Quando ci sparammo la posa, io e l’HH3F

Sabato, 30 marzo 1996

   Sua Santità Giovanni Paolo II effettua uno dei suoi viaggi pastorali in Toscana. È previsto che in mattinata vada a Colle Val d’Elsa, per continuare successivamente la visita pastorale a Siena. L’HH3F sarà impiegato, sia come elicottero alternato all’SH3D del 31° Stormo che imbarcherà il Pontefice, sia per trasportare una parte della delegazione al seguito. Comando il 15° Stormo e decido che spetta a me avere l’onore di sedere ai comandi dell’HH3F e comunque scelgo come secondo Claudio Campi, ossia colui che mi ha insegnato a volare sull’HH3F.

La prima tratta si svolge in tutta tranquillità. Seguiamo a debita distanza l’SH3D pilotato da Tonino Berardo, uno degli ex transitati al 31° Stormo, che è stato peraltro fra gli istruttori di volo che mi hanno condotto alla qualifica di Capo Equipaggio. L’atterraggio nel campo sportivo di Colle Val d’Elsa avviene in modo standard, quelli del 31° hanno effettuato la ricognizione e dichiarato le zone sicure, quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi.
La prima sosta dura circa tre ore, poi si decolla nuovamente, con il prezioso carico a bordo, e ci si dirige verso Siena, dove atterreremo allo stadio Artemio Franchi che viene utilizzato dalla locale società di calcio.
Sempre seguendo l’SH3D effettuiamo il sorvolo del campo per poi presentarci in finale. Il sorvolo ci mostra un campo immerso nella città fra palazzi ed alberi. È un imbuto!
Anche in questo secondo caso l’atterraggio avviene in modalità standard. Sua Santità e la delegazione scendono e si avviano verso la città. L’equipaggio sistema l’elicottero, mentre io e Claudio ci uniamo ai piloti dell’SH3D per una breve ricognizione della zona. Il decollo sarà veramente impegnativo perché bisognerà uscire dal campo in verticale per superare gli alti ostacoli. Su tre lati ci sono le costruzioni e l’unico lato libero da queste presenta comunque una linea continua di alberi.
Attendiamo che gli specialisti abbiano terminato i controlli degli elicotteri ed usciamo dallo stadio per cercare un ristorante dove pranzare e rilassarci in attesa del volo di rientro. La compagnia è piacevole ed il tempo trascorre allegramente ed in serenità.

Con calma, visto che il decollo è previsto abbondantemente dopo il tramonto, rientriamo al campo sportivo ed incomincia l’attesa. Il funzionario di collegamento fra noi e la delegazione del Vaticano mi avvicina e mi chiede se posso imbarcare due persone in più nella tratta di rientro. Gli rispondo che non posso assolutamente aumentare il carico vista la fase di decollo che mi si prospetta, se è indispensabile imbarcare altre persone dovrò spostarmi verso il vicino campo di volo di Ampugnano dove potrò tranquillamente effettuare un decollo con rateo di salita più piatto vista l’assenza di ostacoli. La mia proposta non viene accettata e l’interlocutore si rassegna a trovare un’altra soluzione per i suoi passeggeri in più preferendo che l’HH3F sia sempre al seguito dell’SH3D.
Giunge la sera, pur non avendo fatto niente di particolare la stanchezza incomincia a farsi sentire. Improvvisamente tutto si anima e la macchina del cerimoniale si mette in moto. Mi metto subito in fila fra quanti sono in attesa di poter salutare Sua Santità.
Quando mi si avvicina mi vergogno di me stesso. Io sono stanco pur avendo fatto poco o niente, Lui si vede che è decisamente provato dopo due visite intense e sicuramente senza un attimo di respiro. E per ultimo gli tocca sopportare questa fila di persone che ne prolungano ed aumentano la stanchezza.

Terminate le operazioni di imbarco siamo pronti al decollo. Il campo sportivo, oltre ad essere infossato, è così strutturato: su tre lati vi sono delle costruzioni molto alte (spalti e palazzi) su un solo lato corre una strada alberata nella quale si è radunata la popolazione per assistere all’evento. La direzione di decollo è pertanto obbligata.

L’SH3D, dovendo essere il primo a decollare, si posiziona al centro del campo, non può arretrare ulteriormente per la presenza dell’HHF3, imposta quindi una salita verticale ma la potenza a disposizione non gli permette di salire oltre cime degli alberi, vediamo l’elicottero avanzare verso gli alberi saltarli miracolosamente e subito dopo scomparire alla nostra vista.
La manovra ci coglie di sorpresa e Claudio, piuttosto preoccupato, prova a chiamare Tonino per radio, ma non otteniamo alcuna risposta perché gli ostacoli si frappongono fra noi e loro. È giunto il nostro momento. Sollevo in hovering l’elicottero e mi sposto al centro del campo. Non ho tempo per preoccuparmi, sono troppo concentrato sulla manovra. Il pensiero va per un attimo al fatto che l’SH3D è strutturalmente più leggero dell’HH3F, quindi a parità di motori ha una potenza disponibile maggiore, ma ormai è il momento di decollare. Siamo in ballo e bisogna ballare e comunque i calcoli effettuati mostrano che l’HH3F ce la farà.
Con decisione e rapidità aziono il collettivo ed imposto la potenza al 110% di torque. Ed è in quel momento che l’HH si spara la posa. Scatta in ascesa verticale tirato in su dal rotore ma anche spinto dal cuscino d’aria che proprio dal rotore viene compresso verso il suolo. È una salita mastodontica e che non accetta repliche e dubbi di alcun genere. In un istante ci troviamo al di sopra delle cime degli alberi, sposto delicatamente il ciclico in avanti e lentamente, ma inesorabilmente, incomincia la traslazione con un rapido aumento di velocità e senza alcuno scadimento di quota.
Mi immagino a terra, di fronte all’elicottero che con il suo muso ed il nasone, del radar, mi sorride sornione come per dire: “non te l’aspettavi vero?”. Che elicottero il Pellicano!
La tratta di ritorno avviene in tutta tranquillità, complici anche le ottime condizioni meteo che ci consentono di godere appieno del sorvolo notturno del centro Italia, con le sue luminarie tutte accese e con Roma che si scorge nella sua immensità luminosa da miglia e miglia.
All’atterraggio a Ciampino sbarchiamo i passeggeri alla VIP prima di tornare al nostro parcheggio in zona Sud. Conto i passeggeri in fila indiana, e contraddistinti dall’abito talare, che si allontanano dall’elicottero. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10,……11.
Me l’ha fatta, me ne ha infilato uno in più!

Condividi l'articolo...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *