2011 – Cerimonia di Commemorazione dei Caduti di Lisle en Barrois

Gli Angeli del SAR al terzo anniversario

di Giorgio Esposito


Una tiepida giornata di fine ottobre, ha accompagnato i tantissimi, familiari,
colleghi e amici dei nostri ragazzi “angeli del SAR” alla cerimonia religiosa prevista nell’aeroporto militare di Brindisi. 
Una cerimonia densa di significati e di valori, quei valori a cui “gli uomini del soccorso aereo” si sono sempre ispirati “la salvaguardia della vita umana”.
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Amici d’Oltralpe

di Ciro Connola

          Nei pressi del luogo dell’incidente occorso il 23 ottobre 2008 in Francia, e nel quale persero la vita otto nostri uomini, abita una coppia davvero speciale. Lui Bernard Borghini (con un cognome che tradisce le origini italiane) è un ex sottufficiale dell’Armée del Aire ed anche Vice Sindaco della cittadina di Rosnes, lei, la Signora Marie Jo, è una che ai fornelli realizza dei veri e propri miracoli culinari.

Fin dai primi momenti seguenti all’incidente la coppia francese, forse anche in virtù del fatto di avere un figlio pilota di Atlantique, ha partecipato attivamente ad ogni attività di supporto logistico a chi si recava in quel luogo.

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ROMA NUN FA LA STUPIDA STASERA

“Oggi è il giorno adatto per le testimonianze” 

di Antonio Toscano

Si potrebbero prendere in prestito tanti altri titoli, come ad esempio Malafemmina, ma qualcuno vedrebbe un’acescenza1 che poco s’intona con la giornata.

Si!!! Effettivamente è un gran giorno quello in cui viene assegnata una base aeroportuale tutta per se; uno Stormo così prestigioso come il 15° che ha prodotto, sottolineo prodotto, fior di Comandanti, eccellenze specialistiche difficilmente confrontabili e, soprattutto una quantità di eventi reali da far invidia a principi e reali, meritava questa scelta basata sui fatti.

Oggi è il giorno adatto per le testimonianze.

I nostri piloti elicotteristi sono il meglio del meglio, per professionalità, sicurezza e competenza; i nostri specialisti vengono da una tradizione di responsabilità e competenze professionali difficilmente eguagliabili, i nostri equipaggi sono stati per anni il massimo della coesione e dell’impiego ognitempo; abbiamo volato dappertutto c’era richiesto, con coraggio, sacrificio e spirito di abnegazione. Siamo testimoni viventi di missioni reali al limite dell’impiego della macchina e delle persone e non ci siamo mai tirati indietro, mai, forti di un addestramento che si chiama volare insieme, imparare a fidarsi l’un l’altro ed essere sempre uniti in ogni circostanza.
I nostri caduti testimoniano il sacrificio che è richiesto a chi vola di notte in mezzo al mare senza riferimenti.
Il nostro addestramento testimonia, se ce ne fosse bisogno, che ancora oggi, a distanza di anni, tutti noi ci sentiremmo nuovamente di affrontare le situazioni più ardimentose.
Il 15° di oggi è la nobile risultante di anni di duro ed incessante lavoro, nonostante le condizioni logistiche, ambientali o altro come il sentirsi ospiti a malapena sopportati.
Il 15° è stato sempre composto da un manipolo di eroi, in una palestra d’ardimento e di spirito di corpo, sia in pace che in guerra, che noi abbiamo sempre tenuti vivi e vitali.
Supremi atti rivendichiamo, titolava un bell’articolo del Gen. Giacomo De Ponti, pubblicato sul nostro sito ufficiale, uno di noi che non ha smesso mai di amare lo Stormo e la sua Gente.
Lo testimoniano oggi con la nostra qualificata e massiccia presenza i soci dell’Associazione Gente del Quindicesimo e la rivendicazione, se ci permettete il termine, è un ragionevole motivo d’orgoglio e che riteniamo non si debba mai attribuire al caso, ma alla sua costante dedizione al dovere, vero brodo di cultura per gli equipaggi del 15°.

Oggi è il giorno per celebrare il nostro orgoglio di aver volato con i suoi colori; orgoglio di aver detto sempre SONO DEL QUINDICESIMO tenendo alti gli occhi verso l’interlocutore; orgoglio di aver servito con le stellette sotto la sua Bandiera di Guerra, pluridecorata ed onorata nel suo spirito più nobile.
Orgoglio di aver lavorato incessantemente con lo spirito di seria professionalità che, siamo certi, i colleghi in servizio attivo ancora profondono nel loro compito.
Oggi celebriamo la nuova sede e, soprattutto, rinnoviamo la fondata speranza che qui il 15° riceverà gli ospiti, con la sua centenaria “tradizione di Stormo” di trattare gli ospiti come sacri e non come sopportati.
Oggi celebriamo la solennità di questo avvenimento storico, celebriamo la nuova quartierazione degli equipaggi del 15° e della loro e nostra Bandiera.
Oggi ci piace anche celebrare i suoi caduti in volo, quelli che ancora noi di Gente del Quindicesimo onoriamo con atti testimoniali.
Chi ha volato con le insegne del 15° sa bene che sono principi per noi ineludibili, li teniamo sempre con noi, con le nostre memorie più sacre.
Principi di vita che onoriamo portando in alto il significato del loro sacrificio; facendo del loro sacrificio un nostro alto valore.
Oggi ci piace pensare ad alta voce che nessuno di questa Gente sarà mai dimenticata.
Gente del Quindicesimo saluta con affetto e con ossequio il Comandante del 15° che lascia il comando, applaudendo il nostro Roberto che è cresciuto tra noi.
Alla sua famiglia che ha condiviso con lui l’impegno del Comando va il nostro abbraccio più caloroso.

Al nuovo Comandante, Col. Chianese, facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro certi della forza, della competenza e del valore del suo glorioso Reparto di Volo che ha come pilastri, i Centri Combat SAR dislocati lungo la penisola:

Ad majora Comandante.

Quando si assiste al cambio di Comando del 15° nell’aria che respiriamo ogni secondo vi è certamente una sostanza palpabile, viva ed essenziale, che si chiama amore per il nostro Reparto, per gli equipaggi, per le donne e gli uomini che ne sono coinvolti; un’atmosfera densa e satura del più alto significato che mai nessuna altra sostanza potrà inquinare: l’amore per la sua Bandiera, simbolo e testimonianza reale di un sentimento senza alcuna interruzione della soluzione di continuità.
Viva il Quindicesimo Stormo, viva la sua Bandiera, viva la sua Gente.

MAMMAJUT

1 Stato in cui un vino (o altra bevanda a bassa gradazione alcoolica) viene a trovarsi nel corso di un processo fermentativo durante il quale il vino stesso inacidisce e va a degenerare in aceto.

“I caduti di creola di Saccolongo: ……..dal di dentro”

Dal di dentro…………

Può sembrare strano, ma non è facile ed agevole ricordare. Nel senso che andare indietro nel tempo, molto indietro, parliamo dell’ottobre 1977, per far emergere quello che si vuole dimenticare, perché incarnato come evento negativo, non aiuta a ricordare. Ma alcune volte, se richiesto e per far rivivere chi ha fatto parte di noi e della nostra storia, bisogna ed è necessario ricordare.

Allora tuffiamoci, pur sapendo di rivivere un passato doloroso.

Ci eravamo incontrati, io e Michele Grande, nei pressi della stazione di Napoli. Io proveniente da Gorizia, dove ero a fare il servizio di leva nell’Esercito come Caporale Allievo Sergente, e Michele proveniente da Cavallino, in provincia di Lecce.

Quando due leccesi si incontrano, vuoi per l’accento dialettale, vuoi per ragioni misteriose, capiscono di essere entrambi “poppati” e familiarizzano subito. Da quel momento siamo stati insieme, facenti parte dell’82° Corso AUPC “Ghibli”, oltre che in Accademia, alla scuola di Galatina, a Latina e Frosinone.

Finito l’iter addestrativo nelle scuole abbiamo continuato a stare insieme, prima a Pratica di Mare, poi al 15° Stormo per essere quindi destinati al 3° Distaccamento SAR di Grottaglie. In tutte queste fasi abbiamo condiviso la stessa cameretta e le stesse aspirazioni

Fu caratteristico il nostro arrivo a Grottaglie. Il telegramma di trasferimento metteva in risalto la prossima assegnazione dei Sottotenenti Piloti Grande e Tempesta.
Chi ha avuto o ha la fortuna di volare in equipaggio comprende come si familiarizza e si diventa amici con tutti i componenti, pur nell’assoluto rispetto delle ben distinte funzioni e responsabilità. Quando poi si opera con un fine comune e nobile come il nostro, le diverse professionalità che compongono un equipaggio SAR si fondono e si armonizzano per il raggiungimento dell’obiettivo.

Non è difficile, quindi, comprendere che quando il M.llo EMB Benito Stasi, il Sergente EMB Francesco Santoruvo ed il Sergente sommozzatore (allora lo erano) Salvatore Pinto, vennero contattati dal Cap. Grande per un volo addestrativo Grottaglie-Vicenza con AB204, risposero con entusiasmo, sia per provare qualcosa di diverso, in quanto a quel tempo era proprio inusuale fare una navigazione al nord, vista la tipologia del vettore, limitato al breve raggio, sia perché uscire in gruppo rappresentava un diversivo e cosa interessante e stimolante nello stesso tempo.

L’equipaggio così composto partì, il 18 ottobre 1977, con molto entusiasmo alla volta di Vicenza.
In quel periodo noi del 3° Distaccamento SAR venivamo chiamati per prestare assistenza al Poligono di Punta della Contessa di Brindisi ai velivoli nazionali e NATO che effettuavano esercitazioni di attacco aria-suolo.

Ricordo come fosse ieri. Era il 20 ottobre 1977 ed io, con il mio AB204, lo specialista ed il sommozzatore, ero a Punta della Contessa. Terminata l’assistenza decollai, alle ore 11.10, per rientrare a Grottaglie, dove sarei giunto dopo circa 20’ di volo.
Per chi ricorda, a Grottaglie l’elicottero veniva parcheggiato di fronte all’ingresso dell’hangar del Distaccamento e generalmente ad ogni rientro dal volo si veniva accolti dal personale specialista per le operazioni di parcheggio e successivo rifornimento.

Ma quel giorno fu diverso.
Una volta al parcheggio, spento il motore e fermato il rotore, scendemmo dall’elicottero senza che nessuno ci fosse venuto incontro. E man mano che noi dell’equipaggio ci inoltravamo all’interno dell’hangar incontravamo persone con le espressioni più diverse. Ci osservavano con sguardi allucinati, timorosi di avvicinarsi a noi.

Non c’era l’allegria di sempre, della consueta accoglienza, del ben tornato a casa.
Timidamente un Maresciallo, un certo Stifanelli, con gli occhi arrossati dal pianto, ci venne incontro dicendo che ci avevano dati per morti, visto che era accaduto un incidente ad un elicottero del Distaccamento SAR e l’equipaggio risultava deceduto.

Non si sa mai, in quei momenti, qual è il confine, se ridere o piangere, se credere ad una beffa, oppure ad un evento tremendamente vero.
La nostra reazione fu quella di fare gli opportuni scongiuri e protestare dicendo che certi scherzi non andavano fatti.

Ma non era uno scherzo.
L’elicottero del Cap. Michele Grande, con le taniche supplementari piene di carburante, era decollato da Vicenza alle ore 11.22, due minuti dopo il mio decollo da Punta della Contessa, e 7’30’’ dopo impattava il suolo in località Creola di Saccolongo, fra una Chiesa ed una Scuola Materna.

Nell’impatto  l’elicottero esplodeva, causando il decesso dell’equipaggio.
Equipaggio composto non più da quattro persone, ma da cinque. Nel volo di rientro si era aggiunto il M.llo infermiere Alfredo Miccoli, in forza all’Infermeria dell’Aeroporto di Grottaglie.
La quasi coincidenza dell’orario di decollo delle due missioni aveva fatto credere al personale di Grottaglie che l’elicottero incidentato fosse quello decollato da Punta della Contessa, cioè il mio.

Il resto è storia del poi.

Il Parroco della Chiesa di Creola si è sempre prodigato per far rivivere la memoria di quell’equipaggio, caduto molto prossimo alla scuola materna, con una sicura strage evitata.

Il Distaccamento SAR prima e l’84° Centro SAR dopo, con i loro uomini, hanno sempre onorato ed ancora onorano il ricordo, attraverso una numerosa presenza annuale di personale in occasione del ricordo dell’anniversario che si svolge presso il cippo, che raffigura un troncone di coda dell’AB204, voluto e realizzato dal Distaccamento.

Il 15° Stormo ha fatto proprio l’evento ed i Comandanti che si sono succeduti hanno sempre rispettato ed onorato l’evento con la loro testimonianza e presenza.

Rimane lo strazio nei familiari, il ricordo struggente di chi ha conosciuto l’equipaggio, il monito alle future generazioni di aviatori.

SOSPETTA MENINGITE

– di Mario Sorino –

  Anni ’80, l’HH3F è ancora dipinto nei colori bianco, rosso e giallo. Splendida giornata estiva. Sono d’allarme e questa sera, terminato il servizio di 1° allarme, sono a cena a casa di amici. Ad un certo punto la tranquillità del pomeriggio è scossa dalla campanella dell’allarme. In questi casi la prima domanda è: dove? Perché dal dove si dovrà andare scatta tutta la successiva elaborazione, subito a mente e poi sulle carte, di come organizzare la missione, verificare se aggiungere carburante alle 4500 lbs standard, poi dal cosa ci viene richiesto di fare dipenderà la valutazione se servono altre attrezzature particolari a bordo, tipo barelle a cucchiaio, cesti verricellabili etc., etc..

Appena il sottufficiale ci vede arrivare in sala operativa ben conoscendo la domanda, prima che venga formulata, anticipa la risposta: Ponza.

Gli animi si rilassano. Il postale per Ponza. Ci siamo andati così tante volte che l’elicottero ormai ci va da solo. Per me Ponza è stato anche il battesimo del SAR. Ancora la ricordo quella mia prima missione con l’anziano AB204: trasporto di una partoriente con minaccia di parto podalico (ovviamente prima di quel giorno non conoscevo il significato del termine), che si presentò all’elicottero camminando con le sue gambe e si accomodò come un tranquillo passeggero. Ci si poteva persino domandare quale fosse l’imminente pericolo di vita, ma a Ponza, oltre ad un piccolo Pronto Soccorso, non c’era nulla, quindi una minaccia di parto podalico, se non si riusciva a far girare il nascituro, diventava un problema veramente serio e pericoloso per il bimbo e la mamma.

Torniamo al mio postale per Ponza, dopo la risposta al “dove?” arrivano le altre informazioni: trasporto a Latina di una ragazza con sospetta meningite. Non mi si accende nessuna lampadina di “warning”, ma poco dopo arriva il medico d’allarme, un giovane alle prime esperienze, ed incomincia a snocciolare una serie di indicazioni che mi colgono un po’ impreparato (non ricordo che a quei tempi avessimo ancora studiato e dettagliato procedure per un tale tipo di soccorso), comunque appare subito chiaro ed evidente quello che dice: c’è  il rischio di contagio, quindi bisogna adottare una serie di accorgimenti per evitarlo e comunque, al ritorno dalla missione, l’equipaggio andrà in quarantena e l’elicottero d’allarme dovrà essere bonificato!

Accidenti!

Immediatamente, con la stessa velocità con cui la mente ha elaborato i termini della missione di volo, si affacciano i pensieri: anzitutto stasera salta la cena e chissà quante ne dovranno ancora saltare per i prossimi quaranta giorni; bisogna avvisare la famiglia e consegnare in sala operativa il portafoglio ed i documenti: non so dopo quanto potremo aver contatto con i nostri cari; in aggiunta l’elicottero d’allarme è l’unico efficiente, vuol dire che al rientro della missione bisognerà sospendere il servizio di allarme SAR in attesa che l’elicottero venga ricondizionato. Mi consulto con il mio secondo, Vittorio Mulas, per i dettagli della missione. Visto quello che ci aspetta è inutile portare in volo due specialisti: ne basta uno. Almeno c’è chi si eviterà un bel po’ di rogne. Lo comunico ai due, ai quali dico: non ho preferenze fra il meccanico e l’elettrico, quindi decidete voi due chi resta e chi viene. Senza aspettare sorteggi e senza indugi uno dei due decide immediatamente di unirsi a noi: è Adanti, detto Vocione.

Prima di partire il medico ci porta alcuni strumenti del mestiere che dovremo utilizzare: camice (nel suo splendido colore bianco che lega meravigliosamente bene con il verde della tuta da volo), mascherina e guanti. Poi consegna a ciascuno di noi quattro pastiglie che dovremo usare durante il volo. Sciogliendole in bocca creano una barriera al contagio. (Purtroppo ancora non c’erano i cellulari multiuso e non avevamo l’abitudine di portare al seguito una macchia fotografica, sarebbe stato carino immortalare l’equipaggio vestito come personale da corsia ospedaliera del padiglione infettivi. Simpatico, poi, vedere i due piloti ai posti di comando così conciati. Chi non sapeva il perché avrebbe potuto pensare che il carnevale era stato spostato alla stagione estiva).

Partiamo e nel corso della missione decidiamo un’ulteriore misura per evitare il contagio (della quale ancora mi vergogno, ma che ovviamente ora fa sorridere), con una serie di lenzuola sanitarie l’HH3F viene diviso in due settori, nel secondo, quello verso la rampa, troverà posto il solo medico, mentre il resto dell’equipaggio si sistemerà nel lato cabina di pilotaggio, lasciando il povero malcapitato da solo, salvo naturalmente intervenire se sarà necessario.

All’atterraggio a Ponza l’aerosoccorritore si prodiga anche lui nel trasbordo della barella a bordo dell’elicottero, però così facendo si espone al contagio. Ora anche lui dovrà sistemarsi dall’altra parte della barriera formata dalle lenzuola………….. a far compagnia al medico!

La missione si svolge con la consueta tranquillità del tipico postale per Ponza: atterraggio a Latina, sbarco della paziente e rientro in sede a Ciampino. Durante il volo di ritorno naturalmente i due in castigo in coda vengono mantenuti in segregazione ed all’atterraggio scendono dalla rampa, mentre noi scendiamo dalla scaletta.

Non passa molto dall’atterraggio che arriva la comunicazione dall’ospedale di Latina. Non si tratta di meningite, ma di un trauma che ha provocato perdita di conoscenza e sintomi del tutto confondibili con la patologia sospetta. Ci riprendiamo i documenti, per lo scampato pericolo stappiamo una bottiglia di spumante (del quale Vocione conserverà poi il tappo per ricordo) ed io posso confermare la cena della sera, precedentemente annullata.

Unica traccia dell’accaduto quella delle pastiglie da sciogliere in bocca, a causa loro per qualche giorno la nostra “plin plin” fu rossa.

Non so se le procedure adottate furono le più indicate. Qualcuno poi disse che il giovane medico era stato troppo premuroso e zelante. Resta il fatto che qualche settimana prima o dopo, ormai sono passati troppi anni ed i particolari sfuggono, per lo stesso motivo un equipaggio si fece più di qualche giorno di quarantena a Capodichino.

P.S. Sono tante le missioni di soccorso che abbiamo svolto, alcune normali, altre assolutamente al di fuori del normale, ma per quelle che ricordo, sia volate da me, sia da altri, c’è un particolare che le accomuna tutte o quasi: non abbiamo mai più saputo niente dei pazienti trasportati. Che ne sarà stato della ragazza trasportata in quella calda giornata estiva?