al mio arrivo a Rimini nell’agosto 1980.

Ricordo che quando non c’era attività di volo e lui non era impegnato riuniva il Gruppo e ci faceva dei briefing inerenti l’allora giovane HH-3F, macchina da poco presa in forza dallo Stormo.
In seguito, da Comandante di Stormo, quando veniva in visita all’83° si soffermava a parlare con noi, ricordando vari episodi vissuti insieme al Gruppo.
Ho avuto anche l’onore di fare con lui l’ultimo volo con l’HH3F nell’estate del 2013 a Cervia presso lo Stormo, ricordo anche che, pur se non lo dava a vedere, era emozionato, ma dopo pochi minuti di volo la sua sicurezza era quella di sempre, come se non avesse mai smesso di volare.
Cieli Blu Comandante.
(Il Gen. S.A. Nello Barale ai comandi dell’HH-3F)
(Il Generale Barale – al centro – con l’equipaggio dell’83° Gruppo S.A.R. al termine del suo ultimo volo su HH-3F. L’autore del racconto, il Lgt. Guerra è alla sua destra, mentre alla sua sinistra c’è il Magg. Nanni. Chiudono a destra nella foto il Lgt. Squillante e a sinistra il M.llo 1^ Cl. Berluti)

L’82° Centro C.S.A.R. cambia il suo emblema!

Lo scorso 17 dicembre ha rappresentato una giornata storica per gli uomini e le donne dell’82° Centro S.A.R. (Search And Rescue), operativi ed ex, i quali, in una assolata mattinata trapanese, si sono stretti attorno al Comandante del Centro, il Magg. Nicolò Nicolosi per salutare i loro “Titti e Silvestro” e scoprire il nuovo emblema che contraddistinguerà d’ora in avanti l’82° Centro e il suo Personale.
All’evento, oltre a tutto il personale in servizio dell’82° Centro, hanno preso parte il Comandante del 15° Stormo di Cervia, Col. Antonio Viola, il Comandante del 37° Stormo di Trapani, Col. Daniele Mastroberti, il Vescovo di Trapani S.E.R. Pietro Maria Fragnelli, i rappresentanti della Prefettura di Trapani, dei comuni di Marsala, Trapani, Paceco e Misiliscemi, oltre a rappresentanti di Enti e Comandi delle altre Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato.
Come già detto, una nutrita partecipazione del personale in congedo, gli “ex” dell’82°, ha testimoniato e sottolineato con la loro presenza la continuità nel tempo di chi, con dedizione, competenza, passione e professionalità, ha prestato servizio a salvaguardia della vita umana con Titti e Silvestro sull’uniforme.

Il Magg. Nicolosi, insieme al Colonnello Viola, ha provveduto a “svelare”, prima a parole e poi fisicamente, il nuovo emblema di Reparto, ripercorrendo la storia e le gesta dell’82° Centro sin dalla sua costituzione, avvenuta esattamente cento anni fa, nell’Aprile del 1924, quando l’82° Gruppo Idrovolanti fu costituito nell’Idroscalo di Taranto. Sciolto dopo la fine del Secondo Conflitto mondiale, l’82° è stato ricostituito sull’aeroporto di Trapani Birgi nel 1982. Da allora, quindi per più di quarant’anni, ha esposto l’emblema raffigurante il canarino Titti che soccorre Gatto Silvestro in mare.
Il nuovo emblema affonda le sue radici su quello storico dell’82° Gruppo Idrovolanti, con l’airone cenerino in picchiata su uno sfondo circolare rosso (che simboleggia il sole) dinanzi alla luna decrescente, a rievocare il giorno e la notte, simboli dell’operato dell’82° Centro che è pronto ad intervenire 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza soluzione di continuità. Completa il nuovo emblema il motto del Centro, anch’esso ripreso dalla storia dal Gruppo Idrovolanti, “Amor Addidit” ossia l’amore e la passione che da sempre gli appartenenti all’82° mettono nel compimento del loro servizio verso il prossimo.

L’amore e l’attaccamento per Titti e Silvestro erano palpabili ma lo erano anche la gioia e l’apprezzamento per il nuovo emblema che porta in sé tutta la storia, anche recente dell’82° Centro con quella silhouette di una palma a ricordare il call sign che per tanti anni ha contraddistinto le missioni di volo del Centro, prima dell’attuale nominativo Jedi.
Complimenti al personale dell’82°, agli ex dell’AG15 che hanno donato il nuovo stendardo e che si sono stretti a loro  e al Magg. Nicolosi che ha l’onore di guidarli nel solco di una tradizione gloriosa verso nuovi traguardi. Viva l’82° Centro, viva il 15° Stormo e la Gente del Quindicesimo! MAMMAJUT!

Quel 31 agosto di 23 anni fa

– di ODL –

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 L’evento accadde il 31 agosto del 1987: ero già andato via dal Gruppo e dallo Stormo da quasi un anno e sicuramente è per questo che  non ne ricordo i particolari. Ciccio era di servizio in  Sala operativa e quanto riporta sul “librone”  si legge chiaramente:
” 14.40 Z – L’RSC ci comunica che GA sta ammarando “.
Non  ricordo però neppure di aver  letto l’articolo, forse allora non pubblicato,  scritto dopo 23 anni da Sabatino Martellucci, membro di equipaggio a bordo.
Allora, quale occasione è migliore di questa per pubblicarlo 33 anni dopo? Anche perchè non è di tutti i giorni poter dire o scrivere e leggere….. Ormai è sera, mangio un boccone e vado a dormire, l’elicottero è ormeggiato nel porticciolo….. Leggi tutto “Quel 31 agosto di 23 anni fa”

Donazione dello storico ‘Jolly’ al 15°

da parte del Gen. Brig. (r) Plinio Lancia, nominato Socio Onorario

con in appendice

La storia del Cant Z 506 C “Jolly
(e del suo portello con lo stemma del giullare)

– di Giacomo De Ponti –

  Il 5 Luglio 2018, in occasione della serata di premiazione dell’equipaggio vincitore dell’edizione 2018 del “Trofeo Francesco Asti” (un equipaggio dell’80° Centro CSAR di Decimomannu) si è tenuta la semplice ed allo stesso tempo sentita cerimonia della donazione da parte del Gen. Brig. (r) Plinio Lancia al 15° Stormo del prezioso cimelio storico costituito dal portello di accesso del Cant Z 506 impreziosito dallo stemma del “Jolly”, stemma che dal momento della costituzione del Centro di Sopravvivenza ed Aerosoccorso (CSA), è divenuto l’emblema iconico degli Aerosoccorritori dell’A.M. Leggi tutto “Donazione dello storico ‘Jolly’ al 15°”

Pensieri sparsi sulla presentazione del libro “HH3F 37 ANNI DI SOCCORSO DAL CIELO”

 di Mario Sorino

   A precedere la presentazione del libro, lunedì 20 novembre, presso l’85° Centro Combat SAR, abbiamo assistito alla costituzione della Sezione di Pratica di Mare dell’Associazione Gente del 15°. Il Presidente dell’Associazione, Gen. D.A. (a) Giacomo De Ponti ha illustrato l’evento e presentato il Presidente della costituenda Sezione, Col. Sergio Ivaldi ed il suo vice il Magg. Marco Mascari. L’iniziativa fa seguito alla costituzione della Sezione di Cervia e speriamo sia seguita da identiche iniziative a Trapani, Gioia del Colle ed a Decimomannu, nella speranza che vi sia sempre più identità fra Associazione e sedi in cui lo Stormo e le sue “appendici” operano.


A seguire, con il Presidente coadiuvato dall’editore, ossia dalla Rivista Aeronautica rappresentata dal Col. Cervone  e dal T.Col Stefano Cosci, si è svolta la presentazione ufficiale del libro che racconta le gesta del Pellicano, e dei suoi uomini, nei 37 anni di impiego al 15° Stormo.

Il libro, ideato e magistralmente condotto nella concretizzazione dei vari menabò che si sono succeduti dal Gen. De Ponti, è una creatura realizzata interamente dall’Associazione e dai suoi uomini. Essi stessi sono stati gli autori dei testi, così come sono stati coloro che hanno reso disponibile buona parte delle immagini, inedite, che hanno arricchito le 236 pagine di cui si compone il volume.


La Rivista Aeronautica, che come già specificato è l’editore del volume, ha provveduto a mettere a disposizione gli archivi fotografici dell’Aeronautica Militare, arricchendo i testi con le immagini che raffigurano l’HH3F negli innumerevoli teatri in cui ha operato in giro per il mondo, ed ha svolto la delicata ed insostituibile opera di realizzazione del progetto grafico e della impaginazione.

Al di là della spiegazione dei contenuti del libro, già riportata nelle pagine del nostro sito, ed al di là delle pagine scritte vi sono, all’interno del libro, una serie infinita di pagine non scritte.

Pagine che appartengono alle differenti generazioni che hanno operato con e sull’HH3F e che hanno un filo conduttore comune per ogni generazione, così come, però, ogni uomo ed ogni donna che hanno volato l’HH3F hanno le loro pagine non scritte e che solo loro possono leggere sfogliando il libro.

Io appartengo alla prima generazione che ha volato l’HH3F. La mia abilitazione, riportata in un diploma che non ricordo più in che scatolone dell’ennesimo trasloco è andato a finire, riporta, se non ricordo male, il numero progressivo 24. Riuscii persino ad effettuare l’abilitazione prima di alcuni dell’Ibis III (il famoso Corso Squalo, o più malignamente da qualcuno definito Corso Attila perché dove passavano loro non cresceva più l’erba) che nel frattempo erano andati alla SGA per frequentare il Corso Normale.

La mia generazione è quella dell’arrivo massiccio dei Corsi Normali al 15° Stormo perché doveva arrivare l’HH3F e servivano tanti piloti. Il primo Corso fu proprio l’Ibis III, seguito dal Leone III, dal Marte III e così via. Arrivavamo a frotte di 10/12 per Corso. Del resto i nostri furono, credo, i Corsi accademici più numerosi del dopoguerra.

In attesa dell’arrivo dell’HH3F in quantità tali da poterci consentire il passaggio e l’abilitazione giocavamo al “pirata” per ingannare il tempo (è il gioco delle monete nascoste in una mano e che serve ad individuare chi paga il caffè) oppure giocavamo ad evitare di individuare il numero di serie di una banconota, sempre per trovare chi dovesse pagare il caffè. Perché non c’era altro da fare che bere caffè ed ingannare il tempo. Di volo poco, molto poco. Con gli AB47J e, ma solo per l’allarme, con gli AB204B.

Appartengo a quella generazione che non aveva un solo Sottufficiale negli Uffici. Però avevamo 3 Marescialloni Piloti, di quelli che avevano fatto la guerra!

Appartengo a quella generazione che come primo incarico ha svolto quello di Addetto alla Segreteria, poi Addetto all’Ufficio Voli per essere poi promosso Capo Ufficio Voli. I brogliacci (i registri ufficiali dove si riportavano i voli) li scrivevo a mano. Ed ogni semestre dovevo, insieme ad altri, realizzare gli stralci volo per i piloti, battuti a macchina in duplice copia. Quando, da T.Col. sono giunto allo SMA qualcuno ha cercato di spiegarmi cosa fosse il titolario d’archivio, l’ho fermato subito: l’avevo imparato da Tenente.

Appartengo a quella generazione che ha visto nell’arrivo dell’HH3F una rivalsa di tutto lo Stormo, anche dei colleghi dell’84° Gruppo che volavano sull’ala fissa, sull’HU16. Perché l’arrivo dell’HH3F ha fatto emergere quanto nobile fosse il lavoro del soccorso e degli…………….elicotteristi, termine pronunciato con un certo senso di malessere come veniva, e forse viene ancora, pronunciato in Aeronautica. Questo perché, purtroppo, è l’apparenza ciò che più colpisce e che più soventemente veniva, ed ahimè viene, considerata. Quindi un bell’elicotterone grande grande e con i suoi colori sgargianti non poteva che nobilitare il 15° ed i suoi uomini.


Appartengo a quella generazione che con orgoglio montava d’allarme con l’HH3F per le 24 ore di servizio d’allarme pronti in 30’ (considerando che bisognava prima passare in sala Operativa a prendere gli elementi della missione per poi dirigersi all’elicottero e che per metterlo in moto servivano non meno di 15’), con inizio dell’allarme alle 21.00. Per passare, allo scadere delle 24 ore, in prontezza 120’ per altre 24 ore. I due giorni di riposo successivi………………..(se avete immaginazione arrivateci da soli e comunque non esisteva lo straordinario).

Appartengo a quella generazione che andava in giro per l’Italia, ed anche fuori, con a bordo 2 piloti, un montatore, un motorista, un elettronico ed un elettromeccanico di bordo (EMB). Se poi la missione era su mare, oppure operativa, si imbarcava anche l’aerosoccorritore. Ed in caso di trasporto sanitario Medico ed, a volte, Aiutante di Sanità.

Appartengo a quella generazione che non aveva smartphone, Iphone e tablet e quando andava in giro per l’Italia intratteneva il tempo condividendolo e vivendolo insieme. Nelle mie pagine non scritte ci sono innumerevoli missioni fuori sede con cene fatte insieme all’equipaggio.

Appartengo a quella generazione che, a proposito di cene fatte insieme e del condividere ogni momento, inventò il Vittorino: il locale posto sotto la scala che portava all’Ufficio Operazioni e che fu adibito a cucina e sala da pranzo dell’equipaggio e di quanti si trovavano a passare in quel momento.

Appartengo a quella generazione che aveva un bel Circolo Ufficiali, così come i Sottufficiali, ed anche gli Avieri, avevano il loro. Ed i Circoli venivano frequentati e vissuti, anche la Domenica con le famiglie. Ed organizzavamo delle feste di carnevale, ovviamente in costume, che ancora oggi sono sulla bocca di tutti quando ci si incontra. Chi non ricorda Gianfranco, vestito da computer, con in testa uno schermo. Era il momento del boom dei computer e Gianfranco ne era forte assertore.

Appartengo a quella generazione che quando aveva voglia di organizzare qualcosa fuori dall’aeroporto aveva un suo ristorante preferito: il cadavere, in onore della foto del parente defunto appesa ad una parete, con tanto di lumino (come direbbe Totò) acceso.

Appartengo a quella generazione del Fiùùù, Firifiùùù, il fischio con il quale Antonio Toscano, detto Totonno, concludeva i suoi scritti ripetendo idealmente quel fischio che la mia generazione emetteva quando ci si incontrava. E per chi non lo ha mai sentito non si può spiegarne la melodia.

Appartengo a quella generazione, e ne sono enormemente orgoglioso, che nel libro sull’HH3F ha visto depositarsi la naturale ciliegina su una torta che ha racchiuso in se barriere da superare, professionalità, nuove esperienze, sentimenti, emozioni, paure, coraggio, risate, gioie ma anche lacrime. Ed è per tutto questo e per i valori che ci accomunano che abbiamo creduto e crediamo nell’Associazione Gente del 15°.

Appartengo alla generazione che…………………come è stato bello!!!!!! E per chi non c’è stato………………………non sapete cosa vi siete persi.

Fiùùù, Firifiùùù

Mammajut

Serpenti e allori – IL COBRA IMPERIALE

– Gen. BA Giorgio Russo –

Passa altro tempo. I secolari ulivi pugliesi sostituiscono le distese di acacie. Sono “Proconsole in Provincia”, come scherzosamente definivo il mio incarico di Comandante dell’84° Centro. Avevo trovato un richiamo da caccia per papere, anzi, per “Paperi”.
Al telefono e in giro, ogni contatto era preceduto dal suono di quello strumento che portavo costantemente con me e che annunciava il mio arrivo a distanza. Quello stesso richiamo, vero e proprio grido di caccia, si era propagato un attimo prima di andare a bordo. Destinazione Leeuwarden, in Olanda, per partecipare alla SAR Competition, con il grande onore di rappresentare il XV Stormo. Tutto pronto, pianificato alla perfezione: e meno male!

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Serpenti e Allori – IL MAMBA SETTE PASSI

– Gen. BA Giorgio Russo –

Cipro è lontana, ora. Dalla superficie irta e appuntita si vede l’azzurra magnificenza del mare che si stende a perdita d’occhio, ma le acque non sono più quelle del Mediterraneo. Di fronte a me, adesso, si apre lo sconfinato Oceano Indiano. Sotto i piedi, le taglienti lame rocciose che arrivano quasi a bucare le suole di gomma, appartengono alla scogliera che delimita l’aeroporto di Mogadiscio. È la base del nostro accampamento per la missione Albatross Somalia – Restore Hope.

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